La difesa europea e il futuro dell’Europa al centro di un convegno del MFE di Asti

“Siamo davvero molto soddisfatti per i contenuti emersi nel corso dei lavori, che hanno segnato la ripresa dell’attività in presenza della Sezione MFE di Asti dopo le restrizioni sanitarie. I temi della difesa e dell’attività diplomatica comune sono strategici per il futuro dell’Europa e del mondo: proprio nei momenti più difficili il processo di integrazione europea ha conosciuto i progressi più significativi”.

Questo il commento di Davide Arri, segretario provinciale del Movimento Federalista Europeo della sezione di Asti in seguito al convegno “Quale difesa europea: eserciti nazionali o esercito comune europeo?”, organizzato sabato scorso in collaborazione con la Fondazione Giovanni Goria, l’Associazione Europa Duemila e il Centro di Divulgazione Scientifica di Asti.

Al centro dell’incontro l’idea di una struttura militare europea, un tema di stringente attualità, tornato alla ribalta del dibattito politico a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Moderati dal giornalista Carlo Cerrato hanno preso la parola Domenico Moro consiglio direttivo del CSF e della direzione nazionale MFE autore del libro “Verso la difesa europea. L’Europa e il nuovo ordine mondiale” e Alberto Frascà direttivo della sezione MFE Torino.

“Il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo scorsi, dopo due anni di discussioni, ha approvato la “Bussola strategiva”, il documento con il quale l’UE individua le minacce alla sua sicurezza ed i mezzi per farvi fronte. – ha spiegato Moro – Il testo ribadisce il sostegno al multilateralismo e ad un ordine internazionale aperto basato su regole, mentre sul piano operativo la decisione più concreta è l’istituzione, nel 2025, di una capacità di dispiegamento rapido di 5.000 militari, comprendente forze terrestri, aeree e marittime che inizialmente si concentrerà sulle operazioni di soccorso ed evacuazione, oltre che sulla fase iniziale delle operazioni di stabilizzazione. Ciò che si intende fare qui è, in primo luogo, togliere alibi al lungo calendario operativo previsto per l’istituzione della forza di dispiegamento rapido. In secondo luogo, iniziare a riflettere su come conciliare il ruolo NATO per la difesa collettiva e l’autonomia decisionale dell’UE. Infine, mettere in luce la novità del modello di difesa di cui si sta dotando l’UE, rispetto a quelli tradizionali”.

“Certamente l’UE non ha ad oggi una politica di difesa comune derivante dalla susssistenza di un esercito comune europeo e neppure una politica di sicurezza esplicitabile tramite una forza di deterrenza militare – ha evidenziato Frascà –  L’UE ha sempre delegato all’Alleanza atlantica ed alla NATO tali compiti; il ritorno della guerra di invasione ai suoi confini rende oramai cogente la promozione di passi per ottenere un’autonomia strategica in materia di difesa, sicurezza ed energia. Questo richiederà, con ogni probabilità, come precisato dai cittadine europei all’esito dei lavori della Conferenza sul futuro dell’Europa e come anche auspicato da Draghi e da Macron, che l’Unione intervenga anche sulla propria architettura istituzionale, consentendo ai paesi che lo vorranno di stringere un più saldo accordo federale, in cui votare a maggioranza sulle decisioni di politica estera, di difesa e di sicurezza comuni”.

Queste scelte necessitano di una forte legittimazione democratica – ha concluso ancora Moro – È vero che il Parlamento europeo può intervenire ed interviene quando si tratta di politica estera e di sicurezza europea, ma l’opinione pubblica europea deve essere coinvolta nel dibattito sulle scelte avanzate con la Bussola strategica e questo può avvenire solo nel corso della campagna elettorale europea del 2024. È per questo che è necessario procedere, fin da ora, con decisioni concrete e visibili, ad istituire un embrione di forza militare europea”.

La difesa europea è quindi una questione di fondamentale importanza che non può fare a meno del coinvolgimento dell’opinione pubblica europea.