“La cura dei ricordi” di Marina Balbo: guarire si può ma il tempo da solo non basta
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C’è una frase, nel libro di Marina Balbo, che colpisce come un sasso nell’acqua ferma: ogni individuo ha la possibilità di riscrivere la propria storia, aprendosi a nuove opportunità di crescita e benessere. Sembra quasi ovvia, detta così. Eppure non lo è affatto. Perché riscrivere la propria storia richiede qualcosa che spesso fa paura: chiedere aiuto.
“La cura dei ricordi” (Mondadori, 2025) è un saggio di psicologia divulgativa firmato da una professionista astigiana con oltre quarant’anni di esperienza clinica. Marina Balbo è psicologa, psicoterapeuta, socia fondatrice e past vicepresidente dell’Associazione EMDR Italia, trainer accreditata EMDR Europe e dall’Istituto di Francine Shapiro negli Stati Uniti, fondatrice del Centro Victor Meyer di Asti. Non è la prima volta che scrive per un pubblico più ampio di quello scientifico, ma questo libro segna un passo ulteriore: parla a tutti, non solo a chi conosce già il mondo della psicoterapia.
Il tema centrale ne “La cura dei ricordi” è uno di quelli che riguardano chiunque: i ricordi dolorosi. La convinzione diffusa è che il tempo guarisca le ferite. La scienza dice altro. I ricordi traumatici non svaniscono con il passare degli anni: restano intrappolati nelle reti neuronali, e se ignorati o rimossi possono manifestarsi sotto nuove forme — ansia, fobie, difficoltà relazionali, blocchi emotivi. Pesi invisibili che condizionano le giornate senza che spesso se ne riconosca l’origine.
Il libro aiuta a capire un meccanismo che molti conoscono senza saperlo nominare: quel senso di rivivere inconsapevolmente emozioni passate, con un impatto tale da condizionare il modo in cui ci vediamo e affrontiamo la realtà. Non è debolezza. È fisiologia. Ed è modificabile.
Ma allora perché così tante persone che soffrono non chiedono aiuto? Balbo non glissa sulla domanda difficile. Chiedere aiuto significa mettere da parte le difese che ci hanno protetto per anni e affrontare ciò che fa paura. È un atto che richiede coraggio, non resa. Ed è esattamente qui che il libro diventa prezioso: non si limita a spiegare il problema, ma smonta il pregiudizio che affrontarlo sia pericoloso o destabilizzante.
Lo strumento al centro del volume è l’EMDR — Eye Movement Desensitization and Reprocessing — un metodo psicoterapeutico riconosciuto dall’OMS per il trattamento dei traumi. «Il metodo EMDR ci aiuta a fare pace con i ricordi dolorosi e a vivere il presente con serenità» spiega la dottoressa Balbo. «Il passato non può essere cambiato, è vero, ma possiamo cambiare il modo in cui lo accogliamo dentro di noi, possiamo ridefinire il giusto spazio che gli offriamo e imparare a ospitarlo, senza lasciargli custodire le chiavi di casa.»
È una metafora efficace, e racconta bene lo spirito del libro: non si tratta di cancellare il passato, ma di smettere di esserne ostaggio.
“La cura dei ricordi” si legge con facilità, ma non è un libro facile nel senso riduttivo del termine. Unisce rigore scientifico e linguaggio accessibile, senza scendere a compromessi né con l’uno né con l’altro. È adatto a chi non ha mai messo piede in uno studio di psicoterapia e a chi invece ci è già passato. A chi vuole capire. A chi vuole, finalmente, stare meglio.
E forse è proprio questo il messaggio più importante che porta con sé: guarire si può. Ma non basta aspettare.






