Lettere al direttore

“Banca di Asti è fondata sulla competenza, sulla relazione di fiducia con il cliente e sulla conoscenza del territorio”

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Stefano Ettore Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico – Asti in merito alla Banca di Asti


Gentile Direttore,
ho letto con attenzione la lettera pubblicata nei giorni scorsi sulle pagine di AtNews avente ad oggetto Banca di Asti.

Poiché riguarda una delle realtà economiche più importanti della nostra provincia ritengo doveroso intervenire, nella doppia veste di dipendente della banca e di Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico di Asti, affinché il dibattito possa fondarsi su una ricostruzione il più possibile completa e precisa dei fatti.

Negli ultimi decenni il sistema bancario italiano è stato interessato da profonde trasformazioni. Fusioni, incorporazioni, razionalizzazioni e chiusure di sportelli hanno modificato radicalmente il rapporto tra credito e territorio. In questo scenario, le banche che continuano a mantenere una presenza capillare nelle comunità locali rappresentano un valore che va ben oltre la loro funzione economica: costituiscono un presidio di prossimità per famiglie, imprese, professionisti ed enti pubblici.

Banca di Asti appartiene a questa categoria. Da oltre centottant’anni accompagna la crescita economica e sociale dei territori in cui opera contribuendo al loro sviluppo attraverso una presenza costante e una profonda conoscenza delle sue realtà locali. È quindi naturale che ogni fase della sua evoluzione susciti attenzione, aspettative e anche critiche. Proprio per la rilevanza che l’Istituto riveste, tuttavia, ritengo importante che le valutazioni pubbliche distinguano chiaramente tra opinioni, supposizioni e fatti verificabili. Le opinioni sono sempre legittime. I fatti, però, meritano di essere ricostruiti con precisione.

L’autore della lettera apparsa nei giorni scorsi non opera all’interno dell’Istituto e propone quindi una lettura maturata da una prospettiva esterna alla quale credo sia utile affiancare quella di chi vive quotidianamente la realtà aziendale e ne conosce direttamente l’organizzazione, le dinamiche professionali e il rapporto con la clientela. Da oltre un decennio lavoro in Banca di Asti. È questa esperienza diretta, prima ancora del mio ruolo di Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico di Asti, che mi porta a formulare una valutazione diversa rispetto al quadro delineato nella lettera pubblicata. In questi anni ho conosciuto diversi vertici aziendali, differenti modelli organizzativi e più di un piano industriale, tutti elementi che mi inducono a ritenere prematuro attribuire all’attuale management decisioni che appartengono a una fase precedente della vita dell’Istituto.

A questo proposito merita una precisa puntualizzazione il tema della riorganizzazione della rete territoriale. La chiusura di alcune filiali a giorni alterni e il loro raggruppamento operativo non costituiscono decisioni riconducibili all’attuale direzione aziendale, bensì misure previste dal precedente piano industriale triennale definito prima dell’insediamento della nuova governance.
Attribuire tali scelte ai nuovi vertici significa quindi sovrapporre due fasi distinte della vita della banca e rischia di generare una lettura inesatta della situazione. Il nuovo piano industriale deve ancora essere presentato e sarà soltanto allora che potranno essere valutati concretamente gli orientamenti strategici dell’attuale management. Ogni avvicendamento ai vertici comporta fisiologicamente una fase di assestamento e può introdurre nuove strategie, differenti sensibilità manageriali e modalità operative diverse rispetto al passato. È un fenomeno comune a qualsiasi organizzazione complessa.

Saranno il tempo, i risultati e le decisioni effettivamente assunte a consentire un giudizio serio ed equilibrato. Valutare oggi un progetto che non è ancora stato illustrato significa, al contrario, rischiare di trasformare supposizioni in certezze. Non mi riconosco, inoltre, nella descrizione di un clima organizzativo caratterizzato da nuove e particolari pressioni commerciali. La realtà professionale che conosco continua a essere fondata sulla competenza, sulla relazione di fiducia con il cliente e sulla conoscenza del territorio. Questo non significa sostenere che ogni organizzazione sia priva di criticità o che non possano esistere esperienze e sensibilità differenti. Significa, più semplicemente, che la mia esperienza quotidiana non conferma la rappresentazione complessiva proposta.

Nei giorni scorsi, inoltre, è inoltre circolata una notizia relativa a un presunto piano di prepensionamenti, interpretato da alcuni come un’operazione finalizzata alla riduzione dei costi in vista di una possibile vendita dell’Istituto. Quella notizia si è successivamente rivelata priva di fondamento. Ciononostante, è stata utilizzata per alimentare ricostruzioni e scenari che, allo stato attuale, non trovano riscontro oggettivo. Anche su questo punto, la storia recente di Banca di Asti racconta come, negli ultimi dodici anni, ci siano stati ben quattro piani di prepensionamento e in questa sede vale la pena ricordarne uno in particolare ossia quello del 2014. In quell’anno, proprio grazie a un importante piano di prepensionamenti, l’Istituto assunse oltre cento giovani, tra i quali il sottoscritto. Quell’operazione non rappresentò il preludio a una vendita né a un ridimensionamento della banca, ma rese possibile un importante ricambio generazionale e l’ingresso di nuove professionalità.

È anche per questo che ritengo improprio trasformare automaticamente ogni ipotesi di prepensionamento nell’anticipazione di una futura cessione dell’Istituto. Simili strumenti possono rispondere a obiettivi profondamente diversi e, come dimostra proprio l’esperienza del 2014, possono costituire anche un investimento sul futuro della banca.

Da Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico considero inoltre il mantenimento di un sistema bancario territoriale forte e radicato una questione di interesse pubblico. La progressiva riduzione dei servizi essenziali nei piccoli comuni — bancari, sanitari, postali e di trasporto — rappresenta una delle principali sfide per il futuro delle aree interne. Per questo motivo è certamente necessario vigilare affinché ogni futura scelta sappia coniugare sostenibilità economica, innovazione, qualità del servizio e vicinanza alle comunità locali. Una vigilanza seria, tuttavia, deve fondarsi sui fatti e sulle decisioni realmente adottate, non sull’attribuzione al nuovo management di misure assunte in precedenza o su notizie successivamente smentite.

Chi conosce davvero una banca sa che il suo patrimonio più importante non è rappresentato soltanto dai numeri di bilancio, ma dalle persone che ogni giorno ne costruiscono la credibilità attraverso il proprio lavoro. Da oltre dodici anni indosso la spilla di Banca di Asti. Non la considero soltanto il simbolo del luogo in cui lavoro ma anche dell’impegno quotidiano di centinaia di colleghe e colleghi che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono ogni giorno a costruire il rapporto di fiducia tra la banca e il territorio.

È soprattutto nel rispetto del loro lavoro che ho ritenuto doveroso offrire questo contributo al dibattito. Non per alimentare una contrapposizione, ma perché credo che il futuro di una banca così profondamente legata al nostro territorio meriti un confronto basato sui fatti, sull’equilibrio e sulla responsabilità.

Stefano Ettore
Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico – Asti

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