Con l’outdoor education Cocconato e Aramengo mettono la natura al centro di percorsi educativi ed esperienze turistiche
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Si chiama outdoor education e mette insieme un’educazione ambientale, priva di moralismi, e tecniche di sopravvivenza per riconnettersi alla natura (senza essere dei Rambo che vogliono sfidare la giungla).
Questa la proposta dell’associazione Pachamama (letteralmente Madre Terra) che lavora dal 2001 sul territorio tra Langhe e Monferrato per proporre esperienze nella natura e formare operatori. Da alcuni anni ha sviluppato il progetto “Comuni outdoor” rivolto alle Amministrazioni. Ad oggi è stata creata una rete di circa 45 Comuni a cui si sono aggiunti di recente Aramengo e Cocconato, unici due comuni del Nord Astigiano.
La presentazione del progetto si è svolta ieri mercoledì 11 giugno alla presenza delle sindache Angela Massaglia (Aramengo) e Monica Marello (Cocconato), di Massimiliano Gerotto, formatore di survival e Davide Bologna dell’associazione Pachamama.
“Ho voluto proporre alle amministrazioni quella che io definisco la formula Pachamama – introduce Gerotto, residente tra queste colline e allievo di Bologna – Si tratta di una sintesi tra il surving e l’educazione all’aria aperta rivolta ad un ampio pubblico. E’ una formula che va oltre le mere tecniche di sopravvivenza, ma parte da queste per fare un più ampio discorso di lettura dell’ambiente e della natura. Insegna a cogliere i segnali e a sapersi adattare. Un metodo che per i bambini e i ragazzi diventa un’opportunità di apprendimento senza stress attraverso l’avventura mentre per gli adulti può diventare un’occasione per ritrovare quella simbiosi ormai perduta con la natura”.
Entra più nel dettaglio Bologna: “Proponiamo attività nella natura attraverso tecniche di sopravvivenza adatte a tutte le fasce di età. L’outdoor per i bambini e ragazzi è un ottimo strumento di apprendimento. L’avventura porta con sé l’incognita, il sapersi adattare, il tornare indietro sui propri passi se è stata intrapresa una strada sbagliata. Nel bosco non c’è competizione, quella propria degli sport, soprattutto a livello agonistico, o della scuola. Nel bosco c’è collaborazione e cooperazione. Non c’è distinzione tra generi così come non c’è distinzione tra abilità e disabilità. Un trekking lo può fare chiunque. Il punto è camminare ed è solo una questione di tempo: c’è chi arriva prima e chi dopo, ma non è una gara, perché l’obiettivo è il camminare immersi nella natura non l’arrivo. Fare attività outdoor permette di rendere vive, quelle materie che si apprendono a scuola, per lo più mnemonicamente fermi seduti ai banchi. Si applica la geometria per riuscire a costruire un rifugio triangolare o rettangolare, si fa lezione di scienze nell’analizzare i rami che raccogliamo che presentano funghi o muschi… Per quanto riguarda gli adulti invece la natura può emozionare, perché sviluppa le endorfine, sostanze prodotte dal nostro corpo che aumentano il benessere. La totale assenza di confort fa apprezzare il poco che si ha. Le nostre esperienze non prevedono piazzole di sosta, barbecue nel bosco o tavoli dove mangiare. Noi proponiamo un’autentica immersione nella natura”.
Ma come inseriscono i Comuni nel sostenere l’outdoor education?
“Comuni outdoor è un grande contenitore – spiega Bologna – Il Comune interessato deve solamente dare il patrocinio e mettere a disposizione un’area di proprietà comunale [nel caso specifico sono il Parco dell’Alberone per Cocconato e un bosco di proprietà comunale per Aramengo NdR]. Al resto pensa l’associazione. Attraverso collaborazioni con realtà locali come pro loco, associazioni o uffici turistici propone percorsi rivolti al mondo della scuola o esperienze per i turisti. Le possibilità non mancano: camminate nel bosco con esperti sempre diversi che ogni volta mostrano l’ambiente da una precisa prospettiva, costruzione di rifugi, apprendimento delle materie scolastiche partendo dal fare”.
“Le nostre amministrazioni hanno riposto molta fiducia in questo progetto – confermano le due prime cittadine – Crediamo nel nostro territorio e in quello che può offrire dal punto di vista turistico ma anche informativo per i nostri ragazzi e bambini. Abbiamo abbracciato questo progetto perché crediamo nella possibilità di vivere la natura a 360 gradi nel suo più pieno rispetto”.
E alcune idee sono emerse già durante la conferenza stampa di presentazione. Dal punto di vista turistico la creazione di esperienze aperte a 12-15 persone per volta in collaborazione con il locale ufficio turistico, mentre per i ragazzi percorsi educativi da proporre agli insegnanti. E la sicurezza?
“Si vive più sicuri in un bosco che in un’automobile per portare i propri figli a scuola – sorride Bologna – Il nostro progetto è forte del fatto di avere dei patrocini dei Comuni oltre alle nostre competenze. In sinergia con le realtà locali proponiamo esperienze che non mettono a rischio, in una condivisione di responsabilità tra operatori e istituzioni”.













