“Non rinunciamo a Bimbisvegli e non lasciamo Serravalle d’Asti”: insegnanti e genitori in attesa della risposta del Ministero fotogallery

La Primaria di Serravalle d’Asti del V Circolo didattico con il progetto Bimbisvegli potrebbe chiudere e non si tratta di un problema di numeri.

“Quest’anno ci sono 53 bambini frequentanti. Per il prossimo anno scolastico 2021-2022 gli iscritti sono 63. Una scuola che soffriva da decenni ha invertito la tendenza” dichiara Giampiero Monaca l’insegnante, ideatore del progetto Bimbisvegli, che dalla scorsa settimana è in presidio davanti all’ingresso della scuola di Serravalle d’Asti insieme a genitori che si alternano per chiedere che il plesso non venga chiuso e che la didattica innovativa basata sull’insegnamento all’aperto non venga abbandonata.

Per far sentire la propria voce insegnanti e genitori hanno deciso di rivolgersi direttamente al Ministero dell’Istruzione con una lettera. La richiesta: essere riconosciuti e legittimati.

“La metodologia che applichiamo – spiega Monaca – è inserita nelle linee guida nazionali che evidenziano gli aspetti positivi di una didattica realizzata all’aperto e fatta di esperienze e non solo di nozioni. Ma questo sembra non essere sufficiente. C’è sempre qualcosa che ci ostacola, piccolezze burocratiche contro cui dobbiamo sempre scontarci”

Il maestro ne elenca alcune.  Le scarpe: “Prima di entrare in aula ci togliamo le scarpe che abbiamo usato per le attività all’aperto per evitare di sporcare. Purtroppo nessun armadietto sembrava andare bene per poterle riporre”. La distanza: “E’ stata ridotta a soli 400 metri la possibilità di portare i bambini nelle escursioni all’aperto, troppo poco per una didattica esperienziale”. I libri: “Nella classe non possono essere usati diversi libri di testo, metodologia che io utilizzo per insegnare il confronto, integrare nozioni e fare approfondimenti”. Il servizio civile: “Ci affiancavano ragazzi della cooperativa Agathon, ma per il prossimo anno scolastico non potrà venire nessuno perché nel bando come requisito c’era un alto titolo di studio”. Da ultimo si aggiunge la mensa. “Dal prossimo anno scolastico, con più bambini iscritti e le norme anticovid avremo bisogno di un’aula in più. La soluzione potrebbe essere utilizzare la mensa. Per mangiare potremmo trasferirci nei locali della pro loco di Serravalle che ha dato la sua disponibilità, ma questa soluzione per ora non è stata accettata”.

“Si tratta di problematiche facilmente risolvibili con la buona volontà, ma non troviamo collaborazione. Per questo ci siamo rivolti al Ministero perché possa dare alla dirigente scolastica [Graziella Ventimiglia NdR] gli strumenti burocratici per operare e inquadrare definitivamente il nostro progetto e farci lavorare”.

Cosa succederà a settembre?

“Non lo sappiamo. Ci aspettiamo di poter partire applicando quello che è il progetto, senza modifiche – ribadisce Monaca – Una metodologia che è il motivo per cui le famiglie iscrivono i figli qui. Da noi vengono bambini del paese, rispondiamo quindi alla richiesta della frazione e giustifica la nostra stessa esistenza qui, ma arrivano anche bambini di Asti e ci sono anche famiglie disposte a fare addirittura 30 km per portare  figli da noi”.

C’è un’alternativa?

“Sì il trasferimento. Ma mi chiedo se non andiamo bene qui, come vogliono farci credere, perché dovremmo andare bene altrove? Un’altra scuola o un altro comune possiamo anche trovarlo [esperienze simili di green school e scuola senza zaino esistono a Tigliole e in altri comuni del Nord astigiano NdR] ma noi vogliamo stare qui. Io sono entrato nella comunità di Serravalle. Abbiamo instaurato dei rapporti  e a questa comunità devo una scuola. Noi siamo quelli che accolgono, si fanno accogliere e poi rimangono.

Le reazioni dei genitori

“Ci piacerebbe poter incontrare la dirigente. Abbiamo paura che a settembre quando ricominceremo ci troveremo in una scuola diversa da quella che abbiamo scelto per i nostri figli” è il commento di Serena Bocchi, rappresentante di classe e mamma di una allieva che aggiunge: “Siamo persone normali. Le nostre famiglie sono eterogenee. Siamo tutti diversi ma accomunati dal desiderio di far frequentare ai nostri figli questa scuola”.

A Serena fa eco un’altra mamma, Desiré Rizzolari, una figlia in seconda e un figlio iscritto per il prossimo anno scolastico: “Siamo aperti al dialogo e all’ascolto, ma non vogliamo rinunciare a questa scuola. Noi non siamo contro le regole. Non siamo anarchici e anche ai nostri figli insegniamo che le regole vanno rispettate. Tra queste c’è anche l’autonomia di insegnamento che spetta ai docenti. Noi non siamo in guerra né contro le istituzioni né contro la dirigente che anzi vorremmo incontrare per provare a risolvere i problemi”.

“Quello che chiediamo è poter trovare soluzioni non essere sempre ostacolati. In questa scuola e in questa metodologia non c’è niente di sbagliato. I nostri figli sono felici di venire a scuola, imparano tantissmo e ricevono molti stimoli”affermano all’unisono i genitori.

Il presidio rimane anche nei prossimi giorni. “Non ci muoviamo da qui finché non avremo risposte dal Ministero”.

[Nelle foto della fotogallery alcuni momenti del presidio di ieri, mercoledì 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica]