Stefania Morra: “La manutenzione di una città è fatta anche di queste scelte: sicurezza nell’immediato, programmazione per gli interventi definitivi”
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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del vicesindaco di Asti, Stefania Morra, in riferimento al comunicato del Gruppo Uniti si Può pubblicato ieri sul nostro quotidiano (vedi correlato)
Leggendo il comunicato della Lista civica Uniti viene spontaneo chiedersi se l’obiettivo sia davvero discutere di manutenzione della città oppure semplicemente trovare un modo efficace per attaccare l’amministrazione.
Definire il lavoro quotidiano degli operai come una sorta di “gioco dei bambini sulla spiaggia” mi sembra ingeneroso, soprattutto nei confronti di chi, sotto il sole e con qualsiasi condizione, interviene concretamente per mettere in sicurezza le strade.
Asti merita meno polemica e più programmazione, ma anche più rispetto per chi ogni giorno cerca di mantenere la città praticabile e sicura.
In piazza San Secondo è realmente accaduto che alcuni bambini, per gioco, abbiano scavato e tolto dei cubetti di porfido, come è ben evidente anche dalla fotografia allegata. I nostri operai sono intervenuti tempestivamente per rimettere a posto il cubetto. È una zona pedonale, dove non transitano le automobili, e quindi non avrebbe senso chiudere una piazza al traffico per un intervento di questo tipo.

Il discorso è diverso in altre zone, come piazza Roma. Quando viene a mancare un cubetto e rimane un buco in cui una persona può mettere un piede, inciampare e farsi male, la priorità diventa innanzitutto mettere in sicurezza l’area. Ecco perché, in questi casi, si interviene provvisoriamente con l’asfalto, per poi procedere con il ripristino definitivo.
Non è quindi una scelta estetica né, tantomeno, la volontà di trasformare il “tappa-buchi” in un intervento definitivo. È una misura di sicurezza.
E per fare un intervento definitivo in una piazza come piazza Roma, piazza Medici o piazza Castigliano, non basta semplicemente arrivare con gli operai e sostituire i cubetti. Occorre programmare il lavoro, predisporre le ordinanze necessarie, modificare o interrompere temporaneamente la circolazione, eseguire l’intervento e poi lasciare il tempo necessario perché il lavoro si consolidi e possa essere riaperto al traffico in sicurezza.
E qui nasce una contraddizione: quando una piazza viene chiusa per consentire i lavori, arrivano le lamentele per la piazza chiusa; quando invece si interviene rapidamente per mettere in sicurezza un punto pericoloso, si critica la modalità con cui viene effettuato il primo intervento.
È giusto chiedere una manutenzione migliore e più programmata. Ma è altrettanto giusto raccontare le cose per quello che sono: mettere una pezza d’asfalto su un buco pericoloso non significa rinunciare al ripristino definitivo. Significa evitare che, nell’attesa dei lavori, qualcuno si faccia male.
E forse prima di parlare di “badilate di pietrisco bitumato” e di “scempi” sarebbe utile ricordare che dietro quei lavori ci sono persone che intervengono concretamente, spesso con grande rapidità, per garantire la sicurezza dei cittadini.
La manutenzione di una città è fatta anche di queste scelte: sicurezza nell’immediato, programmazione per gli interventi definitivi e, possibilmente, un po’ meno di polemica.






