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Referendum cannabis, il 15 febbraio ci sarà la pronuncia della Corte Costituzionale

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Il prossimo 15 febbraio la Corte Costituzionale si pronuncerà in merito all’ammissibilità della proposta di referendum finalizzato alla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo. Si tratta di un passaggio di particolare importanza, che potrebbe segnare – in un senso o nell’altro – l’iter burocratico propedeutico all’indizione del referendum vero e proprio. Al momento, le oltre 600.000 adesioni raccolte tra settembre e ottobre dello scorso anno, nonostante alcuni problemi di trasmissione da parte di alcuni comuni, sono state già validate dalla Corte di Cassazione.

Cosa potrebbe accadere il 15 febbraio

La pronuncia da parte della Consulta sancirà se i quesiti contenuti all’interno della proposta referendaria sono ammissibili oppure no. A tal proposito, è bene ricordare come il referendum promosso da alcune associazioni (Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone), con il supporto di diversi partiti (tra cui +Europa, Possibile e Radicali italiani) punta alla riforma del DPR 09/90 (“Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”) meglio noto come “Testo unico sulla droga”.

L’obiettivo dei promotori del referendum è quello di attuare una sostanziale depenalizzazione dei reati previsti dall’attuale normativa vigente per la coltivazione e l’uso personale della cannabis a scopo ricreativo. Ciò si tradurrebbe, dal punto di vista pratico, nella cancellazione delle pene detentive stabilite dall’articolo 73 del Testo Unico, per chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna” sostanze stupefacenti di qualsiasi genere. La stessa pena (reclusione da sei a venti anni) è prevista anche per chi “importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene” sia sostanze stupefacenti che medicinali che contengono queste ultime. Al contempo, il referendum punta a modificare anche l’articolo 75, secondo il quale la detenzione per uso personale può cagionare la sospensione della patente di guida, del passaporto o del permesso di soggiorno.

Nel caso in cui la Consulta si pronunci in modo favorevole, l’iter del quesito referendario si sarà concluso positivamente: lo step seguente, infatti, è l’indizione del referendum, mediante il quale la popolazione si esprimerà in merito alle modifiche della normativa vigente.

Canapa legale: gli ultimi sviluppi

Mentre il referendum per la legalizzazione della cannabis è atteso da un passaggio fondamentale, il settore della canapa legale è stato scosso dal decreto interministeriale adottato dalla Conferenza Stato-Regioni. Il provvedimento, in sostanza, non ha apportato alcuna novità significativa al quadro normativo di riferimento ma molti produttori si sono detti allarmati per le ripercussioni che il decreto avrebbe potuto avere su un settore che impiega migliaia di lavoratori.

Le associazioni di settore hanno però chiarito fin da subito come l’impatto del provvedimento sarà nullo, in quanto ribadisce l’ordinamento normativo preesistente. La coltivazione delle infiorescenze per la produzione di sostanze attive resta regolamentata dal Testo Unico del 1990 ed è subordinata all’autorizzazione del Ministero della Salute. Per quanto riguarda, invece, la filiera dei prodotti ‘light’, ossia i derivati della canapa sativa L. a basso tasso di THC, Agrinsieme ha sottolineato, in una nota diffusa dall’ANSA, come “si è quindi persa l’occasione di fare chiarezza sul piano normativo e di dare una spinta propulsiva a un comparto che ha tutte le potenzialità, a livello agricolo e di trasformazione, di attrarre risorse e investimenti, creando occupazione, specie giovanile”.

Ad ogni modo, i prodotti ricavati dalla cannabis legale, a differenza di quanto suggerito da alcune interpretazioni, non sono stati messi fuorilegge; restano quindi reperibili online, presso e-commerce specializzati come High on life weed, oppure nelle rivendite al dettaglio presso i negozi fisici. Gli usi consentiti restano quelli previsti dalla legge n. 242 del 2016.

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