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Lettere al direttore

Mauro Bosia scrive a Galvagno per scongiurare l’accorpamento delle filiali della Banca di Rocca d’Arazzo e Mongardino

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Mauro Bosia al presidente della Banca di Asti, Giorgio Galvagno, per scongiurare l’accorpamento della filiale della Banca di Rocca d’Arazzo con quella di Mongardino.


Egregio Dottor Giorgio Galvagno,
nei giorni scorsi i titolari di conti correnti e prodotti finanziari presso la filiale di Rocca D’Arazzo della Banca di Asti – principalmente residenti nei comuni della stessa Rocca e di Azzano d’Asti, ma non esclusivamente – hanno trovato nella buca delle lettere una missiva in cui vengono informati del fatto che a partire dal 11 settembre 2021 la filiale di Rocca D’Arazzo verrà accorpata a quella di Mongardino. La nuova filiale di Mongardino-Rocca D’Arazzo dal giorno 13 settembre erogherà i servizi alla clientela presso i locali di Rocca D’Arazzo esclusivamente nei giorni di martedì e giovedì, mentre nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì ci si dovrà recare presso la sede di a Mongardino. Nella lettera ci si sofferma sul fatto che l’alternanza di apertura delle sedi garantirà la prosecuzione del servizi «senza alcuna limitazione o vincoli di operatività».

È da qui che voglio iniziare a trarre le mie osservazioni. Da un punto di vista logistico, fra i comuni di Rocca ed Azzano e quello di Mongardino non c’è prossimità geografica; non è “comodo” e “di strada” il collegamento fra essi; inoltre la linea della corriera imporrebbe di fare un cambio ad Asti. Faccio davvero fatica ad immaginare i rocchesi e gli azzanesi recarsi a Mongardino con lo scopo di andare in banca, visto che gli “sbocchi naturali” per gli abitanti della zona sono Castello D’Annone oppure Asti. Una «limitazione», dunque, ci sarà eccome, e di fatto, il risultato di questa razionalizzazione sarà che i servizi bancari a Rocca saranno disponibili soltanto per due giorni, con una riduzione di orario del 60%.

Questa variazione di apertura assume conseguenze ancora più significative se si considera la popolazione anziana dei due paesi, che spesso si reca allo sportello bancario a piedi, con l’autobus oppure sfruttando il passaggio di qualche vicino, e che, soprattutto, si affida al lungo rapporto, ormai personale, maturato con gli/le sportellisti/e. Un rapporto di fiducia, che rappresenta l’anello di congiunzione fra la banca ed il territorio e che, negli ultimi anni, ha consentito alla Banca di Asti di portare a termine operazioni importanti, come quella attraverso cui molti correntisti sono diventati azionisti. Per questi correntisti che hanno creduto nella banca a tal punto da diventarne azionisti sarebbe davvero una beffa oggi – tra l’altro dopo un periodo in cui le azioni hanno perso valore – venire ripagati con la parziale chiusura della propria filiale!
Parziale chiusura, ho detto. E aggiungo: speriamo che sia davvero solo parziale.

Mi auguro che Lei possa contraddirmi fermamente, e su questo punto mi aspetto una risposta precisa, ma molto spesso la riduzione del servizio non è che il preludio della chiusura totale, magari dopo un paio d’anni. Con soli due giorni di apertura a settimana, la sede di Rocca certamente perderà molti degli attuali utenti, fornendo dunque argomentazioni ancora più solide a chi sostiene la necessità di una razionalizzazione.

Ci tengo a ricordare, infine, che questo provvedimento avviene in un momento in cui il Comune di Rocca è guidato dal Commissario Prefettizio in quanto 8 dei 10 ex-Consiglieri Comunali hanno dato le dimissioni per sopravvenuti contrasti con l’ex Sindaco. Le dimissioni e la conseguente “caduta” dell’amministrazione sono datate 5 luglio; le lettere della Banca recano come data di spedizione quella del 9 luglio. Ritengo che, alla luce di ciò, l’operazione di accorpamento dovesse essere posticipata in modo che a Rocca ci fossero Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale regolarmente eletti e nelle condizioni di avviare un’interlocuzione istituzionale con la Banca di Asti.

