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Coldiretti Piemonte, Birmania: UE blocca riso dei militari golpisti

L’Unione Europea si appresta a bloccare le esportazioni di riso dei militari golpisti della Birmania. Lo rende noto con soddisfazione la Coldiretti nel sottolineare che oggi, lunedì 19 aprile, il Consiglio dovrebbe adottare mediante procedura scritta una seconda serie di misure restrittive in risposta al colpo di stato militare e alla repressione in corso nel Myanmar che riguardano anche la Myanmar Economic Corporation (MEC), il conglomerato gestito dall’esercito birmano che domina il mercato di esportazione del riso mentre le esportazioni ufficiali di riso da parte di aziende private birmane sono quasi inesistenti.

Le importazioni di riso in Italia dalla Birmania hanno superato nel 2020 i 13 milioni di chili per effetto di un aumento del 68% grazie al sistema di preferenze generalizzato con l’Unione Europea di cui gode il Paese asiatico.

“La Birmania gode ancora di un sistema di preferenze generalizzato con l’Ue che si concretizza nell’applicazione dell’accordo Eba (tutto tranne le armi) che consente al Paese asiatico – fa notare Paolo Dellarole presidente di Coldiretti Vercelli e Biella con delega al settore risicolo – di esportare in Europa tutto senza dazi, tranne appunto le armi. Il paese asiatico, infatti, continua a godere delle esenzioni tariffarie sulle produzioni di riso della varietà Japonica che sono sospese, invece, per la varietà Indica per la decisione UE di applicare la cosiddetta clausola di salvaguardia”.

“L’aumento delle importazioni dalla Birmania – sostengono Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale – è destinato inevitabilmente a sostenere i golpisti in divisa al centro dell’accusa di violazione dei diritti umani ma anche di “genocidio intenzionale” per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya alla quale sono stati sottratti i terreni coltivati. Alla luce del colpo di Stato e della repressione di regime è quindi necessario adottare misure restrittive come hanno fatto altri paesi per costringere il regime del Paese asiatico a sospendere la dura repressione in atto”.