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Coldiretti Asti, insaccati: via libera all’etichettatura obbligatoria

Coldiretti: un aiuto anche ai salami e ai prosciutti prodotti nell’Astigiano, contro l'inganno della carne straniera spacciata per italiana

Con l’inizio del mese di febbraio è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di salami, mortadelle e prosciutti.

Un altro importante tassello, fissato grazie a Coldiretti, per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana.

Il 31 gennaio è infatti scaduta la proroga di due mesi concessa dal Ministero dello Sviluppo economico per la piena applicazione del Decreto interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”.

“E’ un provvedimento importante – sottolinea il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia – anche per la realtà produttiva dell’Astigiano, se pensiamo ai prodotti insaccati nostrani che fino ad ora si scontravano contro la concorrenza di produzioni straniere e che quindi subivano un allineamento del loro valore verso il basso. Non dimentichiamo che proprio il nostro territorio esprime l’Indicazione di Origine Protetta IGP Salame Cotto Monferrato, mentre la nostra provincia ricade interamente nel disciplinare della Denominazione di Origine Protetta del Prosciutto Dop Crudo di Cuneo. Tra l’altro, secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, in questo momento di grave crisi per l’emergenza Covid, ben l’82% degli italiani vuole aiutare e sostenere l’economia e il lavoro del territorio portando in tavola prodotti Made in Italy. Trovare sulle confezioni la provenienza dei salumi è sicuramente quanto si aspettano tutti i consumatori”.

La norcineria è un settore di punta dell’agroalimentare nazionale grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione. Essa genera un fatturato di 20 miliardi di euro, seppur fortemente ridimensionato nel corso del 2020 per effetto della chiusura della ristorazione che rappresenta uno sbocco di mercato importante soprattutto per gli affettati di grande qualità.

L’entrata in vigore dell’etichetta Made in Italy sui salumi è dunque un momento di svolta per i produttori italiani, duramente colpiti dal crollo dei prezzi dei maiali e dal contemporaneo aumento di quelli delle materie prime per l’alimentazione degli animali. Secondo le rilevazioni del Centro Studi Divulga, proprio con l’avvicinarsi dell’introduzione dell’obbligo dell’indicazione d’origine, si è già registrata una timida ripresa dei mercati.

Con la pandemia, purtroppo, le quotazioni pagate agli allevatori di maiali sono crollate fino al -38%. Una situazione evidentemente causata dall’invasione di cosce provenienti dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese, verosimilmente per prosciutti da spacciare come Made in Italy.

“Stimiamo – sottolinea il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio – che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta. Il decreto sui salumi prevede che ora i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative al paese di nascita degli animali, il paese di allevamento e il paese di macellazione degli animali”.

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”. Ovviamente viene consentito lo smaltimento delle scorte fino ad esaurimento. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma “Origine: (nome del paese)”.

“Per scegliere salumi ottenuti da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia – puntualizza Furia – basterà cercare la presenza esclusiva della scritta Origine Italia o la dicitura 100% italiano”.

“Dobbiamo e vogliamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza – conclude Reggio – con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti e combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”. E l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa grazie alla leadership nella qualità e nella sicurezza alimentare”.