Egregio Dottor Giorgio Galvagno, non le scrivo questa solo perché le mie radici stanno proprio nei paesi di Rocca D’Arazzo ed Azzano d’Asti, e quindi sono coinvolto direttamente nella vicenda. Non le scrivo questa solo perché, attraverso i meccanismi di nomina che reggono la Banca, come membro del Consiglio Comunale di Asti sono di fatto interessato dalle strategie intraprese dall’istituto bancario. Non le scrivo questa solo perché la Banca di Asti si è sempre distinta quale banca del territorio, come si evince anche dalla sua mission in cui, fra le altre cose, si afferma che «dal 1842 Banca di Asti opera secondo i valori che hanno caratterizzato il momento della sua fondazione: fedeltà, attenzione, ascolto verso il cliente e il territorio […]. È una Banca attenta e sensibile alla situazione economica e sociale in cui si trova a operare e ai mutamenti che la caratterizzano, apprezzata dalla propria clientela per l’impegno dimostrato nella valorizzazione delle risorse locali […]».

Egregio Dottor Giorgio Galvagno, le scrivo questa perché conosco la carriera di amministratore locale e politico che l’ha portata nei mesi scorsi ad ottenere questo incarico di Presidente della Banca di Asti. E ho ascoltato, proprio in questi giorni, una sua intervista che ha rilasciato a giugno 2020 al giornalista Paolo Leccese in cui ha insistito molto sulla capacità ricettiva del territorio e dei borghi. Nel presentare il suo “libro dei sogni possibili” ha indicato nella valorizzazione dei borghi uno degli obiettivi essenziali per la ripresa: «non tanto nel fare il nuovo ma nel realizzare una ricucitura urbana». Ha detto, ancora, esserci bisogno di un grande investimento proprio in «questi borghi, queste città, questi centri storici, ma non solo i centri storici delle piccole, medie o grandi città, ma anche quel tessuto… pensi che noi solo in Asti abbiamo 218 paesi ognuno dei quali ha un castello, una chiesa gotica, della case-forti antiche… cioè proprio il borgo»
Come è possibile far ripartire i borghi se poi vengono ridotti i servizi, come è possibile che siano ricettivi se diminuiscono l’offerta? Non ritiene che questa scelta di razionalizzare i costi da parte dell’istituto bancario che Lei rappresenta contraddica aspramente il suo pensiero?

Badi bene, Dottor Galvagno, che in una terra in cui mancano i grandi imprenditori e la capacità di investimento, la Banca di Asti ha un compito che va oltre la massimizzazione del proprio profitto economico. Si tratta di un compito proprio della classe dirigente, un compito di guida per il territorio che evidentemente non ha gli strumenti per rimettersi in moto da solo. Non è certamente attraverso lo sportello di Rocca d’Arazzo che voi adempirete a questo compito: ma tenerlo aperto a tempo pieno sarebbe certo un segnale importante per chi nel territorio vive, lavora e lotta ogni giorno nella direzione dello sviluppo locale che lei stesso ha più volte tracciato.
E l’ultima considerazione è proprio su di loro, le realtà che hanno sede ed operano in questi paesi: il bar, la panetteria, i negozi di alimentari, il distributore di carburante, la pettinatrice, la farmacia, le aziende agricole e manifatturiere, le attività artigianali, l’agente di commercio, il centro yoga, i bed- and-breakfast, la compagnia teatrale, lo studio di tatuaggi, la trattoria. La riduzione di tre giorni del servizio bancario li penalizzerà tutti insieme, direttamente o indirettamente, nel breve o medio termine, perché sono cellule di un ecosistema e si sorreggono a vicenda, fornendo nel complesso un pacchetto importante di servizi e occasioni di incontro.

Egregio Giorgio Galvagno, non voglio dilungarmi oltre e vengo alle conclusioni. Quello che le chiedo è di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità quale presidente della Banca di Asti per bloccare questo accorpamento e questa riduzione dei servizi bancari nel paese di Rocca D’Arazzo. La invito a venire con me in piazza a Rocca, sotto “la Pianta”, luogo di ritrovo storico dei rocchesi, per constatare con i suoi occhi e con le sue orecchie il fatto che quella che per la Banca di Asti è una semplice – e poco significativa – riduzione dei costi, per il paese di Rocca rappresenterebbe un duro colpo al tessuto economico e sociale.

In fede
Mauro Bosia Consigliere Comunale di Asti
ed alcuni abitanti di Rocca D’Arazzo e Azzano D’Asti