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Otto domande a Chiara Chirio: “Puntiamo su illuminazione e ciclo dei rifiuti, tante soluzioni per rilanciare l’economia interna astigiana”

Iniziamo i nostri colloqui con i candidati a sindaco con Chiara Chirio, in lista con ItalExit, nata su impulso del senatore Gianluigi Paragone, fortemente euroscettica e che ha lanciato in questi mesi diverse battaglie, una su tutte quella contro l’utilizzo del Green Pass.

Chiara Chirio, nata a Torino il 3 marzo 1980, ma di origini astigiane da parte della famiglia paterna, è geometra ed è attualmente amministratrice nel settore del commercio a Montechiaro d’Asti, sportiva e sostenitrice di ciclismo.

Ecco le nostre otto domande per lei.


Nei primi canonici 100 giorni del mandato, quali dovrebbero essere le tre priorità su cui concentreresti subito l’azione di governo?

La prima priorità sarà quella di mappare la situazione della città per quanto riguarda la sicurezza e l’illuminazione. La seconda sarà quella di fare un’analisi della situazione sociale in questo momento, perché abbiamo riscontrato, ed è evidente, che ci sono dei disagi tra i cittadini sia a livello economico che psicologico. Il terzo punto che vorremmo affrontare è quello degli anziani, perché la situazione è destinata a peggiorare: quindi, capire dove e in che modo intervenire. La nostra città ha un grande problema con la Casa di Riposo Città di Asti: noi di Italexit vogliamo fare un piano serio per arginare le spese della struttura, partendo dal costo delle bollette e delle altre forniture. Non voglio fare promesse avventate perché stiamo entrando in una situazione difficile a livello nazionale e anche questo avrà un impatto sulla vita della nostra città. Se i soldi del PNRR ci saranno, cercheremo di capire il modo migliore per utilizzarli. Noi però ci stiamo approcciando con un metodo alternativo, ovvero quello di stare in piedi con le nostre forze. Facciamo un discorso al contrario: prima di vedere cosa ci arriverà dall’Europa che, ricordo, saranno finanziamenti a debito che pagheranno le prossime generazioni, pensiamo se Asti può fare qualcosa come città.  Vogliamo potenziare le nostre risorse investendo sulle eccellenze, a partire dall’agroalimentare. Il problema economico è oggi: prima dobbiamo agire e poi vedere in corsa cosa è più importante fare. Il nostro progetto di affiancare all’Euro una lira complementare, progetto a cui teniamo molto a livello nazionale, va proprio nella direzione di creare un’economia interna alla nostra città per agevolare il piccolo commercio locale e i negozi di quartiere.

Iniziando questa campagna elettorale hai incominciato a parlare con diversi cittadini. Secondo te qual è il problema che percepiscono come più grave e a cui l’attuale Amministrazione non ha saputo dare una risposta?

I cittadini sono molto preoccupati per la sicurezza e la situazione del commercio. Ho parlato con molti operatori del mercato: c’è poca affluenza, la viabilità non aiuta. Ad Asti molte serrande sono state tirate giù e tante forse lo saranno in futuro. C’è un problema di illuminazione pubblica molto sentito dalla cittadinanza. Vogliamo intervenire, anche inizialmente, con dei piccoli interventi che mi sono stati consigliati dai cittadini, anche solo abbassando un punto luce sulle strisce pedonali,  utilizzando lo stesso lampione, oppure facendo operazioni di potatura verso quegli alberi che ostruiscono la luce e rendono l’area contigua buia e poco sicura. Quindi, piccoli interventi all’inizio, per poi andare ad agire in maniera più sostenuta in seguito. Mi sono informata su quello che è stato fatto in alcune capitali d’Europa che hanno agito con interventi sul fotovoltaico:  è possibile copiarli e replicarli nella nostra città.

Il problema della sicurezza è sempre molto sentito dalla cittadinanza. In particolare, i roghi in via Guerra sono ancora una situazione irrisolta. Cosa si può fare per risolverla?

Le Istituzioni devono essere più presenti e questa situazione deve essere monitorata, non solo con degli strumenti tecnologici ma anche con dei presidi fissi da parte delle forze dell’ordine, per evitare che i rifiuti vengano portati in quella zona. Il problema dei roghi però, secondo me, è molto più ampio e si lega a come i rifiuti vengono smaltiti. Se noi avessimo una corretta filiera di smaltimento, come altre città fanno e dove il modello funziona molto bene, questo materiale non finirebbe in via Guerra e non verrebbe bruciato. Quindi sicuramente sono sì per una pressione più forte ma anche per risolvere il problema alla radice.

