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Coldiretti: il “no” del Governo al Nutriscore salva la dieta mediterranea

Lo stop del presidente del Consiglio italiano al Nutriscore rafforza il fronte dei Paesi contrari al sistema di etichetta nutrizionale a colori, che è fuorviante, discriminatorio ed incompleto e finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta“. È quanto afferma Coldiretti rispetto alle dichiarazioni del premier Mario Draghi.

Un pronunciamento importante poiché, come sosteniamo da sempre, con l’etichettatura Nutriscore francese, come con quella a Semaforo adottata in Gran Bretagna, si rischia di promuovere cibi spazzatura escludendo, paradossalmente, dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta – spiega Marco Reggio Presidente di Coldiretti Asti -. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera che tiene conto dell’insieme della dieta alimentare e non si focalizza sul singolo prodotto. La nostra regione ha una grande biodiversità da continuare a valorizzare per evitare una indistinta omologazione”.

Le discussioni in sede Ue fanno già intravedere una sostanziale divisione in due fronti: se la Francia guida un consistente fronte pro-Nutriscore con l’appoggio della Germania, l’Italia si sta muovendo per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore e che vada a rivedere alcuni dei principi e idee alla base del sistema francese, supportato anche formalmente al momento da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria.

La Commissione europea ha anche avviato ad inizio 2021 una consultazione pubblica mentre il Parlamento europeo non si è ancora espresso sull’argomento – conclude Diego Furia Direttore Coldiretti Asti -. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza contrastando le indicazioni fuorvianti ed estendendo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”.