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“Nel tempo perfetto di Dio”: ordinazione sacerdotale per Padre Benjie Calangi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta da Padre Benjie Calangi in occasione dell’ordinazione sacerdotale.


In God’s perfect time (Nel tempo perfetto di Dio). Sono io per primo a credere in questa prospettiva di vita. Credo che il tempo migliore per noi sia il tempo perfetto di Dio. Lo affermo con grande convinzione perché l’ho sperimentato già tante volte nella mia vita. La mia vita di cristiano è stata una grande manifestazione della importanza del tempo di Dio, del disegno del Signore per la mia vita, nel tempo opportuno.
Sono Benjie Calangi, filippino, 44 anni, diacono e faccio parte della provincia religiosa “San Giuseppe Marello” degli Oblati di San Giuseppe. Attraverso un lungo cammino di discernimento, ho dovuto aspettare un bel po’ di tempo per realizzare il disegno del Signore nella mia vita. Rispetto agli altri seminaristi che cominciano il loro percorso vocazionale quando sono giovani, io avevo già 36 anni quando ho cominciato il mio iter formativo. Per molti, ero già in ritardo per cominciare come aspirante, ma per il Signore, quell’età era il momento perfetto per intraprendere il cammino come religioso e oggi come sacerdote.

“Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna” (Matteo 21:28).
Ho cominciato a lavorare quando avevo vent’anni. Ho lasciato il mio paese di Batangas nelle Filippine per trovare un lavoro all’estero, un lavoro che potesse darmi un salario da mandare alla mia famiglia ogni mese. Ringrazio il Signore perché ho avuto l’opportunità di lavorare sempre. Con l’aiuto del Signore, ho lavorare in Hong Kong, a Dubai, negli Stati Uniti d’America. In ogni lavoro che facevo, vedevo sempre il vero valore del lavoro e lo apprezzavo molto, tanto da diventare una passione, una passione per servire. Per me è una cosa importante e dignitosa. Col lavoro, non solo potevo guadagnare per me e per la mia famiglia, ma il lavoro mi dava la possibilità di essere in un atteggiamento di servizio verso gli altri.

Questa prospettiva di lavoro è cambiata quando sono entrato nel seminario degli Oblati di San Giuseppe a Roma e ho cominciato a fare concretamente i miei “first steps” (primi passi) nella mia vocazione e nello stesso tempo ho iniziato a comprendere sempre meglio il vero senso della chiamata che il Signore mi aveva fatto comprendere. Per noi Oblati di San Giuseppe è fondamentale lavorare, cercando sempre “di curare gli interessi di Gesù”. Pur dovendo lavorare, ho sempre coltivato nel mio cuore questo desiderio di lavorare nella vigna del Signore in una maniera concreta, con una prospettiva di carità, di gratuità e di servizio, come il nostro Patrono San Giuseppe, che con un cuore di Padre (Patris Corde), ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento alla sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia del lavoro. Lavorare per gli interessi di Gesù significa partecipare all’opera della salvezza, significa che il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

In questo anno speciale che papa Francesco ha dedicato a san Giuseppe, con immensa gioia e gratitudine al Signore, si realizza il mio sogno, il mio desiderio maturato in questi anni e il mio cuore esprime la gioia con le parole del salmo 17: “Ti amo Signore, mia forza, mia roccia, mia fortezza, mia salvezza! In questi anni non sempre facili, la tua destra mi ha sostenuto,la tua bontà mi ha fatto crescere, Tu hai spianato le vie ai miei passi e i miei piedi non hanno vacillato.” E’ veramente stupendo il dono della vocazione religiosa e sacerdotale.

Sabato 18 settembre, nel santuario di san Giuseppe di Asti, per le imposizioni delle mani e la preghiera consacratoria del Vescovo Marco, sarò ordinato sacerdote.

Sono consapevole che mi attende un impegno grande e spesso mi domando se sarò all’altezza di questo compito ma poi, pensando all’origine della mia vocazione e del cammino percorso, mi sento di poter dire, con le parole del papa Giovanni Paolo II : “ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero ed è un dono che supera infinitamente l’uomo.”

Che Gesù, il buon pastore, mi renda sempre gioioso nel ministero sacerdotale che sono chiamato a svolgere, ravvivi la fedeltà alla mia scelta di sacerdote religioso tra gli Oblati di san Giuseppe e soprattutto che possa continuare ad essere utile strumento nella mani di Dio.

padre Benjie