Lettere al direttore
Roberto Marmo: “Quale deve essere il ruolo della politica quando una decisione economica incide sulla vita quotidiana di un territorio?”
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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Roberto Marmo, in seguito alla pubblicazione dell’intervento del Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico, Stefano Ettore (vedi correlato.
Egregio Direttore,
La vicenda della riduzione dei servizi bancari nei Comuni della Provincia di Asti non è soltanto una questione organizzativa interna ad un istituto di Credito. E’ diventata il simbolo di un confronto più ampio: quale deve essere il ruolo della politica quando una decisione economica incide sulla vita quotidiana di un territorio?
La Banca di Asti ha motivato le proprie scelte come conseguenze di strategie aziendali e di indirizzi già deliberati. Nessuno mette in discussione il diritto di un istituto bancario di organizzarsi secondo criteri di efficienza, sostenibilità e redditività.
Ma una Banca che per storia, presenza e radicamento rappresenta un elemento fondamentale del tessuto economico e sociale astigiano non può essere considerata soltanto attraverso la lente del bilancio.
Dietro la chiusura o il ridimensionamento di uno sportello non ci sono soltanto numeri: ci sono anziani che hanno difficoltà nell’accesso ai servizi digitali, piccoli imprenditori, cittadini dei Comuni più periferici, comunità che vedono diminuire progressivamente i propri punti di riferimento.
Per questo il diritto di critica non può essere messo in discussione.
La costituzione Italiana tutela la libertà di manifestazione del pensiero e garantisce ai cittadini la possibilità di esprimere valutazioni anche severe sulle decisioni che riguardano l’interesse collettivo.
In questo contesto ha fatto “specie” l’intervento del Signor Stefano Ettore, che si è presentato come Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico a sostegno delle motivazioni della Banca di Asti e delle decisioni, a suo dire, già assunte dall’Istituto di credito Astigiano.
Un intervento politicamente legittimo, ma che pone, inevitabilmente, alcune domande.
Non sono stati infatti richiamati direttamente né il Sindaco di Calliano (AT), intervenuto pubblicamente contro la riduzione dei servizi bancari nel proprio Comune, né il sottoscritto, autore di una lettera sui tagli agli sportelli, come mai?
La questione non riguarda la persona di Stefano Ettore, né il suo eventuale rapporto professionale con il mondo bancario, ma il ruolo istituzionale che egli ricopre.
Quando un Segretario Provinciale di un Partito interviene su una vicenda che riguarda un soggetto economico così importante per il territorio, è naturale chiedersi quale sia il punto di equilibrio tra la posizione del dipendente, quella del cittadino e quella del rappresentante politico.
E’ un tema delicato perché il Sistema Bancario stesso attribuisce grande attenzione ai possibili intrecci tra attività economica e ruoli pubblici.
La normativa antiriciclaggio considera, infatti, le Persone Politicamente Esposte (PEP) soggetti ai quali gli intermediari finanziari devono riservare particolari procedure di identificazione, valutazione e controllo, proprio per la rilevanza degli incarichi pubblici ricoperti e per la necessità di prevenire possibili situazioni di conflitto o condizionamento.
Questo principio non significa automaticamente che chi ricopre un ruolo politico sia in una situazione irregolare, né che ogni rapporto tra politica ed economia sia problematico. Significa però che trasparenza, separazione dei ruoli e attenzione ai potenziali conflitti di interesse, sono elementi essenziali per mantenere la fiducia dei cittadini.
Sarebbe, quindi, interessante conoscere quali siano le procedure interne adottate dalla Banca di Asti nei confronti dei propri dipendenti che ricoprono incarichi politici o amministrativi, così come avviene negli Istituti Finanziari sottoposti alla normativa di vigilanza.
La chiarezza su questi aspetti rappresenterebbe un elemento di garanzia per tutti: per la Banca, per i lavoratori e per i cittadini.
Il dibattito, però, si inserisce, a me pare, in uno scenario politico più ampio.
Negli ultimi periodi il rapporto tra mondo bancario, fondazione e istituzioni locali è stato oggetto di attenzione pubblica: L’elezione del Sindaco di Asti e già Presidente della Provincia, Maurizio Rasero, a Presidente del Cda della Banca di Asti; anche attraverso il ruolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e del Suo Presidente Negro, ha alimentato interrogativi sul rapporto tra sistema finanziario e rappresentanza politica.
Su tali vicende sono stati presentati esposti agli organismi competenti, tra cui il Ministero Dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia, oltre a iniziative parlamentari volte a chiedere verifiche sul rispetto dei requisiti previsti dalla normativa europea e nazionale, compresi quelli richiamati dalla disciplina FIT & PROPER per l’idoneità degli esponenti aziendali.
Saranno naturalmente gli organismi competenti a valutare ogni profilo eventuale.
Ma il tema politico resta aperto, soprattutto in vista delle elezioni amministrative del 2027.
Il nuovo assetto dei vertici bancari e il possibile peso che una figura come quella del Sindaco di Asti e Presidente della Banca di Asti, potrebbe assumere nello scenario economico locale, rendono ancora più importante una rigorosa distinzione dei ruoli.
Proprio per garantire la massima serenità del confronto democratico, sarebbe auspicabile che chi ricopre incarichi di rilievo istituzionale ed economico valuti con particolare attenzione ogni iniziativa politica che possa anche soltanto apparire come un condizionamento del dibattito pubblico.
Una Banca deve poter fare la banca. La politica deve poter difendere il territorio. I cittadini devono poter criticare liberamente le scelte che ritengono penalizzanti.
Il futuro dell’Astigiano non può essere deciso soltanto dai criteri della redditività.
Un territorio vive se mantiene i servizi, presenza istituzionale e attenzione verso le proprie comunità.
Occorre costruire un equilibrio nel quale economia e politica collaborino per lo sviluppo, senza mai confondere i ruoli e senza sacrificare il diritto dei cittadini a essere ascoltati.
La vera sfida è questa!








