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Lettere al direttore

“L’attualità di Menenio Agrippa e la necessità di un patto sociale per il successo del recovery plan”

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Salvatore Bullara, CISL FP Alessandria Asti, sulle necessità della Pubblica Amministrazione.


Dopo oltre due millenni la lezione di Menenio Agrippa è ancora straordinariamente attuale, ma ci voleva uno shock come quello della pandemia per tirarla fuori dai ricordi della scuola elementare e riaprire i termini di un dialogo sociale la cui necessità negli ultimi anni è stata troppo spesso dimenticata.

Ai tempi di Agrippa la contrapposizione era tra le classi sociali dei patrizi e dei plebei, e il suo celebre apologo che convinse i plebei a tornare in città al lavoro, servì a ricomporre la frattura con i patrizi, a garantire alla plebe alcuni diritti in una Roma che fino ad allora li escludeva completamente dal Governo e a rendere Roma una potenza mondiale.

Oggi le differenze tra le classi sociali sono meno marcate, e la democrazia ha reso la vita più agevole a (quasi) tutti, ma esattamente come allora c’è la necessità di un patto sociale che in nome del bene comune ricomponga e riconcili le diverse categorie, non più sociali ma produttive, della popolazione. Stiamo parlando della frattura tra lavoro pubblico e lavoro privato, che va colmata, e anche in fretta, per il bene del Paese.

Un vecchio dirigente della P.A. trent’anni fa soleva raccontare ai nuovi assunti che in Piemonte la considerazione dei dipendenti pubblici non era molta, tanto che per descrivere il lavoro di un impiegato, alla domanda “Ma cosa fa?” si diceva “A scrivu…” con un tono di disprezzo per il fatto che il lavoro impiegatizio non produceva niente.

Questo perché i servizi resi dalla Pubblica Amministrazione un po’ non erano conosciuti e riconosciuti nella loro importanza, e un po’ erano dati per scontati, ma anche perché gli uffici pubblici, diciamocelo pure, erano organizzati in modo autoreferenziale e senza alcuna possibilità di intervento e controllo nel procedimento amministrativo da parte degli utenti.

Oggi, dopo trent’anni, si continuano a fare discorsi da bar sul lavoro pubblico, nonostante le cose non stiano più così e la pandemia abbia mostrato drammaticamente e chiaramente che senza una Pubblica Amministrazione ben organizzata qualunque società civile non abbia alcuna speranza, non solo di prosperità ma addirittura di sopravvivenza.

E’ importante prendere atto di questa situazione senza fare polemiche (le responsabilità su di chi ha ridotto il Paese in questo stato sono equamente ripartite su tutto l’arco costituzionale) e porvi immediatamente rimedio.

Il Presidente del Consiglio Draghi, ha saggiamente detto che la politica dovrà dimostrare di essere all’altezza della situazione e trovare una sintesi tra le varie posizioni partitiche, anteponendo l’interesse del Paese a quelli meramente elettorali e di bottega, perché, ora come al tempo di Menenio Agrippa, qualunque obiettivo (quale che sia) è raggiungibile e un Paese funziona bene e prospera solo se tutte le parti interessate collaborano nell’interesse comune.

I progetti previsti dal recovery plan per rilanciare il Paese non si realizzano da soli, e anche il Ministro della P.A. Renato Brunetta (non uno qualunque, ma uno che in passato ha sparato ad alzo zero sulla P.A.) ha dovuto ammettere che senza la Pubblica Amministrazione l’Italia non ha alcuna speranza di poter raggiungere quegli obiettivi e quei traguardi, e ha operato dei distinguo tra la situazione del suo mandato attuale e quella del 2009.

Il patto per l’innovazione del lavoro pubblico siglato a marzo si pone certamente come un momento fondamentale per il riconoscimento e la valorizzazione del pubblico impiego, ma deve essere visto e utilizzato anche, soprattutto e prima di tutto, come una base per un nuovo patto sociale tra il pubblico e il privato, la chiave attraverso la quale, individuate le necessità del Paese, si possano raggiungere gli obiettivi sociali, economici, politici, prefissi.

L’obiettivo è ambizioso e complesso, e certamente ci sarà bisogno di tempo per raggiungerlo, ma la situazione è drammatica e non si ammettono “piani B”, perché solo una P.A. efficiente e proattiva può garantire il successo del recovery plan e la rinascita del Paese.

Salvatore Bullara
CISL FP Alessandria Asti