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Lettere al direttore

“Cani e gatti stanno occupando il posto dei figli”, le riflessioni di CGIL Asti sulla procreazione dopo le parole di Papa Francesco

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni della CGIL di Asti sulla procreazione dopo le parole di Papa Francesco sulla genitorialità.


“Cani e gatti stanno occupando il posto dei figli”. Questa colorita espressione è stata usata da Papa Francesco nell’udienza del 5 gennaio, nell’ambito di un ampio intervento che esprimeva grave preoccupazione per il calo delle nascite.
Il discorso del Pontefice ci spinge ad alcune rispettose riflessioni.
La genitorialità è qualcosa di meraviglioso nonché la condizione stessa della vita umana. Una delle acquisizioni della modernità è che debba essere una libera scelta, un atto d’amore. Una vocazione, tanto per stare in tema.

I motivi per cui si decide di non avere figli possono essere tanti, molto seri o anche no. Da testimonianze di loro amici, pare che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo (i celebri Giudici uccisi in un attentato mafioso insieme alla loro scorta) avessero deciso di non avere figli perché temevano di lasciare degli orfani. Questo è un motivo serissimo e merita il più grande rispetto. Ma può bastare molto meno, ad esempio non sentirsi portate/i per crescere figli e figlie. In un pianeta che tra poco raggiungerà gli 8 (otto!) miliardi di persone, e con metodi anticoncezionali alla portata, forse l’umanità tutta potrebbe permettersi il lusso di scegliere secondo le sue inclinazioni, anzi questo diritto dovrebbe essere esteso anche ai Paesi più poveri (per inciso, sono anche i Paesi in cui non arrivano i vaccini anti Covid..).

Essere genitori senza desiderio ma solo ‘per essere come tutti gli altri’ vuol dire uniformarsi ad un obbligo sociale e basta. Non sarebbe più utile concentrarsi piuttosto sulle tante e tanti che vorrebbero avere figli e figlie, ma non possono? Ed eliminare gli ostacoli che si frappongono alle loro aspirazioni?

Si fanno figli e figlie quando si è ragionevolmente sicuri di poterli nutrire, vestire, farli studiare. Come farlo se si è disoccupati? O precari? O con stipendi risibili? Su questo dobbiamo ammettere che il pontificato di Bergoglio è sempre stato molto puntuale, denunciando con forza lo sfruttamento del lavoro. Ahimè poco ascoltato dal decisore politico, come lo sono tutti quelli (noi compresi) che da anni lottano contro la mortificazione delle lavoratrici e dei lavoratori di ogni età. Con riferimento alle giovani generazioni, li stanno condannando ad un’adolescenza perpetua, a restare nella casa dei genitori e a dipendere economicamente da loro, in un’età in cui dovrebbero invece prendere in mano la loro vita. E infatti molti se ne vanno all’estero, con grave depauperamento per la nostra comunità nazionale. Questo è il frutto marcio dell’accanimento ideologico neoliberista, neanche la pandemia sembra averlo appannato. Insomma, troppo comodo il posto fisso…

Ma non basta. Anche chi ha un lavoro, persino decorosamente retribuito e passabilmente sicuro, incontra grandi difficoltà ad accudire i bambini. Lo sanno bene soprattutto le donne, vere e proprie acrobate tra orari di lavoro, orari della scuola, asili che scarseggiano o sono troppo cari, orari degli uffici e dei negozi, e dopo una certa età anche genitori anziani da assistere, e la gestione della casa in cui gli uomini sono ancora troppo poco coinvolti. Molte giovani coppie rischiano di implodere quando in casa arriva un bambino o una bambina, si sentono schiacciate e vedono la loro vita stravolta. Perché la genitorialità deve essere pagata ad un prezzo così pesante? Nella nostra società fatta di famiglie nucleari, senza buoni servizi sociali di supporto e sostegno a madri/padri, essere genitori è veramente molto faticoso. Se poi aggiungiamo che l’età pensionabile è stata man mano elevata, i trentenni di oggi non possono neppure fare affidamento più di tanto su nonne e nonni, in quanto ancora al lavoro! Non ci si può stupire, quindi, che dopo il primo figlio si decida di non averne altri. Dunque, urgono servizi sociali buoni, diffusi e pubblici, senza dirottare risorse preziose verso il privato, anche confessionale.

Non basta ancora. Esistono anche impedimenti fisici, problemi di infertilità, forse dovuti al nostro stile di vita, all’età più grande in cui si sceglie di diventare genitori e tante altre cose. La scienza ormai da tempo mette a disposizione delle tecniche avanzate di procreazione assistita, ma in Italia nel 2004 venne emanata in materia la pessima Legge 40, che condannava le donne che cercavano una gravidanza a pratiche invasive e pericolose per la loro salute, costringendole a dosi massicce di terapie ormonali. Nel 2005 venne promosso un referendum per abrogare la legge ma non si ottenne il quorum. Spiace dirlo, allora la Chiesa Cattolica si schierò per l’astensione e quindi per il fallimento del referendum abrogativo. Rispettosamente chiediamo: come si può contemporaneamente invitare alla procreazione e ostacolare chi vorrebbe essere aiutata/o a farlo? (La Legge 40 è poi stata profondamente modificata per via giudiziaria, le sentenze si sono incaricate di correggere le storture più evidenti e più in contrasto con la Costituzione).

Nell’udienza Bergoglio ha parlato giustamente di adozioni e della opportunità di rendere le relative pratiche più facili e agevoli. Ben lo sanno coloro che hanno intrapreso questa strada e si sono dovuti sottoporre a veri e propri tour de force, anche molto costosi. I figli sono soprattutto di chi se ne prende cura, al di là del dato biologico, siamo assolutamente d’accordo nel definire l’adozione come un atto d’amore. Ma non capiamo perché la si debba limitare in base al proprio orientamento sessuale. A noi piace parlare di ‘famiglie’, al plurale, dove si è capaci di dare affetto a figli e figlie come persone, che si tratti di una mamma e un papà o due mamme o due papà.

Appare quindi evidente come il calo delle nascite sia un tema complesso, da affrontare nei suoi molteplici aspetti e non possa essere facilmente liquidato con una esortazione alla buona volontà.

Per quanto riguarda le ripercussioni della de-natalità sulla tenuta del nostro sistema dal punto di vista economico-sociale (dai posti di lavoro scoperti, alle pensioni, al progressivo invecchiamento della popolazione) bisogna rimarcare l’assoluta incongruenza delle nostre politiche migratorie. Non si può piangere per le poche nascite, lanciare allarmi sul calo demografico….e dire che non sosteniamo l’arrivo di persone da altri paesi! Oltre tutto, persone in gran parte giovani e giovanissime, di cui abbiamo un gran bisogno. Su questo siamo in perfetta sintonia con Papa Francesco, che ha stigmatizzato in diverse occasioni l’egoismo dell’Occidente al riguardo. L’egoismo e la miopia, l’incapacità di capire quel che è giusto fare.

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