“Chi si ricorda della Naja”: un libro che parla a chi c’era e a chi non può nemmeno immaginarlo
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“Chi si ricorda della Naja”? Se lo è chiesto Bruno Solaro qualche mese fa e da quella domanda ne è uscito un nuovo libro, il settimo per l’autore govonese, che con il suo racconto riesce a regalare una lettura fra ricordi, per chi la Naja l’ha vissuta, e voglia di capire per chi non sa cosa sia.
Chi ha fatto il servizio militare – magari negli stessi anni dell’autore, tra il 1970 e il 1971 – ritroverà in queste pagine un mondo fatto di caserme, di regole assurde e di amicizie nate per forza di cose, ma che duravano una vita. Chi invece è nato dopo, e la naja l’ha solo sentita raccontare, scoprirà qualcosa che oggi sembra incredibile: un tempo senza teleselezione, in cui telefonare a casa era un’impresa fatta di attese infinite e l’unico modo per farsi sentire era la lettera scritta a mano.
È proprio questo il cuore del libro: raccontare un’epoca in cui, lontani da casa, ci si doveva arrangiare da soli. Non c’era un messaggio pronto in tasca per chiedere aiuto: bisognava cavarsela, crescere in fretta, contare sulle proprie forze. Un insegnamento che ai ragazzi di oggi – sempre connessi eppure spesso più fragili – servirebbe eccome.
C’è poi un filo che attraversa tutto il libro ed è quello che, da lettore, colpisce particolarmente: l’amicizia nata tra un piemontese e un cremonese, Rosvaldo, che non si è mai spenta. Anzi, negli anni si è allargata fino a diventare un legame tra due famiglie intere. Il libro è dedicato proprio a lui, ed è forse la prova più bella di cosa fosse davvero la naja: non solo disagio e nostalgia, ma legami capaci di attraversare decenni e regioni diverse.
Curioso anche il destino che toccò all’autore, assegnato come autiere a Roma: un piemontese che si è ritrovato a conoscere a memoria ogni via della capitale, un’esperienza fuori dal comune che gli è tornata utile ben oltre gli anni di naja.
Un libro consigliato a chi la naja l’ha vissuta, per ritrovarsi, e ai più giovani, per capire cosa significava davvero diventare adulti senza una rete di sicurezza a portata di clic e per scoprire che a volte le amicizie più vere nascono proprio nei momenti più duri.
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