Con la piattaforma Ardì la Provincia di Asti guarda al recupero delle aree dimesse per un rilancio del territorio

“Ardì”, sta per aree dimesse, ma in piemontese significa anche arzillo, vitale. La scommessa per il futuro dell’Astigiano passa attraverso questi due concetti: il recupero delle aree non più convertibili all’agricoltura e la rivitalizzazione del territorio per un rilancio economico.

Di questo è convinta la Provincia di Asti che ieri, giovedì 3 febbraio, ha presentato Ardì, una piattaforma digitale che funge da mappa per attrarre aziende che vogliano scommettere sul nostro territorio provinciale. “Il presupposto è attrarre investitori. Per farlo è necessario capire cosa abbiamo, cosa è utilizzabile e poi organizzare e pianificare per aumentare il lavoro” così ha aperto i lavori Paolo Lanfranco, presidente della Provincia

“Il territorio non è un’entità immobile ma ha bisogno di essere continuamente riqualificata. Le aree dismesse portano degrado e inquinamento ambientale, ma un loro recupero può offrire opportunità di lavoro e di rilancio sociale ed economico. Per questo vanno messe a conoscenza degli imprenditori” ha aggiunto Barbara Baino,
consigliera della Provincia di Asti con Delega alla Pianificazione Territoriale.

“Si tratta di un lavoro che anticipa e si incastra con il nuovo disegno legge regionale sull’Urbanistica che ha come riferimento il 2050 anno in cui bisognerà arrivare al consumo zero di suolo. Bisogna arrivare a questa data prepararati” ha aggiunto Fabio Carosso, vice presidente della Regione Piemonte con Delega alla Pianificazione Territoriale

A spiegare nel dettaglio cos’è Ardì e come funzionerà sono stati Nada Ravizza (responsabile del Servizio Pianificazione Territoriale della Provincia di Asti) e Franco Brignolo (responsabile del Servizio Ambiente e SUAV della Provincia di Asti). Ardì nasce di pari passo con la stesura della prima variante al Piano Territoriale Provinciale, da un confronto costante con la Regione Piemonte e dal coinvolgimento dei Comuni. Gli obiettivi sono: il contenimento del consumo di suolo, il riutilizzo dell’edificato esistente, la realizzazione di una vetrina di aree in cui gli investitori possono decidere di insediare le proprie attività. In estrema sintesi: coniugare la necessità di sviluppo economico favorendo la riqualificazione delle aree dismesse.

Il lavoro è iniziato con l’invio ai comuni di schede per mappare le aree commerciali ed industriali non più utilizzate. Il risultato è una piattaforma di libero accesso (che sarà messa online prossimamente) contenente foto del sito e foto aree e una serie di informazioni utili per una possibile azienda che voglia insediarsi: la tipologia dell’area, la presenza di vincoli ambientali, l’esistenza di utenze, l’accessibilità, la distanza da caselli autostradali, la necessità di bonifica, se si tratta di una proprietà pubblica o privata, l’estensione.

Ardì è quindi un modo per capire cosa offre il territorio e per pianificare scelte strategiche anche molto ambiziose: grazie a questo strumento sarà possibile rispondere a bandi regionali provando addirittura ad incanalare i fondi del Ministero della Transizione Ecologica previsti da “Hydrogen valley”, la nuova attività di produzione di idrogeno con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il cui requisito è proprio il recupero di siti dismessi.

Da qui il richiamo ai Comuni  a non perdere questa occasione e un rinnovato invito a mandare l’elenco delle aree dismesse presenti sui propri territori municipali. Se da un lato infatti la piattaforma presenta un alto potenziale, dall’altra manca ancora di capillarità: sono pochi, ad oggi, i Comuni astigiani che hanno risposto all’invito della Provincia.