Maurizio Rasero rassegna le dimissioni da Presidente della Banca di Asti, le prime reazioni politiche
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Maurizio Rasero lascia la presidenza della Banca di Asti e mantiene la carica di sindaco. Durante il CdA dell’Istituto di Credito tenutosi nel primo pomeriggio di oggi, Rasero ha annunciato le proprie dimissioni irrevocabili dalla carica di presidente, che ricopriva da fine aprile quando era stato eletto durante l’assemblea della Banca.
Appena la notizia ha iniziato a circolare sono subito arrivate le reazioni da parte di alcune forze dell’opposizione.
La Lista Civica Ambiente Asti ha diramato un comunicato stampa che di seguito riportiamo integralmente:
Dimissioni Rasero dalla Banca di Asti: un fallimento politico, istituzionale ed economico annunciato.
La vicenda delle dimissioni di Maurizio Rasero dalla presidenza della Banca di Asti, giunte a pochissimo tempo dalla sua nomina voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, segna una delle pagine più buie e imbarazzanti per la gestione della politica e delle istituzioni locali.
Come lista civica Ambiente Asti, riteniamo doveroso evidenziare i punti centrali di questa grave vicenda:
* Delegittimazione della Fondazione CR Asti: Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione si sono dimostrati del tutto inadeguati nella gestione di una scelta strategica di questa portata. Aver avallato e imposto una nomina così errata delegittima la governance dell’ente, dimostrando una grave mancanza di visione e di tutela verso l’intero territorio.
* Spreco di risorse e compensi alle società di recruiting: Un aspetto particolarmente grave e inaccettabile riguarda le ingenti somme e i lauti compensi destinati alle società di consulenza incaricate della selezione dei candidati. Un percorso di ricerca e reclutamento costato caro alle casse della Fondazione e conclusosi con un clamoroso nulla di fatto. Quelle risorse pubbliche o comunitarie avrebbero dovuto e potuto essere destinate al sostegno di progetti sociali, culturali ed economici del territorio, anziché essere vanificate per coprire scelte e percorsi del tutto fallimentari.
* Mancato rispetto dell’istituzione Sindaco: Con il suo comportamento e la successiva resa, Maurizio Rasero ha svilito e mancato di rispetto al ruolo e all’istituzione del Sindaco della Città di Asti. Trattare le cariche pubbliche e i vertici delle principali realtà finanziarie della città come tessere di uno scacchiere personale danneggia pesantemente l’immagine di Asti e delle sue istituzioni.
* Fiducia degli azionisti e dei risparmiatori tradita: La scelta di un Presidente rivelatosi fallimentare — e costretto alle dimissioni per acclarata inadeguatezza — rappresenta un vero e proprio tradimento della fiducia riposta da azionisti, correntisti e cittadini. Una banca del territorio necessita di stabilità, competenza e profilo alto, non di scorciatoie e forzature politiche.
Chiediamo chiarezza immediata, la trasparenza sui costi sostenuti per questa selezione fallimentare e un cambio di rotta radicale nelle decisioni che riguardano il futuro della nostra comunità. Asti merita rispetto istituzionale, tutela delle risorse pubbliche e una guida responsabile.
A stretto giro di posta ha fatto seguito il comunicato stampa di Massimo Cerruti del Movimento 5 Stelle:
L’11 giugno scorso, in Consiglio Comunale, la maggioranza bocciò con 19 voti contrari, 11 favorevoli e un astenuto la contestazione di incompatibilità che avevo sollevato con una diffida formale contro il doppio ruolo di Maurizio Rasero, sindaco di Asti e allo stesso tempo presidente della Banca d’Asti. Quella sera il sindaco lasciò l’aula prima della discussione, lasciando una sedia vuota che era già, di per sé, la prova plastica del problema che denunciavamo: «l’incompatibilità è presente proprio in quella sedia vuota».
Oggi, a poche settimane di distanza, Rasero rimette la presidenza della Banca d’Asti. Un fatto che smentisce clamorosamente chi in Consiglio, invocando tecnicismi sull’Art. 63 del Tuel e un fantomatico pronunciamento di Banca d’Italia mai arrivato, bollò come infondata la nostra denuncia. I fatti, con quattro mesi di ritardo e molti danni d’immagine per la città, ci hanno dato ragione.
Ma non basta un passo indietro tardivo e silenzioso, ratificato quasi di passaggio nel Consiglio di giovedì 17 settembre. Chi ha votato per affossare la nostra diffida, chi ha difeso per mesi l’indifendibile, ha una responsabilità politica precisa e non può cavarsela con un comunicato di circostanza né con un cambio della guardia concordato nei salotti buoni della città.
Per questo chiediamo con la stessa fermezza le dimissioni del presidente della Fondazione Banca d’Asti, e dell’intero Consiglio di Amministrazione della Fondazione: sono loro gli autori politici e istituzionali di uno scempio che ha tenuto Asti ostaggio di un conflitto di interesse strutturale, negato con arroganza fino all’ultimo.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a vigilare su ogni fase di questa transizione, a partire dalla scelta del successore alla presidenza, perché la partita non si chiude con le dimissioni di un uomo solo, ma con la fine di un sistema di potere che ha anteposto gli equilibri di palazzo alla trasparenza dovuta ai cittadini astigiani.






