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Nel pomeriggio di oggi, sabato 1° agosto, alle ore 18:00 presso lo Spazio Arte Bubbio inaugura la mostra di fotografia contemporanea CAMERA a cura di Willy Montini con ambientazione sonora dal vivo di Diego Pangolino.
Espongono Mark Cooper, Edoardo Hahn, Mirko Credito, Michele L. Mulas. L’esposizione è accompagnata da un testo del curatore dal titolo Il mondo, in fotografia. Dal 1° al 30 agosto 2026, aperto venerdì, sabato e domenica dalle 15:00 alle 19:00 o su appuntamento telefonando al 3356086701.

I fotografi
Mark Cooper, photographer & visual artist, nasce a Carlisle nel 1965 e cresce a Keswick nel Lake District in Inghilterra. Dopo aver vissuto a Londra per diversi anni e viaggiato a lungo soprattutto nel Medio Oriente e in Africa settentrionale realizzando reportage fotografici, si stabilisce in Piemonte nel 1993. Artista di riconosciuta fama internazionale, sia per le sue fotografie paesaggistiche che per i suoi quadri fotografici, frutto del suo percorso artistico nell’arco di una vita trascorsa dietro la macchina fotografica. Le opere presenti in questa mostra sono parte dell’ultima generazione di quadri realizzati dall’artista. Il medium è sempre fotografico, ma, in questa occasione, entrando in sintonia con il digitale come punto di partenza per creare immagini con un alto impatto visivo come interpretazione del caos e della confusione del mondo attuale in cui ci troviamo. A volte bisogna andare oltre e ricercare al di là del puro dato oggettivo, creando strutture fantastiche per rispondere a una necessità interiore: donare agli occhi nuovi stimoli per procedere nell’indagine del mondo. Si parte da un frammento di realtà usurato dal tempo e abbandonato dall’uomo che assume una nuova identità nel caos ordinato della composizione, dove le immagini subiscono una rinascita creativa nella sovrapposizione inedita dei suoi elementi; qui la tridimensionalità fotografica del dettaglio stupisce e al contempo rassicura, perché tra colori e forme regna un caos “pittorico”. Il processo generativo di quel mondo fatto di “pezzi di realtà” stratificata aderisce perfettamente all’intesa che Cooper ha stretto con il mondo circostante: la realtà, bella o brutta che sia, fornisce materiale per riflettere e poi creare e giungere a cambiamenti importanti che non sono solo visivi.
Edoardo Hahn (Torino, 1962) vive e lavora vive tra Milano e il Monferrato, a Sessame.
Autodidatta, ha collaborato prima con diverse agenzie fotografiche, come freelance ha ricevuto numerose commissioni nell’ambito della fotografia industriale e architettonica.
La sua ricerca artistica è attenta soprattutto a forme poetiche di rappresentazione della realtà e al rapporto tra la rappresentazione fotografica e l’esperienza soggettiva dello spazio. Ha pubblicato Landscape Materials (L’Artiere ed., 2015), un libro-laboratorio che coinvolge il lettore in un’esperienza sensoriale non comune. Da un ampio archivio di immagini analogiche scattate in California il volume si sviluppa attraverso un layout peculiare e asimmetrico. Nel 2017 pubblica 52 Pictures, una serie di appunti visivi, frammenti di geografie e dettagli che formano una personale visione della realtà. Nel 2021 inizia a lavorare alla collana dei Quaderni Sessamesi, giunta al V volume, dove indaga il rapporto dell’autore con il paesaggio ordinario che lo circonda. Tra le sue ultime mostre: Suite pour l’Invisible (Fondazione Cesare Pavese, 2022), un progetto site- specific ideato per l’interno di una chiesa sconsacrata: immagini di forme minime che, come archetipi, sembrano provenire dal nulla, dal nero o dall’indistinto; Timeland (La Morra, 2023), un atlante di immagini che sono situazioni di disorientamento e allo stesso tempo di riorientamento, linee, tracce, fughe e passaggi minimi da uno spazio all’altro dove il protagonista è il tempo, il tempo che passa e il tempo fotografico.
Variazioni (Acqui Terme, 2024), una mostra dove la fotografia è intesa come un oggetto fisico indipendente e non come una riproduzione virtuale di qualcos’altro. In mostra immagini che raffigurano elementi di paesaggio e oggetti i più diversi: l’esterno di una piscina, la superficie di un tappeto, l’angolo di una casa, la carrozzeria di una automobile, una spiaggia presa dall’alto. Le immagini sono accostate per somiglianze o contrasti formali, di colore, atmosfere, di segni e di linee. Il visitatore si ritrova in un luogo dove il senso della fotografia come documento, come traccia, viene messo in continua discussione ed è portato ad interrogarsi su che cosa sia realmente una immagine, senza essere distratto da ciò che l’immagine rappresenta, dal soggetto della fotografia. La fotografia non essendo più l’immagine di un’esperienza, diventa essa stessa l’esperienza.
