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Tra autonomia scolastica e disparità di insegnamento ad Asti la DAD non è uguale per tutti

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A tu per tu con la Didattica a Distanza, con il Piemonte in zona rossa, un anno dopo. In un sistema che ha avuto modo di prepararsi a questa eventualità, ci sono situazioni diverse da scuola a scuola, che conducono, inevitabilmente, a disparità di insegnamento.

Le diverse scuole del cosiddetto “primo ciclo” (Primaria e Secondaria di primo grado) si sono organizzate per garantire ai propri alunni una didattica che rientri nel quadro normativo di riferimento nazionale (Le linee guida per la Didattica Digitale Integrata) secondo quello che è un principio cardine della scuola italiana: l’autonomia.

Così può succedere che, sempre entro certi parametri, i dirigenti scolastici in accordo con i propri collegi docenti decidano di attivare misure diverse da un istituto all’altro. Per quanto riguarda la città di Asti questa autonomia è evidente nella diversa organizzazione della didattica messa in campo nelle scuole medie. Le differenze vengono però percepite da alcune famiglie come delle disparità nell’insegnamento. Due diverse segnalazioni ci sono giunte in redazione, agli antipodi tra loro, due situazioni diverse che riportiamo non come “denuncia” ma come spunto di riflessione su un sistema che avrebbe, forse, bisogno di un coordinamento maggiore a livello superiore.

E così capita che in una scuola si lavori vicini al limite minimo di insegnamento previsto mentre in un’altra venga mantenuto l’orario completo, adottando tutte quelle possibilità previste dalle linee guida del Ministero dell’Istruzione. In entrambi i casi, le scuole di muovono nella piena legalità, considerando che le stesse linee guida prevendono, per le secondarie di primo grado, 15 ore minime di insegnamento settimanale ma questa situazione crea timori in alcuni genitori di studenti frequentanti ad Asti, che ci hanno espresso le loro perplessità.

“All’inizio la nostra scuola ha adottato come orario in Dad le ore di 40 minuti con intervalli di 10 minuti tra una lezione e l’altra ed un intervallo più lungo a metà mattinata; la mattinata scolastica inizia alle 8,10 e termina alla 13.30; già questo orario è molto riduttivo, ma con il pensiero che duri solo 15 giorni nessun genitore si lamenta più di tanto – ripercorre quanto successo un gruppo di genitori preoccupati – L’epidemia si aggrava durante la settimana e tutti comprendono che il ritorno in classe sarà molto lontano; la scuola cosa fa?, anzichè strutturarsi per un insegnamento integrato e garantire a tutti gli alunni un normale apprendimento, così come prevede la nostra Costituzione Italiana all’art. 34, riduce ulteriormente l’orario, portando l’orario a 35 minuti per ogni materia, con intervalli di 5 minuti tra un’ora e l’altra e un intervallo a metà mattinata di 10 minuti, la mattina scolastica dura dalle 8.10 alle 12.10, facendo 6 materie diverse in ogni mattina e riducendo l’orario effettivo di insegnamento a 17 ore e mezzo alla settimana; peraltro nei 35 minuti di lezione di ogni materia devono anche fare l’appello, gestire vari problemi di connessione, cosicché la lezione effettiva si riduce a circa 20 minuti; ovviamente considerando l’orario dalle 8.10 alle 12.10 risultano 20 ore alla settimana”.

Il fatto è che la scuola può organizzarsi così: sentito il dirigente scolastico, gli stessi genitori si rendono conto che l’istituto si muove nella piena legalità secondo quanto stabiliscono le stesse linee guida del Ministero dell’Istruzione.

“Il dirigente ha poi dichiarato di aver preso atto di quanto deciso dai professori e che si prevedono dei corsi di recupero da effettuare in presenza, appena possibile” continuano i genitori.

Anche se sembra esserci una speranza per la riapertura delle scuole in zona rossa dopo le vacanze pasquali, come dichiarato dal premier Draghi nelle ultime ore, rimane il dubbio alle famiglie su quando si potranno recuperare in presenza tutte le ore perse in queste settimane e come faranno i ragazzi già impegnati dalle 8 alle 13,30 a seguire ulteriori corsi al pomeriggio.
“Le altre scuole fanno 30 o più ore settimanali in Dad, la nostra meno di 20. Perchè queste disparità di insegnamento e perchè gli alunni e alunne devono essere lasciati indietro rispetto ai loro coetanei astigiani?” concludono i genitori.

In altre realtà della città la situazione risulta alquanto diversa, in cui viene garantito l’orario completo affiancando le attività sincrone in DAD per 45 minuti ad attività asincrone per 15 minuti, così da aver modo di far disconnettere i ragazzi dal video e dar loro un’attività da svolgere in autonomia. Si tratta di una possibilità prevista dalla stessa circolare del Miur, che ha come obiettivo quello di garantire agli insegnanti un feed-back della lezione.

Non solo. Ci sono scuole in cui è garantita la didattica in presenza non solo degli alunni con disabilità e Bisogni Educativi Speciali (BES) – secondo quanto specificato dal DPCM del 2 marzo-, ma anche ad altri compagni per costituire piccoli gruppi a rotazione per favorire il principio dell’inclusione. Si tratta di una nota integrativa dello stesso Miur datata 12 marzo che recita: “Dove ricorrano le condizioni per la frequenza, anche in zona rossa, da parte di studentesse e studenti con bisogni educativi speciali e con disabilità, le scuole, con l’obiettivo di rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti BES possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola”.

Anche in questo caso, l’organizzazione delle attività in presenza è demandata alla sensibilità delle scuole stesse, perché il passo dall’offrire una possibilità di didattica integrata ed inclusiva a “ghettizzazione” è davvero breve.

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