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Le Rubriche di ATNews - ATnewsKids

Infermieri, storie astigiane di un lavoro speciale: “118, bisogna essere pronti a tutto”

Nell’ultimo numero di ATnewsKids la redazione ha voluto porre l’attenzione dei giovani lettori sulla professione dell’infermiere. Questo lavoro ha mostrato in questi mesi di pandemia quanto sia importante e fondamentale per l’intera società, a tal punto che gli infermieri italiani sono stati candidati al Premio Nobel per la Pace 2021.

E come parlare di questa professione se non attraverso le voci stesse dei protagonisti? Per questo abbiamo deciso di raccogliere alcune testimonianze di infermieri e infermiere astigiani. Ognuno ha una specializzazione diversa e specifiche competenze, ma tutti sono accomunati da una grande passione.

Nella Giornata nazionale del Sollievo (scorso 30 maggio), abbiamo già conosciuto Erika Mozzato (leggi QUI). Oggi andremo ad incontrare Veronica Dumitrescu, infermiera 118  ad Asti.

Perchè hai scelto questo lavoro?
Innanzitutto, sono “figlia d’arte”, provengo da una famiglia di infermieri. Fin da piccola mi piaceva prendermi cura di qualcuno. Curare le persone ed essere punto di riferimento per il paziente è un privilegio. Fare l’infermiere è una scelta coraggiosa, ma gratificante: fa aumentare l’autostima, insegna ad avere pazienza, a comunicare e ad ascoltare. Non potrò mai rinunciare alla bellezza di un contatto umano. Anche in questo periodo infausto continuo ad amare il mio lavoro.

In cosa consiste il tuo lavoro?
La mia giornata tipica si svolge così: si fa la check list dell’ambulanza (si verifica che ci siano tutti i dispositivi di soccorso e che siano tutti adeguati). Quando arriva una chiamata di soccorso riceviamo le indicazioni su chi andare a
soccorrere (definito “target”) dalla Centrale Operativa, attiva 24 ore su 24 che ha il compito di raccogliere le informazioni su chi sta male (spesso a telefonare sono persone agitate o spaventate). Ad ogni intervento viene dato un codice di gravità. Io faccio parte di un team formato da medico, autista soccorritore e soccorritore.

Quando riceviamo la chiamata per un intervento sale la tensione e ci invade l’adrenalina: il viaggio sembra interminabile, le sirene sono assordanti e tra noi cala il silenzio. Siamo pronti a tutto. Arrivati sul target dobbiamo garantire la sicurezza. Quando entri a casa di un paziente entri nel suo mondo, nella sua intimità. Bisogna quindi mettere sempre al primo posto il rispetto: si chiede permesso e si abbozza un sorriso. Inizia la valutazione della situazione del paziente, senti il suo racconto e le sue paure, le persone accanto a lui sono spaventate, fanno tante domande, iniziano a far confusione. Gli infermieri si prendono cura di tutti loro e pian piano sistemano tutto. A volte però può capitare che le loro condizioni di salute precipitano, tu devi essere pronto e preparato ad ogni evenienza, anche alla morte Nonostante ci metti tutte le tue forze e la tua professionalità non riesci a salvare il paziente: è un fallimento sia umanamente che professionalmente. In questo mestiere si impara ad avere sangue freddo, ma con un cuore ed un cervello pieni di emozioni.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi del tuo lavoro?
È un lavoro che ha bisogno di continua crescita professionale e formazione e si ha la possibilità di avere molti sbocchi professionali, tante specializzazioni. L’unico aspetto negativo riguarda gli stipendi che devo ammettere sono scarsi. Il periodo Covid? È stata dura ma ce l’abbiamo fatta!

infermieri veronica dumitrescu