Tigliole, il Santuario della Madonnina di Vulgo Scapenzo di Pratomorone torna all’antico splendore

Ha una storia che parla di miracoli, il Santuario della Madonnina di Vulgo Scapenzo di Pratomorone. E oggi, grazie a un intervento di restauro voluto dall’amministrazione comunale di Tigliole, insieme al contributo di un privato rimasto anonimo, quella storia si arricchisce di un nuovo capitolo.

Il santuario sorge su una collinetta panoramica nella borgata di Pratomorone, da cui lo sguardo spazia verso i campanili di Celle Enomondo e di Antignano, che svettano sulle colline oltre il Borbore. Le sue origini affondano nel Cinquecento, ma la tradizione popolare custodisce un racconto ancora più antico: si narra che nel centro di Pratomorone esistesse una cappella con una statua della Vergine Maria, e che, dopo la sua demolizione, per due notti consecutive la statua scappò dalla nuova sede cui era destinata per appoggiarsi su un gelso vicino a dove si trovava la vecchia cappella. Fu quel prodigio a spingere i borghigiani a erigere il santuario nel luogo indicato dalla Madonna stessa.
La storia, però, non fu tutta rose e fiori. Quando quella prima cappella fu abbattuta nel 1790, gli abitanti di Tigliole furono colpiti per tre anni consecutivi da gravi tempeste di grandine. Quasi un monito. Così nel 1793, con le macerie della cappella demolita, fu costruito un pilone votivo. Il santuario nella forma attuale fu poi edificato nel 1846.

Santuario della Madonnina di Vulgo Scapenzo
Foto di Alina Haman

Da allora, un solo intervento di restauro – nel 1926 – aveva restituito l’edificio al suo splendore. Fino ad oggi. Esattamente cento anni dopo, l’amministrazione guidata dal sindaco Daniele Basso ha completato un nuovo restauro della struttura esterna, deteriorata negli ultimi anni. “Ci abbiamo messo due anni per ottenere tutte le autorizzazioni, Soprintendenza compresa – racconta Basso – ma il via libera è arrivato esattamente a cento anni dall’ultimo restauro. Sembra fatto apposta. A distanza di un secolo, il santuario è di nuovo restaurato e risplende.
Dietro la decisione di intervenire c’è anche una ragione profondamente umana. “Già prima di diventare sindaco mi ha sempre colpito l’attaccamento della frazione e l’impegno nel tenere viva la processione in onore della Madonnina, che si svolge proprio in questo periodo” spiega il sindaco. “Era un peccato vedere la parte esterna così deteriorata. Quell’attaccamento, quella passione della borgata di Partomorone, mi ha spinto – insieme a tutta l’amministrazione – a dedicare risorse a questo santuario. Mi è sembrato doveroso e giusto valorizzarlo di nuovo come nei vecchi tempi.

La soddisfazione, a lavori conclusi, è pienamente condivisa. “Siamo assolutamente contenti – aggiunge Basso. – Dare questo segnale a una borgata che ha sempre dimostrato un legame così forte con la sua cappella è una soddisfazione che va ben oltre il semplice intervento edilizio. E per questo che ci tengo a ringraziare l’architetto Francesca Remondino, che ci ha aiutato a seguire le parti burocratiche, e la Parrocchia, il Consiglio pastorale e i borghigiani di Pratomorone per la fiducia”.
Il restauro della Madonnina di Pratomorone si inserisce così in un rapporto antico tra la comunità e il suo santuario: un legame che ha resistito a secoli di storia e che oggi, grazie alla sinergia tra amministrazione pubblica e generosità privata, si rinnova per le generazioni future.


Cinque anni fa avevamo realizzato un servizio dedicato alla Madonnina di Vulgo Scapenzo su Giornarunner: per leggere il racconto di allora, prima del restauro, clicca QUI.