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Coldiretti Piemonte, giovani: tagliare burocrazia per concreto sostegno all’imprenditoria giovanile

Fuga di 28 mila laureati italiani costa oltre 3 miliardi

La fuga di 28mila laureati all’estero è costata oltre 3 miliardi di euro spesi dallo Stato italiano per l’istruzione partendo dal primo anno di elementari e arrivando all’ultimo anno di università. E’ quanto stima la Coldiretti Giovani Impresa sulla base del Report Istat 2019 su iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente.

Gli iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, del Piemonte sono oltre 310 mila e partono soprattutto dalla provincia di Torino (131.650), Cuneo (59.335) e Alessandria (39.6447), secondo i dati di inizio 2020. Per la complessiva area del nord-ovest, nel 2018, sono stati quasi 1 milione gli emigrati italiani e di questi il 18% ha un’età compresa tra 1 e 18 anni ed il 22,7% tra 18 e 34 anni.

“Occorre sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione che mai come adesso vuole investire il proprio futuro in agricoltura e per questo va liberata dal peso della burocrazia che impedisce anche il pieno utilizzo delle risorse comunitarie – commenta Danilo Merlo delegato regionale Giovani Impresa -. In un periodo in cui l’economia soffre, risulta ulteriormente grave e inaccettabile ostacolare le progettualità economiche di coloro che hanno scelto l’Italia quale luogo per realizzare le proprie idee imprenditoriali, impedendo lo svilupparsi degli  impatti sociali che ne derivano, in primis i posti di lavoro”.

“A spingere giovani ad emigrare è spesso la mancanza di opportunità sul territorio nazionale dove a frenare lo spirito di iniziativa è sovente la diffidenza verso il mondo giovanile e, soprattutto, la burocrazia – evidenziano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. La pressione burocratica, che nasce anche dalla molteplicità di interventi tra loro non coordinati, finisce dunque per generare un grave elemento di svantaggio soprattutto per un giovane che inizia il suo percorso imprenditoriale, con tempi eccessivamente lunghi per evadere le domande di sostegno. L’agricoltura piemontese ha bisogno di nuova linfa che le giovani generazioni sanno portare grazie a nuove idee che nascono da esigenze e sperimentazioni, ma che sanno poi concretizzarsi in veri progetti. Proprio per questo, anche alla luce della crisi causata dal Covid, sono fondamentali le misure a sostegno del mondo agricolo giovanile, motore della nostra economia, come la Pac ed il Psr, che danno la possibilità di realizzare le progettualità, ma serve sburocratizzare e snellire le procedure che ostacolano l’ utilizzo delle risorse comunitarie”.