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Asti, in consiglio comunale salta la revoca della cittadinanza a Mussolini, riesplode la polemica

Niente di fatto in consiglio comunale ad Asti, che nella serata di ieri, lunedì 17 maggio, all’ordine del giorno aveva anche la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, già al centro di recenti numerose polemiche.

Ma la revoca non c’è stata.

“In consiglio comunale, abbiamo assistito ad un evento che ha dell’incredibile. – dichiara nell’immediato il sindaco Maurizio Rasero – Una amministrazione di centrodestra ha presentato una pratica per revocare la cittadinanza a Benito Mussolini. La minoranza di centrosinistra non la ha votata.
Erano infatti necessari 22 voti (maggioranza qualificata) e la maggioranza con i suoi 17 non ha ricevuto il supporto da nessuno degli 11 consiglieri di minoranza presenti.”

“La maggioranza in Comune non ha i numeri e salta la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini” dichiara invece la minoranza in una nota stampa a firma di Massimo Cerruti, Angela Quaglia, Mauro Bosia, Michele Anselmo, Maria Ferlisi, Luciano Sutera, Mario Malandrone, Giorgio Spata, Davide Giargia, Martina Veneto e Giuseppe Dolce.

“Mancava tutto il gruppo di Fratelli d’Italia, così come mancava il vicesindaco Coppo durante la Giunta che ha steso la delibera da portare in Consiglio. Numero dei consiglieri presenti altalenante e ,soprattutto, maggioranza ( come quasi sempre accade), silenziosa e in evidente imbarazzo. Eppure l’argomento era noto.” – scrivono i consiglieri di minoranza.

Dall’ottobre scorso, – ricostruiscono – da quando cioè era stata ventilata la proposta di conferire la cittadinanza onoraria alla sen, Segre, la minoranza aveva chiesto che, contestualmente a questa ( poi votata all’unanimità) si revocasse quella a Mussolini: nello stesso albo d’onore non potevano comparire, secondo la minoranza, il carnefice e la vittima.
Dopo oltre sei mesi è stata prodotta una pratica, arricchita da un emendamento che lascia molti dubbi storici e politici e che è apparsa, da subito, un tentativo di “cambiare discorso” per non creare tensioni all’interno della maggioranza.
La minoranza ha proposto, ancora questa sera, con toni collaborativi, un emendamento che riportasse il ragionamento alla sua essenza: revocare ciò che storicamente e politicamente non è più accettabile in uno stato democratico.
Anche la proposta di questa sera non è stata accolta e la minoranza non ha potuto far altro che abbandonare la riunione per rimarcare il fatto che “occorreva guardare al risultato” e non voler stravincere.”

“Spiace constatare – prosegue la nota – che la maggioranza, anche quei consiglieri che si richiamano a principi liberali e democratici, abbia accettato il ricatto di una componente politica che, strategicamente assente, ha condizionato il risultato.
E spiace inoltre considerare che, con tutti i problemi che esistono in città, il Sindaco e la maggioranza abbiano fatto perdere così tanto tempo per non arrivarci, al risultato!.
D’altra parte è bene si sappia, che per revocare una cittadinanza occorrono 22 voti ( che la maggioranza da sola non ha).
Se davvero ( cosa della quale col senno di poi ci permettiamo di dubitare) la si voleva davvero revocare, occorreva fare come i Padri costituenti hanno fatto dopo la guerra: un passo indietro per ciascuno per raggiungere un obiettivo comune.
Il Consiglio Comunale, e il Sindaco in particolare, hanno perso un’occasione: quella di dimostrare che di fronte a valori comuni si possono mettere da parte le reciproche bandierine.
Purtroppo, la nostra città continuerà ad essere contemporaneamente la città di Mussolini e della sen. Segre.”