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Lettere al direttore

Mario Malandrone: “TSO e priorità”

Riceviamo e pubblichiamo.


Arrivano tanti soldi (forse) e allora occorre dare un’opera, chiamarla grande opera: annunci elettorali perché tra un anno ad Asti si vota e si ripercorre una vecchia favola già raccontata altre volte, in barba alle linee guida e le missioni de PNRR. Che importa se l’opera che si vuole realizzare in fondo non é mai stata prioritaria. Talmente prioritaria da costruire un intero quartiere al suo posto negli anni 80,talmente prioritaria da costruire villette a schiera a fine anni 90.
Che importa se l’attuale tangenziale Sud Est di fatto non si connette con la città, l’importante è agitare il fare. Fare male? Che importa!
E così si stanziano i soldi per il progetto, quel progetto che da sempre realizzava la società concessionaria dell’opera, perché tanto son denari pubblici.
L’assessore gioca sulla percezione del traffico dell’automobilista, sperando di catturarne simpatie per qualche minuto di coda, sulle speranze di chi vede il territorio depresso e lo vorrebbe rilanciare, eppure l’opera non é certo strategica. Un’opera che doveva essere realizzata dalla concessionaria, che comunque viene annunciata ancora da 100 000 000 di euro quindi impattante e su cui invece di chiedere i finanziamenti alla concessionaria, si cerca di averli dal Recovery fund. Un ‘opera ancora impattante, vedendone i costi, certo ridimensionati, del cui tracciato a parte una riga tracciata sul piano del traffico non si sa ancora molto. Tutti sanno che non saranno molti i progetti che verranno finanziati eppure dalle dichiarazione della Regione e certo condivisi dal Comune la priorità diventa la TSO. Edifici vuoti? Mobilità moderna, sostenibile? No, la TSO!

E se era così prioritaria, ci si immaginava che un’idea di tracciato nella loro testa l’avessero e invece arriva l’annuncio dell’assessore di un finanziamento della progettazione, ben 400 000 euro. Soldi pubblici che useremo anziché per mobilità sostenibile e transizione ecologica, come avviene invece altrove, per progettare un’opera datata. Dall’importo inoltre non sembra l’opera così leggera di cui si parlava un tempo, dopo la bocciatura a livello Ministeriale della vecchia TSO, sarà nuovo consumo di suolo e un nuovo danno per l’agricoltura del territorio. Da più di un anno inoltre l’amministrazione comunale ha annunciato un nuovo piano del traffico utile a rendere più fluido il traffico veicolare e a ridurlo. Di questo piano nulla è stato fatto, non si è investito nulla e prima di vederne gli effetti si sceglie un progetto che di certo cambierà la vivibilità di alcuni quartieri, per esempio il villaggio Bellavista, un quartiere non certo nato per vederci passare un’opera “strategica”. È chiaro che il progetto non è coerente con le linee di finanziamento, con una coerenza dei progetti di Recovery fund.

E’ chiaro che Regione e Comune non hanno brillato nell’essere coerenti con le missioni del Recovery, Ancora una volta un’ipotesi di opera, con una linea tracciata a matita, mai discussa nel Consiglio Comunale della città in cui passa, mai approfondita in nessuna sede istituzionale, diventa oggetto di progetto. Progetto che tra un anno la stessa città capoluogo potrebbe non ritenere prioritario. Perché quindi aspettare la nuova mobilità? perché aspettare di vedere quale visione avrà chi governerà Asti? Arrivano soldi, spendiamoli in progetti, c’è urgenza di dire che si fa qualcosa nell’immobilismo di un territorio che stanno governando.
In fondo l’Assessore Regionale, dopo la prima ondata, ben sapeva che uno dei temi cardine fossero i trasporti eppure quegli stessi trasporti sollecitati da più parti son rimasti in stallo, non si è vista di certo la stessa fretta e urgenza. Poco importa se questo ha messo in crisi per un anno servizi e trasporti.
Lo stesso Assessore che anziché pensare all’utilizzo delle ferrovie secondarie in chiave di mobilità, vorrebbe trasformarle in piste ciclabili ludiche per ciclisti del weekend.
Con un’idea precisa, il traffico pendolare su Asti in auto dal Lunedì alla Domenica e la domenica a sgambettare in bici, un’idea antiquata che vede sempre più Asti lontana da essere centrale nel territorio e vede sempre più i paesi guardare a città limitrofe per servizi. Basterebbe contare quanti studenti astigiani (della provincia) viaggiano verso altre città: Alba, Chieri, Casale, Alessandria, Acqui. Il problema dei trasporti e delle priorità strategiche del territorio però è la TSO.
« Se avessimo saputo prima che c’è spazio solo per le ferrovie, avremmo orientato diversamente il nostro lavoro di consultazione dei territori » , diceva pochi giorni fa l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi e ieri con le nuove dichiarazioni sulla TSO ha dimostrato di non aver capito i propri errori di visione, perseverando nell’errore.

Mario Malandrone
Ambiente Asti