Lettere al direttore
Crisi agricola nell’Astigiano: la denuncia di un produttore. «Non è solo maltempo, è un “combinato disposto” che sta mettendo in ginocchio i campi»
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Riceviamo e pubblichiamo
Dietro i titoli di giornale e le cronache sui singoli eventi meteo si nasconde una realtà ben più complessa e drammatica per il comparto agricolo astigiano e piemontese. Quella dell’estate 2026 non è una semplice parentesi di maltempo o di caldo record, ma un vero e proprio “combinato disposto”: una tempesta perfetta in cui fattori climatici ed economici si sommano, minacciando la sopravvivenza stessa delle aziende agricole locali.
A lanciare l’allarme è Cesare Quaglia agricoltore di Variglie, che rivendica un racconto della crisi più adiacente alla realtà dei campi e interventi di emergenza immediati.
I 5 fattori della crisi:
* Siccità cronica e limite delle colture in asciutto: La narrazione mediatica sull’apertura dei bacini idrici non si applica alla gran parte del territorio astigiano (vigneti, noccioleti, seminativi e allevamenti della Razza Piemontese), basato su coltivazioni non irrigue. Con produzioni già gravemente compromesse, i piani infrastrutturali futuri non bastano: servono ristori economici diretti d’emergenza.
* Stress termico: Le temperature costantemente sopra la media hanno stravolto i cicli vegetativi, bloccando la maturazione e compromettendo resa quantitativa e qualità finale.
* Meteo estremo “a macchia di leopardo”: Bombe d’acqua, raffiche di vento e grandinate violente colpiscono in modo imprevedibile, azzerando fino al 100% dei raccolti in poche centinaia di metri.
* Costi di produzione record: L’impennata dei prezzi di gasolio agricolo e concimi ha reso la campagna di semina 2026 una delle più onerose di sempre, costringendo i produttori a un rischio d’impresa sproporzionato.
* Il paradosso dei prezzi all’ingrosso: L’esempio del grano (tenero e duro) è emblematico: nonostante la buona qualità del raccolto, il prezzo riconosciuto all’ingrosso (20-23 €/qle) non copre nemmeno i costi sostenuti, spingendo molti produttori a valutare l’abbandono della coltura.
La sintesi della morsa economico-produttiva
L’agricoltore si trova oggi a investire di più per seminare, subire i danni di caldo e siccità, sperare di evitare le grandinate e, infine, svendere il proprio prodotto a prezzi sviliti.
«Serve un cambio di prospettiva, da parte delle istituzioni e dell’informazione generalista», spiegano dai campi. «Chiediamo agli amministratori di calarsi nei nostri panni si media di superare i titoli di facciata e venire a constatare e raccontare la realtà direttamente da chi lavora la terra, toccando con mano cosa significa fare agricoltura oggi.»
Cesare Quaglia
Fonte immagine Depositphotos.com








