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Asti, querelle in Consiglio sulla cittadinanza al Duce. La minoranza: “Vuole mantenerla”, il sindaco: “Non è vero”

Querelle in consiglio comunale sulla cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

L’ingrombante onorificenza, infatti, risale al 1924 quando era stata fatta una delibera in cui è stato insignito Mussolini della benemerenza di cittadino onorario. Ieri, in Consiglio Comunale, è stata votata la delibera che assegna la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto, ma nello stesso tempo, la minoranza ha attaccato duramente la decisione del sindaco di mantenere l’onorificenza al “fu” Duce degli italiani.

“Sembra incredibile ma è successo per davvero – si legge in una nota della minoranza, compatta – Nel corso dello stesso Consiglio Comunale è stata prima approvata all’unanimità l’attribuzione della cittadinanza onoraria al Milite Ignoto e pochi minuti più tardi quando per coerenza si trattava di votare la revoca a quella del Duce Benito Mussolini il sindaco Rasero e la sua maggioranza con grande imbarazzo hanno votato no, confermando beffardo pure il fatto che solo qualche minuto prima di questo assurdo atto il sindaco e la maggioranza si riempivano la bocca con paroloni e sproloqui contro tutti i totalitarismi e a favore dei poveri caduti di tutte le guerre. A seguito di questo atto vergognoso del sindaco Rasero e della sua maggioranza, ora sono cittadini onorari di Asti contemporaneamente Liliana Segre, il Milite Ignoto e Benito Mussolini, non solo ridicolo e incoerente come tutto l’operato di questa Amministrazione ma purtroppo gravemente infamante per tutte le povere vittime ed i perseguitati di tutte le guerre”.

Il sindaco, invece, fa sapere che quello che racconta la minoranza è assolutamente falso. Ieri il Consiglio comunale ha votato un ordine del giorno che come ultimo punto, tra gli impegni, propone quello di togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Si legge infatti nel documento che l’Amministrazione si impegna a “a verificare la presenza di onorificenze conferite dalla Città di Asti a persone che siano state organiche a regimi definibili dittatoriali e totalitaristici, così come individuati dalla risoluzione del Parlamento Europeo di cui in premessa, o che si siano macchiati di crimini definibili contro l’umanità e, di conseguenza, a procedere alla revoca di tali riconoscimenti nei modi consentiti dalla legge”.