Inaugurato il murales “Il delfino di Camerano Casasco”
Più informazioni su
Il Comune di Camerano Casasco, con il patrocinio del Parco Paleontologico Astigiano, inaugura il grande murales ispirato al delfino fossile di Camerano.
L’opera, finanziata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Next Generation You – Seconda edizione, è stata realizzata dall’artista Alessandro Scapinelli con la collaborazione di Iacopo Pesenti. L’idea rientra nel progetto del Distretto Paleontologico “Street Art sulle colline del mare” che valorizza la paleontologia attraverso l’arte in diversi comuni delle colline astigiane, trasformando i muri pubblici in opere d’arte.
Il progetto ha visto la realizzazione di murales in diversi comuni tra i quali Cortandone, Settime, Monale e Castellero.
Il connubio tra arte e paleontologia, dove la prima interpreta e racconta la seconda, si è rivelato vincente. Un murales, realizzato come intervento di decoro e rigenerazione urbana, non solo valorizza una casa o un angolo del paese, ma diventa anche una pagina visiva che narra la storia del territorio: quella del Mare Padano, delle straordinarie scoperte di cetacei e mammiferi terrestri, e di un paesaggio che, tra le colline, continua a custodire conchiglie e forse, chissà, anche qualche resto ancora celato.
Il dipinto, che misura circa 50 mq, si sviluppa lungo cinque spettacolari arcate in mattone che accolgono il visitatore lungo la strada che proviene dalla Val Rilate, all’ingresso del giardino comunale. Tutto comincia l’8 maggio del 1891 a Camerano, in località Riero, quando un contadino trova per caso i denti di quello che si rivelerà uno dei più completi scheletri del Pliocene esistenti al mondo. La scoperta, di cui fu compresa subito l’eccezionale importanza, fu resa nota l’anno seguente dal celebre paleontologo Federico Sacco.
Oggi l’Hemisyntrechelus cortesii, una specie estinta che risale a 3,5 milioni di anni fa, è esposto tra i fossili più pregiati del Museo Paleontologico di Asti, di cui è diventato anche la mascotte. Lo scopo principale dell’iniziativa è di avvicinare il pubblico a questo importante reperto, che testimonia un passato molto lontano e insieme straordinariamente presente nel territorio collinare, che in un’altra era fu il caldo Mare Padano. Camerano Casasco infatti si trova all’interno del Parco Paleontologico Astigiano, ricchissimo di giacimenti e custode di straordinarie scoperte.
Nello scegliere l’artista e il messaggio visivo si è pensato al grande pubblico e soprattutto ai bambini, che dal piazzale accedono al campo giochi; con l’augurio che fin da piccoli, attratti da questi grandi delfini colorati, si familiarizzino con un retaggio culturale che nel futuro potrà accompagnare la loro vita. Per questo motivo si è puntato su una comunicazione semplice e vivace, dal forte impatto grafico e accessibile a tutti, tanto efficace quanto priva della presunzione artistica che talvolta accompagna l’arte dei nostri giorni.
Spiegano Francesco Porzio, assessora alla Cultura di Camerano Casasco e Alessandra Fassio paleontologa museo: “Volevamo un segno che trasmettesse molto con poco, che non incidesse in modo aggressivo sul territorio, che fosse ben visibile ma non stancasse nel tempo. Nessuno poteva assolvere questo compito meglio di Alessandro Scapinelli, pittore e architetto italo-brasiliano erede di una nota dinastia di designer. Il linguaggio di Scapinelli infatti è molto comunicativo e incline alla sintesi formale; il suo lavoro artistico possiede una grazia fiabesca e un innato senso del ritmo e della composizione, le qualità più adatte al nostro scopo. Le cinque arcate sono immaginate come i vetri di un enorme acquario in cui i pesci scorrono dietro i pilastri. Siamo partiti dal famoso delfino, naturalmente, ma volevamo che le immagini trasmettessero non soltanto la gioiosa intelligenza dell’animale, ma anche la scabra evidenza dello scheletro che affiora dalla terra. Perciò ci siamo ispirati alla X-ray art delle grotte rupestri, dove gli aborigeni australiani, migliaia di anni fa, raffiguravano i pesci e altri animali mostrando in trasparenza lo scheletro interno. A evocare lo scavo paleontologico c’è anche il colore del fondo su cui si stagliano i delfini, una tonalità che richiama le sabbie dell’astigiano da cui affiorano i reperti e che produce anche quel contrasto fra il giallo sabbia e il rosso mattone che è il tratto più caratteristico dell’architettura monferrina”.
Il murales è corredato da un pannello didattico a cura del Museo paleontologico, che ripercorre le vicende della scoperta e fornisce tutte le notizie utili alla conoscenza del reperto e alla sua valorizzazione.









