Quantcast

Lettere al direttore

“Perchè non realizzare il bilancio partecipativo anche ad Asti?”

Più informazioni su

Riceviamo e pubblichiamo


Da semplice cittadino, ad una settimana dal voto locale, un progetto che sarebbe bello sentir promettere dai 7 candidati sindaco alla cittadinanza è quello di realizzare anche ad Asti il “bilancio partecipativo” (che in molte altre città italiane è già realtà).

Il bilancio partecipato è una delle espressioni massime di democrazia diretta dove i cittadini possono (attraverso la presentazione e la votazione di progetti) decidere dove investire parte delle risorse pubbliche. Sul sito Pubblica Amministrazione di Qualità la sua descrizione: “un esempio pratico di democrazia partecipativa e diretta, e ne diventa uno strumento indispensabile, dato che l’attuabilità di politiche e la fattibilità di interventi sul territorio sono determinati dalla copertura finanziaria e dalla possibilità di effettuare investimenti economici. Attraverso il bilancio partecipativo è possibile costruire un rapporto diretto tra cittadini e governance locale, riavvicinare le persone e l’elettorato alla politica e al governo del territorio. Esso rappresenta “uno strumento privilegiato per favorire una reale apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell’assunzione di decisioni sugli obiettivi e la distribuzione degli investimenti pubblici, superando le tradizionali forme solo ‘consultive’ e creando un ponte tra democrazia diretta e quella rappresentata”.

In estrema sintesi, dunque, i cittadini singolarmente, o attraverso gruppi di lavoro possono pensare a idee, iniziative e proporle. La più/le più votate saranno realizzate. Non c’è metodo migliore per coinvolgere direttamente nelle scelte le associazioni culturali, le associazioni sportive, le associazioni benefiche, le proloco, semplici gruppi di cittadini che pensano, propongono e votano progetti per la città o per il proprio quartiere.

Non vuole essere un mezzo per sminuire il ruolo delle scelte di Sindaci e Consiglieri, ma laddove (soprattutto per le questioni meno “tecniche”) i cittadini possono scegliere direttamente loro senza delegare, ma democraticamente votare e decidere, non vedo perchè non si possa realizzare. La partecipazione politica non si sostanzia nel partecipare ad un comizio, a vedere un politico in una sala o in una piazza o a mettere una X il giorno delle elezioni su un nome o su un simbolo colorato. La partecipazione non significa fare un’osservazione ad un rappresentante e sperare che venga (forse) ascoltata. Partecipazione significa mettere nella condizione i cittadini di decidere. Democraticamente. Senza intermediazione.

Illusione che possa avvenire anche ad Asti? Secondo me no. Perchè da anni è già realtà in città come Ventimiglia, Albenga, Parma, Collegno, Pinerolo, Settimo Torinese. Il bilancio partecipativo è meraviglioso in quanto sono i cittadini direttamente a scegliere democraticamente in quali settori valorizzare il patrimonio comunale. Infatti, i progetti si sostanziano in bisogni concreti che circondano la cittadinanza: verde pubblico, progetti volti a migliorare la coesione sociale, strutture per assistenza ai bisognosi, arredo urbano, attività sportive. Un modo per rendere la cittadinanza sempre attiva, per sentirsi veramente parte dei beni comuni e, come suggerisce il nome, “partecipare” apertamente con le istituzioni.

Personalmente conosco bene la città di Albenga e lì è da anni che il bilancio partecipativo è realtà: grande entusiasmo tra i cittadini, interesse e coinvolgimento per una iniziativa che consente ai cittadini di scegliere quali opere pubbliche o interventi realizzare. Sempre restando in Liguria, anche a Ventimiglia è realtà già da anni e nelle edizioni passate, dopo la scelta dei cittadini, sono stati realizzati interventi che hanno permesso alle scuole di avere una lavagna multimediale, bookcrossing, centro fitness nei giardini pubblici, realizzazione di giardini ecc.

Per saperne di più è sufficiente visitare i siti dei Comuni delle città sopracitate e si rimarrà piacevolmente sorpresi, ne sono sicuro. Un modo per rimettere in delega direttamente ai cittadini la scelta sul come e dove investire parte delle risorse pubbliche.
Credo che in periodi difficili come questi che stiamo vivendo da anni iniziative come il bilancio partecipato siano fondamentali per (ri)trovare quel senso di comunità, cooperazione, collaborazione di cui abbiamo tanto bisogno.

Alberto Ferraris

Più informazioni su