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Brexit: crolla l’export in Uk a causa degli ostacoli burocratici

A rischio il Made in Piemonte Oltremanica

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Storico crollo del 38,3% delle esportazioni Made in Italy in Gran Bretagna nel mese successivo alla Brexit per effetto degli ostacoli burocratici ed amministratici che frenano gli scambi commerciali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nel mese di gennaio 2021, il primo dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

I prodotti italiani più esportati in Gran Bretagna sono gli alimentari, i mezzi di trasporto, l’abbigliamento, i macchinari ed apparecchi e metalli che pagano un conto salato alla Brexit ma a diminuire sono anche le importazioni in Italia da Oltremanica che si riducono addirittura del 70,3% e riguardano soprattutto mezzi di trasporto, prodotti chimici e macchinari ed apparecchi.

“Le difficoltà negli scambi commerciali con la Gran Bretagna mettono in pericolo 3,4 miliardi di esportazioni agroalimentari Made in Italy – spiegano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Un flusso commerciale che potrebbe essere messo a rischio dalle tensioni alle frontiere che possono trasformarsi in ritardi, particolarmente dannosi soprattutto per i prodotti deperibili come gli alimentari. In particolare, delle eccellenze piemontesi, volano Oltremanica il vino, i formaggi e la frutta, soprattutto i mirtilli di cui si esportano 100 mila quintali. L’export del vino, vale circa 240 milioni di euro: cifra importante che fa notare quanto la qualità della produzione piemontese sia apprezzata dai britannici che amano soprattutto le bollicine, così come anche il Gorgonzola che spicca tra i formaggi piemontesi esportati in Uk di cui il Piemonte, nell’ultimo anno, ne ha prodotto 40 mila tonnellate, circa il 50% della produzione nazionale. Le criticità maggiori, per tutti i settori che esportano verso il Regno Unito, sono riscontrabili a livello di procedure doganali e sono legate all’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi, maggiori controlli ed in generale alla burocrazia. Se da un lato, quindi, i controlli sono fondamentali per garantire la salute pubblica e la salubrità degli alimenti,  la mancanza nel trattato sulla Brexit di accordi sull’equivalenza delle norme fitosanitarie sono aspetti che rischiano di tradursi in pesanti penalizzazioni per l’agroalimentare italiano, che è leader in Europa nella qualità alimentare”.

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