Lettere al direttore
Sul Disability Pride interviene anche la consigliera Briccarello: “Il patrocinio è diventato un’arma”
Scrive l'esponente di Uniti si Può: "La volontà di non dare il patrocinio o di darlo solo a patto di un qualcosa trasforma il sostegno dell’ente pubblico in un ricatto"
Più informazioni su
Pubblichiamo un intervento della consigliera Vittoria Briccarello (Uniti Si Può) in merito alle polemiche seguite alla concessione del patrocinio della Regione Piemonte per il Disability Pride.
Abbiamo assistito con un certo sconcerto all’operato della Regione Piemonte per la concessione del patrocinio al Disability Pride, vicenda ben riassunta dalle parole del nostro amico e compagno Marco Castaldo nel suo comunicato stampa.
In sintesi gli organizzatori del Disability Pride, che ricordiamo essere la manifestazione pacifica per i diritti delle persone con disabilità, si sono visti negare il patrocino dall’Assessore regionale Marrone, per poi un’improvvisa retromarcia del Presidente Cirio che, vergognandosi dell’operato del collega, o forse per tutelare la propria immagine a livello pubblico, l’ha concesso.
La giustificazione è stata quella per cui in regione volevano prima verificare che l’Associazione Luca Coscioni, tra gli organizzatori dell’evento, non parlasse durante la manifestazione di suicidio assistito.
Il patrocinio è così passato dall’essere il sostegno della Regione ad attività costituzionalmente legittime e di impatto culturale e sociale a un giocattolo in mano all’ in-sensibilità dei singoli, o peggio dei partiti, con cui legittimare l’operato di chi la pensa esattamente, in tutto e per tutto, come loro, anche su argomenti non prettamente inerenti alla manifestazione per cui è richiesto.
La Regione Piemonte, in primis Marrone e Cirio, hanno deliberatamente provato a delegittimare non solo il Disability Pride ma anche il legittimo diritto delle persone con disabilità e di tutti di richiedere l’abbattimento delle barriere fisiche, sociali, culturali e sensoriali al fine di vivere autonomamente la propria vita.
La volontà di non dare il patrocinio o di darlo solo a patto di un qualcosa trasforma il sostegno dell’ente pubblico in un ricatto, un’arma nelle mani di chi, in quel momento, è al potere, senza tenere conto della volontà di chi quel patrocinio invece l’ha richiesto credendo che le istituzioni si interessino ai bisogni della popolazione, e non a una continua “guerra” elettorale.
Mi chiedo ora, di un patrocinio dato così, senza condivisione di interessi, battaglie, fiducia, il Disability Pride cosa se ne fa.
Vittoria Briccarello








