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Ad Asti prende forma il distretto del Commercio: l’economia locale come fattore di aggregazione della città

Una modalità di valorizzazione territoriale innovativa per promuovere il commercio come efficace fattore di aggregazione in grado di attivare dinamiche economiche, sociali e culturali.

E’ stato presentato oggi il distretto del Commercio di Asti: il progetto parte da un bando della Regione Piemonte che individua i vari distretti del commercio.

Nella definizione della Regione, il distretto del Commercio è un’area ben delimitata, con caratteristiche omogenee per la quale soggetti privati e pubblici propongono interventi di gestione integrata nell’interesse comune dello sviluppo economico, sociale, culturale e di valorizzazione ambientale del contesto urbano e territoriale di riferimento.

Insomma, possiamo considerarli la risposta del commercionei centri storici o nei quartieri, alla massiccia e competitiva presenza di grandi centri commerciali nelle aree urbane o extraurbane.

Di grande opportunità parla il sindaco Maurizio Rasero, dicendo come già da tempo l’Amministrazione stesse investendo su progetti per rilanciare l’economia locale e come molti dati presentati oggi fossero già disponibili da molto.

Secondo le direttive regionali, il distretto del Commercio mira a valorizzare un ambito territoriale ed economico e a creare sinergie che consentano innanzitutto di mantenere vivo e funzionante il tessuto commerciale esistente, di sostenere lo sviluppo delle attività commerciali esistenti ed anche di favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali.

“Una sinergia importante per la fase di rilancio post Covid” ha commentato l’assessore al Commercio Marcello Coppo.

Di rilancio della città hanno parlato il presidente e il direttore di Ascom, rispettivamente Aldo Pia e Claudio Bruno: “I temi su cui vogliamo investire sono digitalizzazione, ambiente sicurezza, logistica, formazione, oltre alle diverse caratteristiche del nostro territorio”.

Il modello distrettuale individuato dalla Regione Piemonte prevede infatti ampia discrezionalità da parte dei soggetti promotori nelle scelte delle politiche e delle strategie da realizzare: il programma degli interventi da realizzare deve nascere infatti dalla peculiarità economica, produttiva e sociale dei territori.

E proprio la Regione, tramite Giovanni Fontana, capofila del progetto, valuterà le manifestazioni di interesse e svilupperà un progetto economico per far partire il distretto vero e proprio.

Nel protocollo d’intesa devono essere stabiliti i soggetti aderenti, l’indicazione o la delimitazione dell’ambito distrettuale,la proposta di denominazione, le modalità di gestione del Distretto, differenziando tra le funzioni di indirizzo politico – strategico e le funzioni operative.

Quindi serviranno un’analisi delle problematiche afferenti ai comparti economici dell’area di riferimento così come gli obiettivi che si intendono conseguire a medio e lungo termine e una programmazione strategica triennale degli interventi che si intendono realizzare; le modalità di finanziamento delle attività del Distretto; la durata del protocollo d’intesa e le modalità di rinnovo e modifica dello stesso infine anchel’impegno al monitoraggio dell’attività svolta e dei risultati conseguiti.