Ansia da lavoro? Paura di sbagliare? Scopri il counseling, la terapia a breve termine

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L’ansia da lavoro non si presenta sempre nello stesso modo. Per alcune persone arriva prima di una riunione, per altre quando devono consegnare un progetto, rispondere a un superiore o prendere una decisione. A volte continua anche fuori dall’orario lavorativo: la mente torna sugli errori possibili, sulle parole dette, sulle cose che si sarebbero potute fare meglio.

La paura di sbagliare, quando diventa troppo forte, può rendere pesante anche una normale giornata di lavoro. Non significa per forza essere poco preparati. Spesso accade il contrario: chi vive questa ansia è una persona responsabile, precisa, abituata a chiedere molto a se stessa. Il problema nasce quando il bisogno di fare bene si trasforma in pressione continua. In questi casi, il counseling può offrire un aiuto concreto, attraverso un percorso breve e centrato su ciò che la persona sta vivendo nel presente.

Uno spazio per fermarsi e fare chiarezza

Quando pensieri ed emozioni si mescolano, può diventare difficile capire cosa si prova davvero. A questo proposito, spaziokleis.it presenta il counseling come un luogo sicuro in cui la persona può fermarsi, ascoltarsi e mettere ordine senza sentirsi giudicata. Si tratta di una terapia a breve termine, pensata per accompagnare chi attraversa un momento di difficoltà o disorientamento verso una maggiore chiarezza interiore, senza richiedere un impegno prolungato nel tempo.

Il nome Kleis richiama il termine greco legato alla “chiave”: un’immagine che indica la possibilità di aprire un passaggio, con delicatezza, verso una maggiore consapevolezza di sé. Nel lavoro di Cristina Barletta, counselor e tarologa professionista, il percorso nasce dall’idea che ogni persona abbia già dentro di sé alcune risorse utili per affrontare i propri blocchi.

Il compito del counseling, in questo senso, non è imporre risposte dall’esterno, ma creare le condizioni perché queste risorse possano emergere con gradualità.

La paura dell’errore può cambiare il modo di vivere il lavoro

Nel contesto professionale, sbagliare fa parte dell’esperienza comune. È importante ricordarsi che una correzione, una risposta data con esitazione o una scelta non perfetta non definiscono il valore di una persona. Eppure, quando l’ansia prende spazio, anche un episodio piccolo può sembrare molto grave.

La mente può iniziare a vedere ogni errore come una prova di inadeguatezza. Di conseguenza, un’e-mail con una svista non è più soltanto una mail da correggere, perché diventa la convinzione di non essere abbastanza competenti. Allo stesso modo, una critica non viene più vista come un’indicazione su un compito specifico, ma come un giudizio sulla persona. Questo meccanismo può aumentare la tensione e ridurre la lucidità.

Il counseling aiuta a distinguere ciò che accade dal significato che la persona attribuisce a ciò che accade. Questa distinzione è importante: permette di osservare il problema con maggiore distanza e di ridurre il peso dell’autocritica. In una terapia a breve termine, il lavoro si concentra spesso su obiettivi precisi, come la gestione della paura del giudizio, la difficoltà a dire no, il bisogno di controllo o l’ansia prima di una prestazione.

Dare un nome alle emozioni per ridurre la confusione interiore

Molte persone arrivano a chiedere aiuto quando sentono stanchezza o irritabilità, senza riuscire a spiegare bene da dove arrivi tutto questo. In questi casi, il counseling può diventare uno spazio di ordine, in cui ciò che sembra confuso viene osservato con più calma.

Dire “sono sempre in ansia” è spesso solo il primo passo. Dietro questa frase possono esserci emozioni diverse: paura di deludere, timore di essere giudicati, bisogno di approvazione, difficoltà a sostenere il confronto o senso di responsabilità eccessivo. Quando questo viene riconosciuto, il problema diventa meno generico e più comprensibile.

Ritrovare fiducia non vuol dire diventare sempre sicuri

Un percorso di counseling non ha l’obiettivo di cancellare ogni dubbio. L’insicurezza, entro certi limiti, fa parte della vita e può persino aiutare a riflettere meglio sulle proprie scelte. Il punto è evitare che il dubbio diventi una gabbia e impedisca di agire.

La paura di sbagliare può nascondere bisogni importanti. Dietro il perfezionismo può esserci il desiderio di sentirsi accettati. Dietro il controllo può esserci il bisogno di proteggersi. Dietro l’ansia da prestazione può esserci una forte richiesta di riconoscimento. Il counseling permette di guardare questi aspetti senza giudicarli subito, cercando di comprenderne il senso.

Quando una persona impara a osservare le proprie reazioni con meno durezza, anche il rapporto con il lavoro può cambiare. Le scadenze, naturalmente, restano, così come le responsabilità e i momenti di pressione. Cambia però il modo di attraversare queste fasi: con maggiore consapevolezza e più capacità di scegliere come rispondere.

Il counseling, inteso come terapia a breve termine orientata alla consapevolezza, può quindi essere utile per chi vive l’ansia da lavoro e la paura di sbagliare come un peso quotidiano. Non sostituisce interventi clinici quando sono necessari, ma può offrire uno spazio per fare chiarezza, riconoscere le proprie risorse e ripartire da una base più stabile.

Image by New Leaf Mental Health Counseling from Pixabay

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