Immigrazione, sulla circolare del Ministero degli Interni botta e risposta tra Michele Miravalle e gli onorevoli astigiani

Un post su facebook del consigliere comunale del PD Michele Miravalle sulla “circolare con cui il Ministero degli Interni dà attuazione del Patto europeo sull’immigrazione” accende un botta e risposta con gli onorevoli astigiani chiamati in causa dallo stesso Miravalle.

“Abbiamo scoperto in maniera quasi carbonara che le nuove norme del Patto europeo sull’immigrazione riguarderanno da vicino anche l’Astigiano.
Una circolare del Ministero degli Interni ha stabilito che ad Asti nascerà un “hotspot mobile”, cioè un nuvo grande centro per migranti dove le persone sbarcate potranno essere trattenute fino a 3 mesi, prorogabili. Sarà l’unico centro in Piemonte, un vero e proprio hub regionale.
La circolare ministeriale non ha chiarito nè le dimensione, nè la collocazione. L’esperienza insegna che in questi centri i problemi di salute pubblica, di sicurezza e rispetto dei diritti umani sono enormi.
Le istituzioni locali, il Comune e la Provincia ne sapevano qualcosa? L'”hotspot” dove nascerà? Con quali garanzie e quali ricadute sul territorio? Verranno rafforzati i servizi sanitari locali? Quali operatori si occuperanno della sua gestione? Perchè i parlamentari astigiani a Roma, della stessa parte politica del Governo, non hanno avviato un percorso di ascolto del territorio e di trasparenza? Delle due l’una, o sapevano e hanno taciuto oppure non sapevano nulla e dunque sono troppo distratti.
Il fenomeno migratorio è complesso, ad Asti abbiamo esempi virtuosi di gestione. Ora scopriamo che arriverà una grande “gabbia” che non risolverà nulla. Servono invece risposte chiare a domande precise” scrive Miravalle sul proprio profilo facebook, accompagnandolo con un video che si può vedere cliccando qui https://www.facebook.com/share/v/1Bq1y2Cxw9/

A stretto giro di posta ecco l’immediata risposta dell’onorevole Marcello Coppo (FdI) con un comunicato stampa che riportiamo integralmente: «La sinistra inquina i pozzi perché il Governo Meloni ha cambiato la politica migratoria: meno sbarchi, più controlli e rimpatri più rapidi. Ancora una volta la sinistra cerca di creare confusione su un tema che gli italiani hanno particolarmente a cuore: la sicurezza e il controllo dell’immigrazione.
Per questo ho approfondito personalmente la circolare del Ministero dell’Interno. I fatti sono molto diversi da quelli raccontati da certa opposizione.

La circolare dell’8 maggio 2026 non apre alcun nuovo centro migranti ad Asti. Non individua una struttura, non approva alcun progetto e non dispone alcuna attivazione. Inserisce semplicemente Asti tra le possibili sedi della rete nazionale dei centri governativi prevista per dare attuazione al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Chi oggi grida allo scandalo dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella nostra provincia esiste già da anni una struttura inserita nel sistema pubblico dell’accoglienza, l’ex Polveriera di Castello di Annone, utilizzata in passato anche per la prima accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Parlare oggi di una novità assoluta significa raccontare ai cittadini una realtà diversa da quella documentata.

La vera novità è un’altra. I centri governativi esistono da oltre dieci anni. La novità introdotta dal Governo Meloni non è creare nuovi strumenti di accoglienza, ma trasformare un sistema già esistente in un modello più efficace di controllo, identificazione e rimpatrio, coerente con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. L’obiettivo è rafforzare il presidio dello Stato, accelerare le procedure, migliorare il coordinamento tra le autorità competenti e rendere più rapidi i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere nel nostro Paese.