Torniamo alla quotidianità. Qual é il giudizio sull’ordinaria amministrazione di questa Giunta (strade, pulizia, gestione del verde)? Cosa fare di concreto per migliorare Asti?

Sull’ordinaria gestione, secondo me, si poteva fare meglio. Per quanto riguarda la gestione della città, sono in contatto con alcune persone che mi hanno spiegato come funziona: molti lavori sono dati in gestione a ditte esterne. Sarebbe bello invece far realizzare questi interventi dagli operatori del Comune, come veniva fatto una volta. Un dipendente comunale incentivato e motivato nella giusta maniera potrebbe essere molto utile. Delegare a ditte esterne questi interventi è un procedimento molto più costoso e non sempre tempestivo. Quindi fare un passo indietro rispetto ad oggi e ritornare agli affidamenti interni. Sulla raccolta dei rifiuti, noi vorremmo invece incentivare i cittadini alla differenziata con metodi innovativi, magari dando un buono da spendere all’interno dei negozi cittadini a quelli che conferiscono correttamente la plastica. Molte persone che sono in difficoltà avrebbero tutto l’interesse a recuperare questo materiale per ottenerne un ritorno economico. Sono d’accordo sul nuovo metodo verticale di raccolta dei rifiuti, ma non sull’inceneritore: è un pericolo che incombe sulla salute di tutti i cittadini.

Parliamo di te. Candidarsi a sindaco comporta un grande dispendio di tempo ed energie. A cosa hai dovuto rinunciare e cosa ti mancherà di più nei prossimi 5 anni se sarai chiamato ad amministrare la città?

Non mi mancherà nulla. Ho accettato questa sfida perché ero in un momento della mia vita in cui mi trovavo fortemente demotivata. Allora mi sono detta: “o aspetti che tutto ti crolli in testa oppure reagisci e cerchi di essere molto propositiva”. Quindi questa esperienza che sto facendo è sì molto faticosa, ma dall’altra parte è molto appagante. Frequentando le piazze e parlando con la gente ricevo un’energia che mi dà la carica e la spinta verso un’avventura nuova. Se proprio devo dire a cosa ho rinunciato, forse questo è lo sport: io sono una ciclista. In questo momento penso però che la priorità sia un’altra: quando sarò più serena penserò a tornare in sella.

Qual è il luogo di Asti del cuore? Quello dove ti piace passeggiare anche solo per rasserenarti dopo una giornata difficile?

A me Asti piace tutta. Però, se devo dire un posto che mi trasmette serenità, quella è la passeggiata di Viatosto. E’ un luogo dove si respira ancora tranquillità e dove ci si può rilassare.

Qual è l’ultimo film che hai visto? E se Asti fosse l’ambientazione di un film, a quale tipo di storia ti piacerebbe facesse da cornice?

Ho studiato al Dams, con indirizzo cinema, quindi ho molti film preferiti. L’ultimo film che ho visto, anzi, che ho rivisto, è stato “Psycho” di Hitchcock. Sono anche un’appassionata dei film di Orson Wells come “Quarto Potere”.  Forse nella nostra città manca un po’ di allegria. Quindi ad Asti ambienterei una commedia all’italiana, un “Bianco, Rosso e Verdone” per intenderci. Per tornare a ridere insieme.

Sicuramente il giorno in cui sarai eletto sindaco ad Asti nascerà un bambino/a. Tra 5 anni starà per andare a scuola, incomincerà la sua vita nella nostra comunità. Cosa gli vorresti dire, e che città vorresti regalargli/le per il suo futuro?

A questa bambina pianterei un alberello con il suo nome, in maniera tale che lei possa vederlo crescere e prendersene cura. Sarebbe una cosa molto bella e molto educativa. Tra cinque anni, poi, vorrei consegnarle una città che le dia occasione di realizzare sé stessa e di progettare il proprio futuro conservando però la serenità, perché i bimbi in questi due anni la loro serenità l’hanno persa. E soprattutto sperare di non vederla mai più con una mascherina in volto.