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Covid: stretta alle 25 mila strutture ristorative con il Piemonte in zona arancione

Le misure più restrittive colpiscono quasi 8 italiani su 10 (78%) che risiedono nelle regioni in area arancione, tra cui il Piemonte e area rossa.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della nuova mappa dei colori. Una situazione che rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro, secondo le stime Coldiretti su dati Ismea.

In Piemonte a farne le spese sono oltre 25 mila strutture della ristorazione tra ristoranti, bar, pizzerie ed agriturismi che, a parte l’asporto, hanno potuto aprire solo per brevi periodi. A queste si unisce tutto il mondo del turismo che ha avuto un calo del 70% rispetto al 2019 con una perdita di 800 milioni di euro tra alberghi e strutture ricettive, tanto che ora è a rischio chiusura 1 impresa su 4.

“Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla carne, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In questo momento difficile stiamo chiedendo ai consumatori di privilegiare gli acquisti di prodotti alimentari Made in Piemonte ed in Italy, attraverso la campagna #MangiaItaliano, per aiutare l’economia, il lavoro ed il territorio. Certo, servono misure di ristoro adeguate per l’intero sistema agroalimentare su cui ricadono gli effetti negativi delle chiusure e delle limitazioni del canale ristorazione”.