Questa riforma è parte di un cambiamento molto più ampio che il Governo Meloni ha impresso alla politica migratoria italiana. Grazie all’intensa azione diplomatica con i Paesi di origine e di transito, al contrasto delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani e al ruolo svolto dall’Italia nel promuovere un diverso approccio europeo alla gestione dei flussi migratori, gli sbarchi sono diminuiti di circa il 58%, passando da 157.651 nel 2023 a 66.617 nel 2024. Il dato è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025 e anche il 2026 registra un ulteriore netto calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, confermando che la strada intrapresa è quella giusta.

Non sorprende che la sinistra tenti oggi di alimentare confusione. Per troppo tempo ha considerato l’immigrazione soprattutto come un tema di accoglienza. Noi abbiamo scelto un’altra strada: meno immigrazione irregolare, più controllo delle frontiere, più identificazioni, procedure più veloci e rimpatri più efficaci. È questo il cambio di paradigma che il Governo Meloni ha portato in Italia e che ha contribuito ad affermare anche in Europa.
Come deputato del territorio continuerò a vigilare affinché ogni eventuale decisione riguardante la provincia di Asti sia assunta con la massima trasparenza e garantisca sempre la sicurezza dei cittadini. Per Fratelli d’Italia la tutela del territorio viene prima di tutto.»

Anche l’onorevole Andrea Giaccone (Lega) interviene sul tema con un comunicato stampa: “Apprendiamo come a un anno dalle elezioni comunali la sinistra astigiana si scopra securitaria e preoccupata per l’ipotesi di un presunto nuovo centro migranti nell’astigiano. Appare abbastanza surreale che proprio chi per anni ha sostenuto accoglienza indiscriminata e distribuzione dei migranti senza alcun confronto con i territori, oggi diventi improvvisamente paladino della trasparenza e della tutela delle comunità locali.
La Lega non accetta lezioni da chi ha contribuito a creare un sistema di gestione dell’immigrazione che ha scaricato sui territori e sulle amministrazioni costi sociali, economici e di sicurezza. Giova ricordare come le politiche della sinistra in tema migratorio abbiano fatto sì, che gli anni dei governi Renzi e Gentiloni, siano stati quelli con il più alto numero di sbarchi di irregolari, con un record di 180.000 persone nel 2016, mentre grazie alle politiche della Lega, nel 2019 con Matteo Salvini agli Interni gli ingressi furono poco più di 11.000 con una diminuzione del 93 per cento.
Negli ultimi anni dopo una risalita dovuta alle crisi internazionali, grazie alle politiche intraprese dal governo, i numeri sono scesi di quasi il 60 per cento rispetto ad un picco di circa 157000 sbarchi rilevati tre anni fa.

Quanto al presunto nuovo hotspot mobile in provincia di Asti, la verità è che al momento non è previsto nessun nuovo centro, il patto europeo di migrazione e asilo che prevede, tra le altre cose, procedure di frontiera più rapide per avere rimpatrii più veloci e coordinati in caso di irregolarità e screening obbligatori con identificazione biometrica di tutti gli irregolari, va nella direzione di maggiore controllo e deterrenza degli ingressi clandestini. La circolare ministeriale non apre nessun centro migranti nell’astigiano, semplicemente identifica una delle possibili sedi di centri governativi nella nostra provincia, chiarendo tra l’altro ‘come l’identificazione dei siti non presupponga la presenza di strutture fisiche esclusivamente dedicate agli accertamenti di frontiera’. Per quanto ci riguarda, continueremo a lavorare come fatto con i decreti sicurezza voluti dalla Lega, per ottenere una stretta sugli ingressi irregolari e veloci rimpatrii per coloro, e sono la maggioranza, che non hanno alcun diritto a forme di protezione internazionale, evitando ricadute sulle nostre comunita’ locali. Se il consigliere Miravalle è così preoccupato per gli effetti del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, dovrebbe spiegare ai cittadini perché il suo partito ha sostenuto per anni politiche migratorie che hanno prodotto esattamente le criticità che oggi denuncia con tanto clamore”.

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