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Asti, la minoranza all’attacco sulla sanità: non ci sono gli stessi standard in tutto il territorio

La situazione della sanità astigiana è abbandonata a se stessa? Se lo chiedono i consiglieri di minoranza in una conferenza stampa convocata per fare il punto sulle politiche sanitarie del nostro territorio alla luce degli ultimi annunci dell’assessore regionale Marco Gabusi che sembrano premiare alcune zone della nostra provincia a dispetto di altre.
Così, i consiglieri Mauro Bosia, Mario Malandrone, Angela Quaglia, Maria Ferlisi e Giorgio Spata hanno tratteggiato una panoramica della situazione con molte ombre e poche luci.

“Partiamo dal fatto che l’assessore Gabusi ha recentemente annunciato che le ambulanze medicalizzate di stanza a Canelli e a Santo Stefano Belbo passeranno nel 2022 dal servizio a 12 ore a quello a 24 – afferma Angela Quaglia – Ovviamente siamo contenti di questo ampliamento del servizio, ma nello stesso tempo ci chiediamo come mai altre zone dell’ astigiano non ricevano lo stesso trattamento. Moncalvo per esempio che deve coprire tutto il quadrante nord-ovest dell’astigiano, ovvero un territorio che va da Robella fino a Portacomaro, può contare su una sola medicalizzata in servizio 12 ore al giorno. I restanti turni sono coperti dalla medicalizzata di Asti città, che però ovviamente se è impegnata nel capoluogo lascia scoperta un’ampia zona della provincia”.

La minoranza contesta che la medicalizzata di Asti ha effettuato 2871 interventi nel 2018, a fronte di 1328 interventi della medicalizzata di Nizza, a 537 interventi nelle 12 ore di turno per l’ambulanza di Moncalvo, mentre Canelli e Santo Stefano Belbo sono nettamente meno impegnate con 477 e 420 interventi rispettivamente.
Per questo chiediamo che il servizio del 118 abbia uguali standard su tutto il territorio provinciale – continua la Quaglia – e questo sarà possibile solo con l’assunzione in servizio nelle 24 ore dell’ambulanza medicalizzata di Moncalvo e l’affiancamento all’ambulanza di Asti di un auto medicalizzata”.

Le critiche alla gestione del Piano sanitario non finiscono però qua: “Chiediamo chiarezza sulle sorti della Casa di Riposo città di Asti -aggiunge Mauro Bosia – dopo la storia dei vincitori del concorso che non sono stati assunti non abbiamo ricevuto nessuna notizia da parte del commissario straordinario su quale sarà il futuro della struttura che è passata da 600 degenti a circa 200. Vogliamo sapere se c’è una progettualità condivisa dall’Amministrazione”.

Di mancanza di dialogo con l’amministrazione parla anche Mario Malandrone: “Nei piani del PNRR si parla di sanità territoriale e di telemedicina: vogliamo sapere come i fondi saranno effettivamente spesi e se l’amministrazione può darsi delle risposte puntuali ha questi problemi che solleviamo. Purtroppo fino ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta”.
“Il frutto delle decisioni sanitarie dipende dalle volontà politiche – così Giorgio Spata – purtroppo questo però ha un impatto negativo sulla vita dei cittadini che si ritrovano spesso con tempi di attesa smisurati per accedere alle prestazioni sanitarie”.

Prova a tracciare un bilancio Maria Ferlisi: “Il nostro modo per porre l’attenzione su questi temi che speriamo possano essere bipartisan è di interesse da parte tutta la collettività. Chiediamo all’amministrazione che si faccia portavoce con la Regione delle criticità che ci sono sul territorio, a partire dalla carenza di medici e anestesisti, tante volte chiamati “a gettone” per supplire alle mancanze strutturali del sistema sanitario”.