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Pensioni: cosa aspettarsi dalla scadenza di Quota 100?

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Il problema del pensionamento è sempre più sentito, sia da chi abbia ancora qualche anno da attendere, sia da coloro i quali invece stiano per terminare la loro carriera lavorativa. A seguito di un Decreto Legge che risale al 2019, l’età media per andare in pensione si è assestata sui 62 anni ma occorre avere accumulato anche un certo numero di anni contributivi. Bisogna, inoltre, valutare se si appartiene al sistema retributivo o contributivo o persino collocarsi in quello misto. A questo proposito, per capire come calcolare la pensione si può visitare il portale specializzato Inpensione.com, che propone interessanti approfondimenti in merito.

La Quota 100

Si tratta di una modalità valida fino alla fine del 2021: trattandosi di una formula pensionistica anticipata, oltre questa data sarà difficile che venga rinnovata, in quanto poco sostenibile. Il requisito fondamentale sarà avere all’attivo almeno 38 anni di contributi versati e un’età anagrafica di 62 anni. Il totale di queste due cifre è proprio 100, ma l’unico “paletto” è rappresentato dall’età che, se inferiore ai 62 anni, significherà attendere finché non si compiano. Tale limite mette in condizioni, chi abbia già all’attivo un corretto numero di anni di contributi versati ma compia ad esempio gli anni nel 2022, di dover attendere un ulteriore quinquennio prima di avere una “finestra” attiva per andare in pensione.

Qualora, invece, si faccia domanda entro l’anno di scadenza in quanto si abbiano già i requisiti d’età richiesti, sarà anche possibile dover aspettare qualche mese in più fino ad arrivare al nuovo anno, ma non perdendo, di fatto, l’opportunità. Nel calcolo della Quota 100 sono inclusi sia lavoratori dipendenti che liberi professionisti e fanno fede anche eventuali anni di maternità o di servizio di leva obbligatorio.

Le altre opportunità

Chi non riesca proprio a rientrare in questa modalità, che comunque potrebbe persino rivelarsi penalizzante qualora i contributi versati risultino insufficienti a un assegno pensionistico adeguato, ha comunque altre possibilità. Sempre nell’ambito delle pensioni anticipate, vi è una formula che prevede di aver maturato perlomeno 42 anni e 10 mesi di contributi: tale tempistica si riduce a 41 anni e 10 mesi per le donne. Con l’opzione donna, dedicata alle lavoratrici, invece, saranno sufficienti 35 anni di contributi versati entro l’anno 2019 e un’età di 59 anni.

Altri sistemi di pensione anticipata riguardano gli invalidi oltre il 70% o chiunque si ritrovi a dover assistere familiari con problematiche particolari: in questi casi si può richiedere la pensione sociale (Ape) a patto che si siano compiuto almeno i 63 anni di età. Di questa categoria possono far parte anche tutti quei lavoratori dipendenti  che abbiano svolto lavori molto pesanti o persino rischiosi: addetti alla siderurgia, alla pesca o alle navi mercantili con 36 anni di contributi all’attivo possono quindi terminare prima la loro carriera.

Altra opzione riguarda chi, in tali categorie, abbia iniziato a lavorare prima dei 19 anni compiuti: allora ne basteranno 41 di contributi maturati a prescindere dall’età anagrafica. Ancora una volta, però, l’eventuale svantaggio è dato dalle cifre maturate che potrebbero non essere idonee a un corretto stile di vita. Di certo, il modo più conveniente era rappresentato dal vecchio sistema retributivo, che ha smesso di essere in vigore nel 1995, ma che basava il calcolo sullo stipendio medio ricevuto durante gli ultimi anni di lavoro.

Col sistema contributivo, invece, la media viene fatta sui contributi versati, sia in periodi di maggior guadagno che di introiti minori, e il totale viene moltiplicato per un coefficiente denominato “di rivalutazione”. Chi abbia maturato contributi sia prima del 1995 che dopo, rientrerà quindi in un sistema misto che prevede calcoli riferiti a entrambi i sistemi precedenti.

Ovviamente, nel calcolo finale della pensione, oltre agli anni di contributi versati e all’età anagrafica s’inseriscono anche parametri quali il sesso e l’aspettativa di vita.

Image by Wilfried Pohnke from Pixabay

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