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Covid: aumentano i prezzi nel carrello della spesa ma è crisi nei campi

Incentivare i progetti di filiera per equa remunerazione alle imprese, stop alle pratiche sleali che sottopagano agricoltori

In controtendenza alla deflazione generale i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello fanno registrare il maggiore incremento fra tutti i settori con +1,3% nell’ultimo anno.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sull’andamento dell’inflazione nel 2020 con gli effetti dell’impatto della pandemia da Covid. Gli aumenti nel carrello non si trasferiscono nei campi e nelle stalle dove è speculazione al ribasso con il taglio ai compensi pagati agli agricoltori e agli allevatori per molti prodotti.

“Siamo di fronte al paradosso che mentre i prezzi della spesa al dettaglio aumentano, quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale -.

“In un momento difficile per l’economia e l’occupazione occorre intervenire con decisione per impedire le pratiche sleali che sottopagano gli agricoltori e gli allevatori. L’allarme globale, provocato dal Coronavirus, ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza e ha sottolineato l’importanza dei controlli lungo la filiera alimentare e la tracciabilità di quanto portiamo sulle nostre tavole. Ci sono le condizioni per rispondere alla domanda dei consumatori ed investire sulla nostra agricoltura che è in grado di offrire produzioni di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi, come quello avviato nei mesi scorsi in Piemonte per il frumento tenero, Gran Piemonte, al fine di valorizzare veramente le produzioni ed di offrire una equa remunerazione alle imprese. Il problema delle pratiche sleali riguarda l’intero settore agroalimentare ed è necessario un serio intervento normativo del Parlamento ad integrazione della Direttiva UE 2019/633. Il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali non può essere scaricato sulle imprese agricole che rappresentano l’ultimo anello della catena e sono già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato”.

“Di fronte ad una emergenza senza precedenti – concludono Moncalvo e Rivarossa – serve responsabilità con un patto etico di filiera per garantire una adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e privilegiare nella distribuzione il Made in Italy a tutela dell’economia, dell’occupazione e del territorio come sostenuto dalla campagna Coldiretti #mangiaitaliano”.