Otto domande a Maurizio Tomasini: “La nostra idea di città nasce dalla socializzazione con i cittadini”

Continuiamo i nostri colloqui con i candidati a sindaco con Maurizio Tomasini, candidato per Ancora Italia, partito che vede tra i suoi ispiratori il filosofo Diego Fusaro.

Tomasini, classe 1977, si occupa di automazione industriale in un’azienda metalmeccanica nel torinese. E’ iscritto all’albo Periti ed ingegneri e vive a Refrancore. Nel proprio comune di residenza Tomasini si è battuto su molte questioni legate al benessere e alla sicurezza scolastica dei ragazzi.

Ecco le nostre otto domande per lui.


Nei primi canonici 100 giorni del mandato, quali dovrebbero essere le tre priorità su cui concentreresti subito l’azione di governo?

La mia prima priorità: analizzare i bilanci del Comune e con un gruppo di lavoro adeguato andare a verificare esattamente i conti delle casse comunali. Secondo: andare a valutare tutta una serie di strutture di proprietà del comune che non vengono utilizzate e per le quali  la collettività paga invece degli affitti per uffici che sorgono in ambienti alternativi. E quindi, terzo punto, fare un’analisi costi benefici sulla riqualificazione di tutte queste aree in degrado e che potrebbero essere utilizzate per spostare uffici o altre attività comunali.  In ogni caso, io voglio lavorare con i cittadini: per noi Asti è un banco di prova per un nuovo modo di fare politica, non legato a slogan ma ad una vera e propria socializzazione. Non mi interessa nessun altro legame politico, se non quello con i cittadini. 

Iniziando questa campagna elettorale hai incominciato a parlare con diversi cittadini. Secondo te qual è il problema che percepiscono come più grave e a cui l’attuale Amministrazione non ha saputo dare una risposta?

Io non faccio riferimenti all’attuale amministrazione o ad Amministrazioni passate. Non sono qua a giudicare gli altri. Io mi fermo a riportare quello che dicono i cittadini che ho incontrato e ciò che sentono nel cuore e nell’anima. Gli astigiani sono molto preoccupati e molto sotto stress per la situazione economica, soprattutto in riferimento alla mini e micro imprenditoria all’interno della nostra città, che si sta piano piano dissolvendo. E’ purtroppo un’esperienza quotidiana imbattersi ogni giorno in un un’attività che chiude o un locale commerciale che mette fuori il cartello affittasi. La piccola imprenditoria è la spina dorsale del nostro paese e della nostra città ed è una mia priorità cercare di riqualificare Asti dal punto di vista economico. Ci piacerebbe intervenire sulla questione affitti: l’Amministrazione dovrebbe obbligare i locatari a tenere sfitto il locale non più di un certo numero di mesi, entro il quale si è obbligati darlo in affitto, altrimenti si paga una tassazione extra al Comune. E’ una politica già attuata con successo in altri parti d’Europa. 

Il problema della sicurezza è sempre molto sentito dalla cittadinanza. In particolare, i roghi in via Guerra sono ancora una situazione irrisolta. Cosa si può fare per risolverla?

Il problema dei roghi è legato al problema dei nomadi. Io vorrei avere un approccio diverso con loro: sono persone, italiane ed astigiane, con una cultura diversa che io rispetto profondamente. Dal 1981 si è cercato di cavalcare questo problema a scopo propagandistico: io non voglio stare a questo gioco e voglio intervenire sulle cause e non sugli effetti. Quindi è inutile parlare di sgomberi o altri metodi coercitivi: con la violenza non si ottiene nulla. Con il colloquio e l’integrazione sì. Questo discorso non vuol dire dare loro agevolazioni diverse rispetto agli altri cittadini. Se ci saranno agevolazioni, ci saranno per tutti. Se ci saranno aumenti, saranno uguali per tutti. Siamo arrivati a un milione e 400mila euro di arretrati per le forniture idriche, ma quello che non viene sottolineato è che l’Enel non è in credito con loro con l’energia elettrica: le bollette le stanno pagando i contribuenti astigiani. Noi tutti facciamo riferimento a una parola che si chiama Costituzione: gli approcci di forza a questa situazione noi non vogliamo neanche sentirli nominare. 

Torniamo alla quotidianità. Qual é il giudizio sull’ordinaria amministrazione di questa Giunta (strade, pulizia, gestione del verde)? Cosa fare di concreto per migliorare Asti?

