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Co.M.I.S.: “Le linee ferroviarie vanno ripristinate, dalla Regione Piemonte non c’è volontà di confronto”

La Regione Piemonte ha lanciato un bando per il recupero delle linee ferroviarie in disuso attraverso la realizzazione di piste ciclabili

“Nessuna volontà di confronto. Non c’è contraddittorio con la Regione Piemonte. Abbiamo chiesto un incontro con l’assessore Marco Gabusi che non ci è stato concesso”.

A parlare è Fulvio Bellora del Coordinamento per la Mobilità Integrata e Sostenibile (Co.M.I.S.), un gruppo di comitati e associazioni di pendolari, gruppi a sostegno del trasporto pubblico, della mobilità sostenibile e dell’ambiente nonché privati cittadini. In collaborazione con realtà come Legambiente e FIAB, il Co.M.I.S. ha come obiettivo quello di riaprire le linee ferroviarie sospese, come l’Asti-Chivasso, garantendo un servizio efficiente.

“Abbiamo appreso del progetto con capofila Cocconato, che coinvolge molti comuni interessati dal passaggio della linea, per realizzare sui binari una pista ciclabile con lo scopo di incentivare il turismo. Non siamo d’accordo. Esistono altri modelli di esercizio che favorirebbero i pendolari ed i turisti oltreché lo sviluppo dei territori attraversati dalla tratta ferroviaria in questione”.

Come il Co.M.I.S. intende rilanciare il territorio partendo dalla riapertura delle linee ferroviarie?

“Innanzitutto ci chiediamo perché tanto impegno venga profuso a favore delle piste ciclabili mentre per la ferrovia si è mantenuto da sempre un atteggiamento passivo. Se pari dedizione fosse stata dedicata al trasporto pubblico forse non ci troveremmo in questa situazione e avremmo meno traffico veicolare sulle strade, meno inquinamento, meno spese per le casse dei diversi enti coinvolti per sanità e strade, oltre a minori costi per i cittadini. In un programma a medio-lungo termine la riattivazione al traffico commerciale della Asti-Chivasso potrebbe soddisfare le esigenze dei residenti e dei turisti e sarebbe un incentivo per chi vorrebbe trasferirsi ad abitare dalle città in centri più piccoli, alla ricerca di uno stile di vita più sano, a beneficio di quel ripopolamento dei nostri comuni tanto agognato”.

Una delle criticità delle linee FS è che le stazioni si trovano nel fondovalle mentre i centri dei paesi in cima alle colline. 

“Si potrebbero utilizzare i bus adibendone i piazzali ad interscambio bus/treno, bici/treno e mezzo privato/treno. Nelle stesse aree tra l’altro potrebbero nascere attività commerciali e di servizi legati all’enogastronomia, alla promozione del territorio e di assistenza ai ciclisti”.

Altro punto nodale è l’utenza. Quante persone effettivamente utilizzerebbero il treno per i propri spostamenti? 

Dicono che non c’era utenza, magari perché il servizio era esercitato in maniera inadeguata ed i bus erano in “concorrenza alla ferrovia anziché integrati con essa. Per definire l’utenza si dovrebbe considerare il numero degli abitanti residenti nei territori attraversati dalla ferrovia e l’origine e la destinazione degli spostamenti; solo così se ne avrebbe un quadro completo. Ci chiediamo inoltre quale utilità avrebbe la pista ciclabile per i pendolari, dal momento che, realisticamente, sarebbe davvero funzionale solo dove ci si deve spostare per brevi tratti. I percorsi per le biciclette dovrebbero essere piuttosto realizzati sulle molte strade di campagna che già esistono, pulendone i sedimi e collegandole con tracciati segnati e mappati”.

Ma con quali fondi si potrebbero riaprire le linee?

“E’ compito degli amministratori pubblici in carica trovarli e richiederli a chi di competenza come il Ministero dei Trasporti – Fondo Nazionale Trasporti. Evidenziamo che mai come in questo momento ci sono risorse a disposizione dei trasporti pubblici e della mobilità sostenibile, punti cardine del piano Europeo Next Generation Eu. Ci chiediamo inoltre come sia accettabile da parte dei sindaci dei piccoli comuni passare da costi nulli, nel caso di ferrovia attiva, a costi da quantificare per la realizzazione e la successiva gestione della pista ciclabile, quando da sempre lamentano la scarsità di fondi nelle loro casse. Parlano di mancanza di fondi ma i finanziamenti per altri progetti li trovano”.

Il riferimento di Bellora è proprio ad un bando lanciato di recente dalla Regione Piemonte per il “Recupero delle linee ferroviarie in disuso con la realizzazione di piste ciclabili o altre forme di mobilità”. Oggetto del bando (QUI), che è rivolto agli enti pubblici e scade venerdì 19 febbraio, è il finanziamento di indagini preliminari per il recupero del sedime ferroviario in disuso a favore della realizzazione di piste ciclabili o altre forme di mobilità.

Il bando, che potrebbe destare l’interesse di molti comuni, definisce chiaramente qual è la linea politica che la Regione Piemonte intende seguire sulla ormai pluriennale questione delle linee ferroviarie inutilizzate.