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Otto domande a Marco Demaria:”La mia prima priorità è un piano straordinario per la cultura”

Continuiamo i nostri colloqui con i candidati a sindaco con Marco Demaria, candidato di Asti in Azione, il partito di Carlo Calenda, ma sostenuto anche da Volt e +Europa.

Marco Demaria, classe 1984, dopo la maturità classica ha intrapreso gli studi al Conservatorio musicale. E’ direttore artistico, musicista e docente di violoncello, ha maturato importanti esperienze internazionali ed è impegnato nel settore artistico-culturale. E’ organista liturgico in Cattedrale e fin dal 2005 svolge a livello nazionale ed internazionale un’intensa attività concertistica: collabora con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, con l’Orchestra del Teatro “La Fenice” di Venezia, con l’Orchestra “Verdi” di Milano, la Camerata Würzburge e l’Orchestra d’archi “De Sono” di Torino. E’ anche tra i fondatori dell’Ensemble di Musica Antica “Armoniosa”, con cui dal 2012 svolge attività concertistica e discografica a livello europeo. Dal 2021 collabora stabilmente all’organizzazione e alla direzione artistica dell’Alba Music Festival.

Ecco le nostre otto domande per lui.


Nei primi canonici 100 giorni del mandato, quali dovrebbero essere le tre priorità su cui concentreresti subito l’azione di governo?

Cento giorni sono sicuramente un fattore simbolico, ma sono anche un segno per dimostrare come un’Amministrazione intende lavorare. La prima cosa che farei sarebbe una seria e immediata rivoluzione del panorama culturale astigiano. Convocherò immediatamente un tavolo per vedere lo stato dell’arte e per organizzare il nuovo corso della cultura ad Asti. Un serio ripensamento del Teatro Alfieri, del Conservatorio Verdi e soprattutto una direzione artistica che possa dare un brand univoco a tutte le manifestazioni culturali astigiane. Dobbiamo dare un segno forte di unità della scena culturale della città, non solo a livello regionale ma anche nazionale. L’altra grossa questione che stiamo studiando e che farei immediatamente è una rivitalizzazione del commercio in senso giovanile. Quindi vorrei subito incontrarmi con le parti sociali e studiare un piano, in particolare per quelle zone sensibili, stabilendo una priorità per gli under 30. Dobbiamo agire sulla tassazione comunale, azzerare la Tari, favorire la disponibilità del suolo pubblico, facendo anche da agenzia di incontro tra chi è proprietario dei locali commerciali e chi vuole entrare e trova prezzi fuori mercato. Su questo si può fare un buon lavoro di “moral suasion” sulla cittadinanza che non capisce come una via abbandonata senza negozi abbia una ricaduta molto grave sulla collettività. La terza cosa che vorrei fare è implementare un progetto atto ad intercettare ed elaborare i bandi europei. Una corretta gestione dei bandi europei consente di far cadere sul territorio molte risorse, sia nei piani strategici, sia sui piani comunali. All’estero sono state fatte progettualità di qualsiasi genere, andando a impattare positivamente su molteplici aspetti della vita dei cittadini. A me piacerebbe vedere assunzioni di alto profilo per giovani che hanno una visione diversa della città e che potrebbero trainare una nuova progettazione.

Iniziando questa campagna elettorale hai incominciato a parlare con diversi cittadini. Secondo te qual è il problema che percepiscono come più grave e a cui l’attuale Amministrazione non ha saputo dare una risposta?

Questa Amministrazione secondo me ha dato poche risposte, nonostante gli annunci. Se dovessi dire un problema particolarmente sentito, è quello che viene dalle frazioni, che lamentano un totale abbandono dopo le elezioni. Le frazioni sono un bacino di voti elettorali: ovviamente è impossibile per un comune vasto come quello di Asti avere una presenza continua in tutto il territorio frazionale, ma molti abitanti dicono di non vedere il sindaco o un assessore da cinque anni.  Questa Amministrazione ha visto tutto solo ed esclusivamente da piazza San Secondo. Io vorrei intervenire su questo problema con un assessorato ad hoc e un tavolo permanente dedicato alle frazioni. 

Il problema della sicurezza è sempre molto sentito dalla cittadinanza. In particolare, i roghi in via Guerra sono ancora una situazione irrisolta. Cosa si può fare per risolverla?

Il problema di via Guerra è un problema complessissimo, che non si può risolvere con gli slogan: infatti gli slogan del 2017 sono rimasti lettera morta e sono serviti solo a prendere in giro le persone. L’Unione Europea ci dà ogni quattro anni delle linee guida che ci servono per affrontare questa questione. Il Comune deve farsi carico dei minimi requisiti di sicurezza e di diritti umani. Il modo di affrontare questo problema che emerge da molti studi è quello di agire su diversi fronti. Il primo è insistere nel dialogo con i residenti, che ovviamente sono diffidenti per cultura e per come sono trattati. C’è poi un problema di polso. Io vedo come questa Amministrazione abbia avuto poco polso nell’affrontare i roghi, così come la malavita e il comportamento di queste persone. Abbiamo bisogno di un piano straordinario di sicurezza con Prefettura e Questura, di concerto con ASL, Servizi Sociali e agenzie che si occupano di educazione. Ricordo che il primo diritto che è stato disatteso nel campo nomadi è stato la mancanza di istruzione: abbiamo bisogno di istruzione. Invece che cavalcare la pancia della cittadinanza, bisogna operare in un altro modo insieme agli astigiani. Un modo nuovo fatto di patti di cittadinanza e di educazione civica. 

