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Siccità e caldo record, così il Tanaro quasi “scompare” fotogallery

Il Tanaro ridotto a un letto di polvere e ghiaia, con pochi ristagni guadabili praticamente a piedi, là dove prima correva il fiume. Basterebbero queste poche, impressionanti foto ad illustrare gli effetti di questa estate 2021 sul nostro corso d’acqua, neanche lui indenne dalle conseguenze dei cambiamenti climatici in atto.

Se infatti la media pluviometrica ad Asti città non si è discostata dalla media estiva grazie ad un mese di luglio più piovoso del normale, a cui ha fatto da contraltare un agosto caldo e secco, è in montagna che la situazione purtroppo è diventata preoccupante. A Garessio il fiume è praticamente scomparso: nelle vallate cuneesi il deficit idrico è stato impressionante, con un apporto delle precipitazioni inferiore anche dell’80% rispetto alla media. Anche il monte simbolo della nostra regione, il Monviso, è rimasto a secco: il rifugio Sella, ai piedi della vetta, ha dovuto chiudere anticipatamente la stagione per mancanza d’acqua.

Nell’ultimo bollettino dell’Arpa si parla di siccità estrema in tutta la fascia alpina e prealpina del Piemonte meridionale: quello di quest’anno è il terzo agosto più secco degli ultimi 65 anni, dietro solo al 1961 e al 1962, ma con temperature record ben diverse da quelle di quel decennio, che hanno sicuramente facilitato l’evaporazione.

A lanciare l’allarme è anche la Coldiretti, che mette in guardia su come l’attuale siccità potrebbe mettere a rischio il 40% della produzione agricola: “In Piemonte fiumi e torrenti hanno tra il 35 ed il 65% d’acqua in meno rispetto alle medie storiche degli anni precedenti e negli ultimi giorni la portata è calata di un ulteriore 20% per mancanza di piogge – afferma l’associazione di categoria – a patirne, soprattutto, il comparto cerealicolo ed in futuro potrà esserci quello zootecnico in difficoltà per mancanza di foraggi”.

Paradossalmente la prolungata mancanza di piogge aumenta anche il rischio idrogeologico, nel caso arrivasse una fase perturbata prolungata: il terreno infatti non è in grado di assorbire in maniera ottimale la pioggia, che viene riversata nel letto dei corsi d’acqua. In poco tempo, fiumi e torrenti, paradossalmente, possono passare dalla secca alla piena.