Asti, presidio in piazza San Secondo per dire no alla violenza in Bosnia contro i migranti

“Di fronte a quanto sta succedendo in Bosnia non si può restare indifferenti. Lo scorso sabato abbiamo partecipato con molte persone e realtà a Torino all’iniziativa promossa dal Comitato Torino per Moria, ‘Bosnia: respingiamo la violenza dei confini‘”.

Così il cantiere astigiano per la Pace che intende riproporre anche localmente l’iniziativa, rilanciandone ragioni e contenuti.

“Quella che da quasi tutti i nostri media viene chiamata crisi umanitaria, ieri a Moria, oggi in Bosnia, è in realtà una situazione di violenza sistemica che colpisce tutti coloro che scappano dai loro Paesi per questioni economiche, guerre, o disastri ambientali. Uomini, donne, famiglie intere intraprendono un viaggio sulla Rotta Balcanica con la legittima speranza di trovare un mondo migliore e invece incontrano un’Europa chiusa nei suoi confini blindati, la violenza delle leggi e della polizia o il razzismo e l’indifferenza della gente. Oggi ci colpisce l’aspetto umanitario dei campi profughi in Bosnia, dove almeno 2000 persone sono accampate senza luce, né riscaldamento, nel cantone di Una Sana, comprese quelle rimaste senza riparo nel campo bruciato di Lipa, nel comune di Bihac, con temperature che in questi giorni stanno andando a meno 10 gradi. Uomini donne e bambini senza riparo, talvolta senza adeguati indumenti, con i sandali ai piedi in mezzo alla neve. L’Unione Europea risponde con il silenzio, con lo scaricabarile delle responsabilità o, come in Grecia, con dei generosi contributi economici ai governi statali che trasformano il loro Paese in un arcipelago di campi profughi disumani ed eterni”.

Per far sentire la propria voce e porre l’attenzione dell’opinione pubblica su questa situazione è stato organizzato per venerdì prossimo, 22 gennaio alle 17, un presidio in piazza San Secondo ad Asti per dire: no alle violenze e alle torture che quotidianamente si verificano ai confini nei confronti di persone che hanno la sola colpa di essere migranti; no alla violenza delle Leggi e di dispositivi illegittimi, come quello che chiama i respingimenti “riammissioni informali”, che respingono, escludono, torturano, uccidono, e che di fatto creano le situazioni di stallo come quella di Bihac; sì ai corridoi umanitari per persone o famiglie vulnerabili; sì ad un programma di evacuazione umanitaria e di ricollocamento dei migranti in tutti i paesi dell’Unione Europea (Superamento dell’accordo di Dublino).

E’ previsto un momento di performance statica per il quale si invitano i partecipanti a portare la bandiera della pace, una coperta e dei sandali o ciabatte. L’iniziativa si svolgerà nel rispetto della normativa Covid-19