Mirko Credito è nato a Genova. Artista multidisciplinare, durante gli studi al liceo artistico fonda Studiomobile, gruppo artistico tuttora attivo, dove inizia le sue sperimentazioni artistiche con video e fotografia. Ha frequentato la Scuola di Arti Applicate del Castello Sforzesco di Milano e nel 1994 ha iniziato la sua attività di graphic designer, affiancandola a quella artistica. Dal 2011 al 2015 è stato docente di Digital Design presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Continuamente impegnato nel campo della videoarte e della fotografia, ha sviluppato una ricerca sull’uso del materiale alimentare come mezzo espressivo. La serie Fritture è realizzata attraverso una tecnica particolare: gli oggetti vengono immersi e fritti in olio bollente, quindi scansionati ad alta definizione per produrre stampe in grande formato. Tra i soggetti ricorrenti figurano una pistola, una tastiera, una bambola manga e i loghi di grandi aziende. Gli oggetti si stagliano su sfondi neri, come antiche icone: ritagliati, quasi astratti, sembrano celarsi dietro l’oro della frittura, che li avvolge in un’ambiguità tra golosità e nausea visiva. Negli ultimi anni la sua ricerca si è orientata verso materiali e tecniche appartenenti alla storia della grafica e della fotografia: pellicole, fotocopie, lettere trasferibili, carta stampata e riciclata, riscoprendo la camera oscura e realizzando video in stop motion e opere con tecniche stratificate. In questo percorso nasce la serie Fast–Forward >> Portrait, nella quale utilizza dispositivi analogici
per trasformare il ritratto in un’immagine irripetibile, affidando al mezzo stesso una parte del processo creativo. Il rapporto tra controllo e casualità, tra documento e interpretazione, costituisce uno dei temi centrali della sua ricerca artistica.
Michele Luigi Mulas, 21 Ottobre 1963, fotografo professionista iscritto all’Albo dei Giornalisti pubblicisti. Dopo la laurea in Lettere Moderne (110 e lode) con tesi in Etnologia ha lavorato come archeologo per cinque anni. Abbandona una assunzione a tempo indeterminato per dedicarsi alla professione di documentarista come autore con Il cedro dei rabbini (Geo&Geo RAI), Il cavallo di fuoco (Menzione d’onore della Giuria Festival del Documentario Italiano “Libero Birrazzi”) La Festa del Fuoco (Regione Marche). Entra come assistente, poi fotografo di food-interni in uno degli Studi fotografici piu importanti in Italia. Dopo tre anni apre il suo Studio a Milano. Da più di venticinque anni si occupa di food, home, arredamento e reportage. Quest’ultimo sempre con soggetti riguardanti la produzione alimentare, la cultura gastronomica e la storia di chi alleva, coltiva, affina, cucina, o di artigiani portatori di un saper fare manuale che sconfina nell’arte.
Ha pubblicato, in Italia, su Airone, Amica, Arte,,A Tavola, Brava Casa, Casa Facile, Casamia, Casamia Cucina, Casaviva, Creare, Cucina del Corriere della Sera, Corriere della Sera, Cucchiaio d’Argento, D di Repubblica, Elle, FuoriCasa, Gardenia, Home, Marie Claire, Maison Marie Claire, Travel Notebook,Italia Sale&Pepe, Sale&Pepe Kids, Sale&Pepe Collection, Spazio Cucina, Vie del Gusto, Dove. Con Trenta Editore ha pubblicato “Gli chef del Vino” vol. 1 e vol. 2 e “Forme d’Acqua” per Norda. Non cerca clienti esterni all’editoria a eccezione di Ferrero Spa e Aspesi. Attualmente, da Genova, pubblica quasi soltanto all’estero tramite Agenzia in Germania.
Ha pubblicato in Cina, Giappone, Corea, Stati Uniti, Polonia, Croazia, Sud Africa e altri. Ha sempre affiancato al lavoro editoriale la ricerca artistica realizzando o partecipando a mostre in Italia (Milano, Corsico, Genova) e all’estero (Tokyo, Istituto Italiano di Cultura). Da anni si dedica alla ricerca fotografica stampando immagini in Cianotipia. La formazione universitaria lo porta a scegliere argomenti legati alla cultura materiale e alla percezione che il Sapiens ha del proprio ambiente. La mostra “Naturali Inganni” (2021) al Museo del Paesaggio-Casa Ceretti di Verbania, sulla erronea percezione del concetto di “naturale”, ne è un esempio. Nel 2024 progetta e cura la prima edizione della “Rassegna della fotografia italiana in Cianotipia” a Genova.
Info e dettagli: www.spazioartebubbio.com
