Buchi e toppe, Uniti si Può: “Ma quale è il destino di Asti se andiamo avanti con questo sistema barbaro di curare la città?”
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E’ capitato a tutti gli astigiani di vedere, in giro per la città soprattutto in centro, una moto Ape del Comune con due operai, muniti di pale e un carico fumante di pietrisco bitumato. A fronte di una città piena i buchi ovunque: strade, marciapiedi, piazze, giardini l’unica soluzione degli Amministratori è quella di ricorrere al “tappa buchi”. Il numero degli anziani e meno anziani che cadono, inciampano negli avvallamenti di sconnessi marciapiedi o per le strade fratturandosi è talmente elevato, con relative richieste di danni al Comune, che la soluzione del “tappa buchi” pare l’unica volta a porre qualche rimedio.
La situazione è talmente degradata che, anche in questa estate rovente, i due eroici operai del Comune o della ditta appaltante, percorrono la città, con il loro carico fumante, a tappare buchi ovunque. Il fatto grave è che non si tratta di interventi di riparazione in attesa di soluzioni definitive, no, sono interventi definitivi ! Il problema è che si tratta di un lavoro immane, sembra quasi di assistere al gioco dei bambini sulla spiaggia che, muniti di secchiello vorrebbero vuotare il mare. Viene in mente il famoso adagio: “quando il buco è più grosso della toppa”.
A questo sistema si ricorre quando non esiste una precisa e puntuale programmazione degli interventi, quando, evidentemente, si è indietro con le gare di appalto, quando semplicemente non ci sono i soldi. Se quest’ultima è la ragione di tanto visibile degrado sorge subito una domanda: dove e come vengono spesi i soldi delle urbanizzazioni?
L’estate rovente ha visto ad Asti un buon numero di visitatori stranieri che avranno certamente apprezzato le bellezze artistiche monumentali, seppur maltenute della città. Ci si chiede cosa possono aver pensato nel percorrere tante strade e nel vedere tanti marciapiedi in balia di un cosi deprimente “tappa buchi”.
Cið che fa più male esteticamente e visivamente sono gli interventi del “tappa buchi” negli ambiti stradali, dei marciapiedi e delle Piazze più belle che hanno le pavimentazioni in porfido manutenute e riparate con carichi di pictrisco bitumato. Tappare il buco lasciato dai cubetti di porfido saltati via con una badilata di pietrisco bitumato non si può vedere, assume il significato di una città che si arrende, che non tiene minimamente alla sua bellezza e al suo decoro, peggio ancora, di una città i cui amministratori se ne fregano, non hanno a cuore Asti, i loro concittadini, i visitatori che vengono da fuori. Un modo di riparare che appare aberrante, come sostituire il paraurti di una Ferrari con il paraurti di una Lancia Thema. Porfido saltato ovunque in città, il cubetto saltato via e sostituito da una badilata di asfalto, il badile sbattuto più volte sul pietrisco e via, a tappare un altro buco.

L’esempio di Piazza Roma, con le foto allegate è eclatante: isole continue di bitume nel mare del porfido pavimentante. Cosi una pavimentazione storica, pregio del centro cittadino, diventa una evidente dimostrazione di cattiva cura amministrativa. Non esistono più i posatori di porfido, i cubettisti? Ma quale è il destino di Asti se andiamo avanti con questo sistema barbaro di curare la città? Ma come vengono fatti gli interventi, come si creano i fondi di posa per evitare che i cubetti saltino, come si eseguono le sigillature in sabbia o malta e, soprattutto, chi controlla questi lavori?
Forse è venuto il momento di riavvolgere il nastro, provare a tornare al passato, pensare che per avere una città bella e decorosa il moto Ape con il pietrisco bitumato non può essere la soluzione definitiva, con grandissimo rispetto per coloro comandati ad un lavoro di badile.
Gruppo UNITI SI PUO