Torniamo alla quotidianità. Qual é il giudizio sull’ordinaria amministrazione di questa Giunta (strade, pulizia, gestione del verde)? Cosa fare di concreto per migliorare Asti?

Io percepisco quotidianamente questi problemi, perché ho un bimba piccola e capisco come sia difficile passeggiare sui marciapiedi. Questo lo rapporto ai portatori di handicap che non possono andare in giro per Asti: nel nostro programma c’è un ambizioso programma di rifacimento di marciapiedi e ciclovie, che consentirà una maggiore tranquillità per chi va a piedi o si sposta in bici. I fondi li troveremo attraverso dei progetti europei appositi, che mirano sia agli interventi straordinari che a quelli ordinari, cioè alla manutenzione. Manutenzione che è il vero male dell’Italia: si fanno le cose, ma poi nessuno pensa a come mantenerle. Il mio giudizio sulla gestione di Asti è pessimo: c’è incuria, c’è lassismo, c’è mancanza di polso per sanzionare i comportamenti incivili che imbruttiscono la nostra città, come per esempio la mancata raccolta delle deiezioni canine. Noi vorremmo mettere in atto i “patti di collaborazione”, patti che si possono fare tra singoli cittadini e l’Amministrazione per la cura del bene pubblico. La città capofila di questo protocollo è Bologna: io vorrei portare anche ad Asti questa buona prassi. Una parte della manutenzione potrebbe essere effettuata dai cittadini, con una co – responsabilità tra i singoli e la città.

Parliamo di te. Candidarsi a sindaco comporta un grande dispendio di tempo ed energie. A cosa hai dovuto rinunciare e cosa ti mancherà di più nei prossimi 5 anni se sarai chiamato ad amministrare la città?

Quando mi hanno proposto la candidatura, mia moglie ed io ci siamo guardati negli occhi, e ovviamente se lei mi avesse detto di no, io non avrei accettato. Penso che mi mancherà un po’ di tempo libero di coppia in questo momento importantissimo perché, avendo una bambina di sedici mesi, questo è soprattutto un tempo di coppia di famiglia. Se sarò chiamato a fare il sindaco, dovrò anche rimodulare la mia attività lavorativa, che come tutti i lavori prevede una certa presenza. 

Qual è il luogo di Asti del cuore? Quello dove ti piace passeggiare anche solo per rasserenarti dopo una giornata difficile?

Il luogo del mio cuore è senza dubbio la Cattedrale. Ci sono nato, cresciuto e vivo la parrocchia. La Cattedrale trovo che sia il monumento più bello e forse meno valorizzato che abbiamo ad Asti. Mi piace spesso passeggiare nelle vie del rione, via del Varrone, via Milliavacca, via Cattedrale. Sono vie silenziose ed intime, che porto dentro di me. 

Qual è l’ultimo film che hai visto? E se Asti fosse l’ambientazione di un film, a quale tipo di storia ti piacerebbe facesse da cornice?

In questi mesi mia moglie ed io siamo diventati fruitori seriali di “Downtown Abbey”, che vediamo non appena abbiamo un momento libero. Sono particolarmente amante dei film francesi, mentre quando voglio rilassarmi guardo un blockbuster americano, quelli dove ci sono i buoni e i cattivi e non ci sono ragionamenti troppo sottili. Asti invece è una città che si addice poco al modo di fare film dei registi italiani, quindi la vedrei bene trattata da un occhio straniero. Non è un set a cielo aperto, come può essere Venezia, ma ha dei luoghi molto belli che si possono ben prestare a registi internazionali.

Sicuramente il giorno in cui sarai eletto sindaco ad Asti nascerà un bambino/a. Tra 5 anni starà per andare a scuola, incomincerà la sua vita nella nostra comunità. Cosa gli vorresti dire, e che città vorresti regalargli/le per il suo futuro?

Io vorrei poterle dire che ho fatto in coscienza tutto quello che era possibile per rendere questa città migliore di quella che era. Vorrei anche dirle, quando compirà cinque anni, che Asti non è più una città impostata sugli anni ’80 del ‘900 ma sugli anni ’20 del 2000. Asti è una città ferma all’impostazione degli anni ’80: questo perché la classe dirigente non ha avuto un ricambio e tutto è rimasto fermo a quel tipo di impostazione culturale. Noi abbiamo una visione che guarda al 2030: quindi una smart city con servizi innovativi perché sarà finito il tempo della gestione iniziato quarant’anni fa.