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Lettere al direttore

Recovery Fund, Uniti si Può: “Gli amministratori astigiani discutono su come spendere il malloppo, ma poche idee per rilanciare il territorio”

Riceviamo e pubblichiamo.


LOTTE PER LA PRIMOGENITURA DEL RECOVERY FUND
Mentre a livello nazionale i riferimenti politici di Rasero, Sacco e Lanfranco chiedono a gran voce che si vada ad elezioni anticipate, qui nella profonda e disastrata Provincia è in atto una lotta senza esclusione di colpi per la “primogenitura” dei progetti relativi ai soldi del Recovery fund.

Siamo contenti che, in un momento di gravissima crisi economica, di pandemia che non cessa, di vaccinazioni che faticano a decollare, di prossimi licenziamenti (marzo) e prossimi sfratti (aprile), i maggiori sostenitori del Governo Conte e contrari ad una crisi al buio comprensiva di elezioni anticipate siano Rasero, Lanfranco, Sacco e Galvagno che, incuranti della crisi politica, discutono su quanto e come si dovrà spendere il “malloppo” del Recovery per il territorio astigiano.

Sicuramente i nostri Amministratori sono anche consapevoli che, qualora dovesse cambiare il quadro politico, con l’avvento dei “sovranisti/nazionalisti” al governo nazionale, il malloppo dall’Europa non arriverà, con tanto di archiviazione di eventuali cabine di regia locali e relativi progetti.
L’agitazione del Presidente della Provincia Lanfranco è comprensibile: l’Amministrazione provinciale in questa, come in altre partite, non conta nulla, essendo ridotta ormai a simulacro del passato. Se Lanfranco soffre di nostalgia “del tempo che fu”, non sta certo meglio il Sindaco di Asti. Stretto tra una Regione a forte trazione leghista con due Assessori di provenienza del territorio provinciale astigiano e una gestione della Fondazione e della CR Asti propensa a ridimensionarlo ad ogni buona occasione, Rasero si agita proponendo, per quanto finora letto, progetti di Recovery
fund che qualsiasi serio Governo non potrebbe che rimandare al mittente, vista la pochezza, debolezza e fragilità delle proposte.

Non basta infatti traslare dal Bilancio comunale le opere che si vorrebbe fossero realizzate. Occorre uno sforzo e uno scatto di progettazione capace di guardare avanti, immaginando questo territorio nel futuro e prospettando cosa sia necessario fare per conseguire un effettivo nuovo sviluppo.

Insomma, il solo cemento armato non può essere sufficiente! Mettere in sicurezza il cavalcavia Giolitti può essere considerato un intervento di rilancio approvabile dall’Europa? Pensiamo veramente che le manutenzioni possano rientrare in quella logica di “ricostruzione” che tutti vagheggiano? Forse il Recovery fund deve essere qualche cosa di diverso. Partiamo allora dalla gestione del territorio, dalla messa in sicurezza dello stesso; corsi d’acqua, aree boschive, rilievi collinari, recupero dei gerbidi, ecc, poiché siamo convinti che prima di costruire nuovi ponti occorra
mettere in sicurezza i corsi d’acqua. E ancora: un grande piano energetico per la città coinvolgendo le nostre Municipalizzate; la nascita della città dell’energia sull’ex sedime della Way Assauto; un progetto di Smarty city che decolli realmente coinvolgendo tutti i soggetti interessati a partire dall’Università; un piano per il recupero dei contenitori abbandonati o, in alternativa, l’abbattimento degli stessi poiché è meglio avere giardini e aree verdi attrezzate che immobili fatiscenti e squallidi che degradano la città. Chiediamo che sul Recovery fund si apra una discussione generale capace di coinvolgere tutti e da tutti ricevere idee e contributi. Nella speranza di non andare ad elezioni anticipate.

Gruppo consiliare UNITI SI PUO’
Michele Anselmo – Mauro Bosia