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Capelli, bruschette e camminate: Beppe Granieri da Moncalvo testimone del Monferrato nel mondo

“L’ambiente crea l’uomo”. Beppe Granieri con questa frase cerca di spiegare il suo modo di essere. Classe 1934, Beppe è un uomo vulcanico, dai molteplici interessi, che non sta mai fermo. “Ho fatto per 40 anni il parrucchiere da donna cercando di soddisfare le esigenze e richieste delle mie clienti. Per questo sono sempre così agitato” scherza.

Ma quella che lui chiama agitazione in realtà si può tradurre come passione per la vita e desiderio di conoscenza. Sono questi aspetti che caratterizzano il sig. Granieri, che ancora oggi si dedica a lunghe camminate quotidiane per restare in forma nel corpo e nella mente. Quella stessa passione ha guidato le sue scelte di vita che lo hanno portato in giro per il mondo per poi radicarsi nel suo paese di origine, Moncalvo.

Beppe fa risalire la sua biografia al primo incontro tra i suoi genitori. “Mio padre, di origini pugliesi, era a Casale. Venuto con il calesse a Moncalvo al ristorante L’Aquila sul Dazio, girando per il paese vide una bella bionda di Ottiglio, Eugenia Rossi. Sarebbe diventata poi sua moglie e quindi mia madre”. I genitori di Beppe si trasferirono a Moncalvo e qui in via Cissello, quella che era l’antica via maestra dove si faceva il mercato, aprirono una profumeria e un negozio di parrucchiere. “Io ho imparato il lavoro da mio padre e dalle mie sorelle” racconta.

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Ma lo spirito irrequieto del giovane Beppe si mostra già in giovane età. “Io non volevo restare qui. Ho sempre letto molto.Volevo girare il mondo e andare a Parigi”. Proprio Parigi fu la meta dei suoi viaggi: da quando aveva 20 anni per 8-9 anni di fila, tre volte l’anno andava nella capitale francese per imparare il mestiere. “E’ lì che ho imparato a fare il parrucchiere per donna quelle meches fatte con il vapore in modo da aprire le squame del capello così il decolorante entrava bene”. Una volta ebbe anche l’onore di pettinare Coco Chanel in un negozio sugli Champs-Élysées.

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Tornato a Moncalvo sposò Fiorenza e continuò l’attività del padre spostando il negozio al Dazio di Moncalvo. “Le donne venivano a farsi pettinare da me da tutti i paesi intorno e anche da Asti. Il taglio è geometria. Prima di iniziare bisogna osservare il viso da tutte le angolature. Fare il parrucchiere significa anche prendersi cura delle clienti, capire le loro esigenze, farle mettere a loro agio. La mia è stata una carriera luminosa che ho portato avanti fino a 60 anni”.

Non solo capelli nella vita di Beppe. Appassionato di archeologia, disegno (iniziò a disegnare quando sua moglie era in attesa del primo figlio all’inizio degli anni settanta) e di cucina, Beppe è noto a Moncalvo come il “re della bruschetta” per la sua speciale ricetta, “Bruschetta alla San Francesco”. Si tratta di una cucina povera realizzata con pochi e semplici elementi (si narra che San Francesco avesse abbrustolito un pezzo di pane sul fuoco di una candela e poi strofinato sopra dell’aglio) ma radicata nel territorio e ricca di gusto.

Questa ricetta lo portò addirittura oltreoceano. A metà degli anni ottanta e inaspettatamente ricevette un invito dalla Italian Wine and Food Advocates INC., associazione enogastronomica italiana, per andare a preparare la sua famosa bruschetta tra le comunità italo-americane degli Stati Uniti. Non ci pensò due volte ed ecco Beppe alla conquista per alcune settimane dei palati americani di Houston in Texas, Orlando in Florida fino alle Hawaii. La sua bruschetta è stata anche protagonista della stagione estiva della piscina di Moncalvo, dal 1992 anno della sua inaugurazione.

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Chi ascolta i racconti di Beppe può trovarsi disorientato. Foto, quadri, ritagli di giornale, spartiti (c’è addirittura chi ha composto in suo onore la canzone a tempo di samba”El bruschettaro”) e cimeli costringono a repentini e improvvisi salti spazio-temporali: trasportato dalla sua voce ti puoi trovare sugli Champs-Élysées a mettere una pelliccia sulle spalle di Coco Chanel o sdraiato su una spiaggia della Florida a mangiare e bere o  ancora a piedi tra le colline e i sentieri che da Moncalvo portano a Castell’Alfero. L’ascoltatore rimane affascinato da tutta questa energia racchiusa nel racconto di una vita. Se si pone attenzione però si può scorgere un filo rosso che tiene tutto insieme: l’amore per la famiglia (“Mia moglie è una santa” ripete più di una volta mostrando tutta la sua tenerezza) e l’amore per il suo territorio percorso a piedi in lungo e in largo.

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Beppe Granieri afferma che è l’ambiente a creare l’uomo: non si riferisce solo al suo negozio, ma anche a Moncalvo e al Monferrato che anche nei suoi viaggi non ha mai dimenticato e che ancora oggi racconta con trasporto e passione.