Oggi, 6 agosto, Asti celebra Guglielmo Massaia, grande missionario astigiano
Più informazioni su
Oggi, 6 agosto, Asti celebra il Venerabile Guglielmo Massaja: scopriamo la storia di questo Santo astigiano insieme a Mariella Lentini, autrice del libro “Santi compagni guida per tutti i giorni”, edito da Espansione Grafica.
Ci sono uomini che attraversano la storia lasciando un segno così profondo da essere ricordati ancora oggi, a distanza di oltre un secolo. Tra questi c’è il Venerabile Guglielmo Massaja, una delle figure più illustri nate nell’Astigiano, protagonista di una vita straordinaria fatta di coraggio, fede, sacrificio e instancabile servizio verso il prossimo.
Nato nel 1809 a Piovà d’Asti, il paese che oggi porta il nome di Piovà Massaia proprio in suo onore, venne battezzato con il nome di Lorenzo Antonio Massaja. Era il settimo di otto figli di Giovanni, agricoltore, e di Maria Bertorello, casalinga. Crebbe in una famiglia semplice, imparando fin da bambino il valore del lavoro, dell’umiltà e della solidarietà.
La sua formazione iniziò accanto al fratello maggiore Guglielmo, sacerdote, che contribuì ad alimentare la sua vocazione religiosa. Entrato nel seminario di Asti, decise successivamente di abbracciare l’ordine dei Cappuccini Francescani e, una volta vestito l’abito religioso, scelse di assumere proprio il nome di Fra Guglielmo, in ricordo del fratello.
Dopo l’ordinazione sacerdotale prestò servizio all’Ospedale Mauriziano di Torino, un’esperienza che si rivelò fondamentale. Qui non si limitò all’assistenza spirituale dei malati, ma osservò con grande curiosità il lavoro di medici e infermieri, apprendendo nozioni di medicina e chirurgia che gli sarebbero state preziose negli anni successivi. Dotato di un’intelligenza fuori dal comune e di una memoria prodigiosa, insegnò anche filosofia e teologia, distinguendosi per preparazione e profonda
umiltà.
La sua fama si diffuse rapidamente. Nobili, personalità influenti e persino il re Vittorio Emanuele II lo vollero come confessore, riconoscendone le eccezionali qualità umane e spirituali. Anche Papa Gregorio XVI comprese il valore di quel frate piemontese e gli affidò una missione tanto difficile quanto affascinante: diventare vescovo missionario in Etiopia. Era il 1846 quando Fra Guglielmo partì verso l’Africa insieme a quattro confratelli cappuccini. Cominciava così un viaggio lunghissimo, durato sei anni, attraverso il corso del Nilo, immense distese desertiche e territori allora quasi inesplorati dagli europei. Con sé aveva pochi effetti personali e un inseparabile bastone, destinato a diventare il simbolo della sua instancabile attività missionaria.
Il cammino fu durissimo. I missionari dovettero affrontare animali feroci, tanto da dormire spesso circondati dal fuoco per tenere lontani i predatori. Superarono epidemie, fame, sete, tempeste di sabbia, fitte foreste, attacchi armati, ostilità dei capi tribù, lunghi periodi di prigionia e persino l’esilio. Qualunque ostacolo sembrava però rafforzare la determinazione di Massaja, convinto che la sua missione fosse portare il Vangelo e offrire speranza alle popolazioni locali.
Arrivato in Etiopia il suo impegno andò ben oltre la predicazione. Organizzò centri di assistenza per soccorrere le persone durante le carestie, curò malati, praticò interventi chirurgici e contribuì alla diffusione del vaccino contro il vaiolo, salvando migliaia di vite. Si dedicò inoltre all’istruzione dei più giovani, scrivendo personalmente testi di catechismo e libri scolastici nella lingua locale. Ogni copia veniva realizzata a mano, con pazienza e precisione, perché naturalmente non esistevano ancora strumenti di riproduzione come le moderne fotocopiatrici.
La popolazione imparò presto ad apprezzarlo non solo come missionario, ma anche come uomo di pace. Si impegnò infatti per favorire il dialogo tra le tribù e cercò in ogni modo di limitare le guerre che insanguinavano quei territori. Una delle missioni da lui fondate sarebbe poi diventata il nucleo della futura Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, il cui nome significa “Nuovo Fiore”. Dopo oltre trent’anni trascorsi in Africa, fece ritorno in Italia. Nel 1884 Papa Leone XIII lo creò cardinale, riconoscendo ufficialmente una vita interamente dedicata alla Chiesa e ai più deboli. Lo stesso Pontefice gli affidò un ultimo importante incarico: raccontare la propria esperienza missionaria.
Nacque così l’imponente opera “I miei trentacinque anni di Missione nell’Alta Etiopia”, pubblicata in dodici volumi, una preziosa testimonianza storica, religiosa e culturale ancora oggi studiata. Il cardinale Guglielmo Massaja morì nel 1889 a San Giorgio a Cremano, vicino a Napoli. Riposa nella Chiesa di San Francesco d’Assisi a Frascati, dove un museo a lui dedicato conserva ancora il celebre bastone che lo accompagnò in migliaia di chilometri di viaggio, diventando il simbolo di una vita vissuta senza paura, al servizio degli altri.
Nel 2016 Papa Francesco ha proclamato Venerabile il cardinale Guglielmo Massaia, ricordato ogni 6 agosto come esempio di fede, spirito missionario e grande umanità. La città di Asti continua a rendergli omaggio attraverso l’Ospedale Civile che porta il suo nome, anche grazie all’impegno di Marisa Novelli, presidente del Museo del Combattente a Piovà Massaia, che ha dedicato la sua vita a custodire e diffondere la memoria del celebre missionario piemontese.
Nel corso di diversi viaggi in Etiopia Novelli ha visitato i luoghi delle missioni di Massaja e raccolto una preziosa documentazione, valorizzata in numerose mostre, tra cui quella ospitata dalla Regione Piemonte tra il 2016 e il 2017. Determinante è stato il suo contributo all’intitolazione dell’ospedale di Asti al cardinale Massaja dove il 4 novembre 2006 è stata inaugurata la statua da lei donata e realizzata dalla scultrice Rosanna Costa, alla presenza del cardinale Angelo Sodano.
Insieme a La Stampa e al Lions Club Villanova d’Asti, Marisa Novelli ha promosso il referendum che ha portato alla scelta del nome dell’ospedale tra dieci illustri personalità, da Vittorio Alfieri a Giovanni Goria.
Mariella Lentini







