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L’importanza di chiamarsi Piemonte, buone prospettive per l’imminente vendemmia della Barbera

Grandine, Flavescenza dorata, remunerazioni non sempre adeguate alla qualità del prodotto e, tanto per non farsi mancare niente, anche una certa confusione di tipo burocratico-amministrativo.

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A vederlo così, lo scenario della viticoltura astigiana e della Barbera in particolare, sembrerebbe un vero e proprio campo di battaglia. In realtà le cose stanno ben diversamente e anche se non sono tutte rose e fiori, c’è ancora chi crede che il futuro stia proprio nei vigneti e nei vini di qualità. Ne è un bell’esempio, e non è il solo, Nicolò Andreos che, poco più che ventenne, ha deciso di succedere al padre Ivano nella conduzione dei dodici ettari vitati di proprietà della famiglia, sulle colline di Casalotto di Mombaruzzo.

E’ proprio qui che il giovane Nicolò, perito in Chimica e Biotecnologie diplomato all’Istituto tecnico Torre di Acqui Terme, ha accolto venerdì i giornalisti invitati dalla Cia di Asti a “Vigna aperta”, un’iniziativa che tende a far toccare con mano tutto ciò che sta dietro ad un buon bicchiere di vino, dalle difficoltà oggettive già citate all’applicazione di antichi e nuovi saperi, tutti tendenti ad ottenere prodotti di qualità ed il relativo giusto profitto.

Presenti all’ìncontro il vicepresidente regionale della Confederazione italiana agricoltori, Gabriele Carenini, il direttore regionale Giovanni Cardone, i due direttori di Asti e Alessandria, Mario Porta e Carlo Ricagni con ospiti di grande prestigio, come l’enologo Giuliano Noè e il Presidente del Consorzio di tutela Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici, il presidente provinciale Cia, Alessandro Durando, ha in apertura sintetizzato nella necessità di fare periodicamente il punto sulla situazione della viticoltura astigiana, lo scopo dell’iniziativa che è quello di far conoscere, sul campo, quanto sia complesso e talvolta aleatorio, il lavoro, non sempre remunerato il giusto, dei vignaioli e delle loro famiglie.

Davanti ad uno spettacolare panorama di vigneti collinari, il tecnico della Cia di Asti, Piero Tarasco, ha poi fornito alcuni dati sul procedere della maturazione delle uve che, malgrado un andamento climatico assai bizzarro e l’incidenza della Flavescenza dorata, sempre molto pesante per quanto in qualche modo stabilizzata, sta evolvendo positivamente con prospettive di una vendemmia decisamente buona, anche se probabilmente non al livello del 2015.

Il tema è stato propizio per dare respiro all’intervento di Giuliano Noè che ancora una volta ha auspicato un riconoscimento maggiore, e preminente, al vigneto piuttosto che alla cantina. “Bisogna mettersi in testa – ha affermato – che è il vigneto che decide quale vino produrre e non il contrario. E’ dunque imprescindibile che le varie tipologie di vino, siano esse barbera o cortese o moscato, vengano prodotte “secondo natura” e cioè secondo le potenzialità e le caratteristiche del vigneto da cui hanno origine”.

Un tema che lo scorso anno è stato alla base dell’elaborazione del progetto “Piemonte Barbera, la tradizione si rinnova”, lanciato dalla Cia dopo la vendemmia e realizzato nei primi mesi del 2016 che propone, volendo fare chiarezza nel confuso mondo della Barbera, un vino fresco, fruttato, beverino, di contenuta gradazione, di uso quotidiano e di prezzo accessibile, prodotto solo con le uve adatte allo scopo, che vada alla commercializzazione sotto la Doc “Piemonte” lasciando alla docg “Asti” l’importanza e l’autorevolezza organolettica che da sempre merita, o meriterebbe.

Sulla necessità di valorizzare la doc Piemonte “troppo sovente da molti messa a zerbino”, si è detto assolutamente convinto Filippo Mobrici che ha sottolineato come il Consorzio sia un sincero sostenitore di ogni azione tesa a promuovere, sul piano produttivo e commerciale, la doc Piemonte che racchiude in sé due elementi fondamentali per il comparto: la quotidianità (“abbiamo bisogno che il vino sia consumato tutti i giorni e non solo in rare ricorrenze di festa”) ed il prestigio del nome che è “bellissimo e nel mondo sicuramente più noto delle varie denominazioni territoriali più circoscritte”.

Premesse importanti per il Progetto “Piemonte Barbera” che la Cia intende riprendere con vigore nelle prossime settimane, agganciando la sua promozione ad una raccolta fondi che la Confederazione sta avviando per aiutare una o più aziende agricole terremotate del centro Italia, con degustazioni e presentazioni in varie zone di Piemonte, Liguria e Lombardia.

E proprio a suggellare questo proposito, l’incontro si è chiuso, dopo una breve passeggiata didattica tra i vigneti dell’azienda Andreos, con una degustazione di Piemonte Barbera, la tradizione si rinnova, prodotto sperimentalmente dalla Cantina di Vinchio e Vaglio Serra.

 

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