Conti alla mano e bilanci alla mano, sono sicuro che ci siano enti ed imprese che hanno già il mandato per ottemperare a queste esigenze. Non dobbiamo aspettare che il cittadino venga a bussare alla porta del Comune per lamentarsi. Le aziende che sono chiamate ad ottemperare a queste esigenze, non stanno facendo il loro lavoro. Nella mia “forma mentis” professionale, se io non faccio il lavoro per cui mi è stato dato un mandato, pago una penale: quindi dovremo pensare che chi non ottempererà a questi interventi di manutenzione della città, oltre a non ottenere più il lavoro la volta dopo, dovrà pagare una penale. Quindi, scrivere contratti di appalto con clausole più stringenti e agevolare le aziende puramente astigiane, vincolando i lavori con un limite non oltre i 40mila euro (per questioni legali e contrattualistiche ndr). I soldi del PNRR, poi, saranno gestiti con una serie di micro – piani con un limite massimo di spesa, dove ci sarà la possibilità di gestire i progetti vincolandoli ad aziende astigiane. I soldi devono girare sul territorio, altrimenti se facciamo progetti faraonici, le uniche entità che possono gestire attività di questo genere sono le grandi multinazionali e alla nostra città non rimane nulla, se non fare da passacarte. I soldi devono rimanere su Asti. 

Parliamo di te. Candidarsi a sindaco comporta un grande dispendio di tempo ed energie. A cosa hai dovuto rinunciare e cosa ti mancherà di più nei prossimi 5 anni se sarai chiamato ad amministrare la città?

Mancarmi? Nulla. Si evolve nella vita. Io non sarei qua se non avessi avuto il “permesso” di mia moglie e mia figlia. Se mi mancherà del tempo per la mia famiglia? Sì e no, perché la mia famiglia è sempre con me e mi segue sempre. Io non penso che dovrò rinunciare, forse avrò prontezza del fatto che dovrò rielaborare i miei parametri a cui ero abituato fino ad oggi. Ma, ripeto, è una scelta voluta e condivisa con la mia famiglia. 

Qual è il luogo di Asti del cuore? Quello dove ti piace passeggiare anche solo per rasserenarti dopo una giornata difficile?

Lungo il fiume Tanaro. Perché mi ricorda una cosa molto bella che mi è accaduta durante l’alluvione del 1994. Avevo un carissimo amico che aveva la sede legale di un’impresa di escavazioni in via del Barcaiolo. Io a quei tempi sono andato a dare una mano, spalando il fango, insieme a tantissime altre persone. Nel fango e nella disperazione mi sono arricchito e ho conosciuto tanto calore umano. Quindi spesso vado là per ricordare la tragedia del momento, ma anche quanto di bello mi ha lasciato. 

Qual è l’ultimo film che hai visto? E se Asti fosse l’ambientazione di un film, a quale tipo di storia ti piacerebbe facesse da cornice?

L’ultimo film che ho visto, anzi che ho rivisto è “La nuova Pearl Harbour” di Massimo Mazzucco, un “mattone” che dura circa 300 minuti, per capire e comprendere sempre meglio tutti i fatti avvenuti in seguito all’11 settembre 2001. Se Asti fosse l’ambientazione di un film, mi piacerebbe vedere un gruppo di bambini che usciti da questo periodo pandemico si abbracciano, girano per la città. Gli adulti sono seduti per la strada e i piccoli che raccontano cosa hanno vissuto. In altre parole, mi piacerebbe sentire e vedere il punto di vista dei bambini. 

Sicuramente il giorno in cui sarai eletto sindaco ad Asti nascerà un bambino/a. Tra 5 anni starà per andare a scuola, incomincerà la sua vita nella nostra comunità. Cosa gli vorresti dire, e che città vorresti regalargli/le per il suo futuro?

Facciamo così: finito il doppio mandato, quando questa bambina avrà 10 anni, faro io a lei questa domanda: “Ti ho lasciato un mazzo di carte? Perché il mio dovere è lasciare a te questo mazzo di carte e con la cultura che tutti noi, insieme ai tuoi genitori, ti abbiamo lasciato in questi anni, tu dovrai imparare a giocare le tue carte nella vita. Spero di averti fornito più carte possibili, se non l’ho fatto ti chiedo umilmente scusa”.