Vino e Covid, appello dei Vignaioli Piemontesi alle istituzioni

L’appello della Vignaioli Piemontesi e i timori per il comparto vitivinicolo: «Istituzioni e mondo del vino pongano oggi le basi per affrontare al meglio le sfide future, tra pandemia, incognite sui mercati interni e globali, contraccolpi economici e crisi sociali»

Riceviamo e pubblichiamo.


Il comparto del vino piemontese è in buona salute e mai come in questo periodo abbiamo imparato come la salute sia un bene prezioso da tutelare e mantenere anche a costo di sacrifici e rinunce. Quello che, però, come Vignaioli Piemontesi, vogliamo capire e far capire alle Istituzioni e a tutti gli attori della filiera del vino piemontese, è in quale modo il vino piemontese sia arrivato a una situazione equilibrata e stabile in mezzo a questa drammatica bufera sociale ed economica rappresentata dal Covid.

Ebbene, ci siamo arrivati grazie a rinunce e sacrifici che hanno previsto anche la dolorosa distillazione delle eccedenze di quelle tipologie di vino che, se non governate, avrebbero certamente causato turbolenze commerciali e contraccolpi le cui conseguenze sui mercati sarebbero state davvero imprevedibili.

Il risultato di queste azioni è stato una situazione di sostanziale equilibrio commerciale per tutti i vini piemontesi, primi fra tutti i grandi comparti come quello dell’Asti e del Moscato d’Asti docg e della Barbera d’Asti, a cui si devono ascrivere non solo i volumi più importanti di produzione vitivinicola, ma anche la più ampia fetta relativa alla diffusione di reddito sia in ambito agricolo sia in ambito commerciale.

Ora ci stiamo avvicinando alle feste natalizie e di fine anno, il periodo che tradizionalmente rappresenta un buon trend di vendite per vini e spumanti. Ci auguriamo che, nonostante l’emergenza sanitaria ed economica che ancora attanaglia l’Italia e il resto del pianeta, queste aspettative siano soddisfatte in modo adeguato.

Quello che, tuttavia, ci preoccupa molto, è un 2021 che non può che annunciarsi denso di troppi interrogativi e incognite. Se, infatti, da una parte, per i motivi che abbiamo esposto prima, il comparto piemontese del vino ha affrontato, a nostro avviso nel migliore modo possibile, l’emergenza del primo e del secondo lockdown, sia pure lasciando sul terreno perdite commerciali importanti dovuto al blocco di canali di vendita come quello dell’Horeca, ma, tutto sommato, riuscendo a garantire stabilità e riparo dal rischio speculazioni, dall’altra parte non vediamo allo stato progettualità e iniziative che confortino una visione futura.
Questo certo non è di conforto ed è, anzi, fonte di fortissima preoccupazione.
Per questo siamo convinti che sia importante e imperativo già da oggi porre le basi per affrontare una stagione prossima ventura che sarà, forse, foriera di maggiori difficoltà rispetto a quella passata, con la possibilità, da non sottovalutare, che si concretizzino, in dimensioni anche drammatiche, strappi sociali e riassetti economici con probabili effetti nefasti anche sul nostro settore e sulle aziende che operano al suo interno.

Esponiamo e confermiamo, dunque, qui le nostre forti preoccupazioni e lanciamo un preoccupato allarme affinché il comparto del vino del Piemonte ponga in essere tutte le azioni necessarie per mantenere quello stato di buona salute economica, sociale e strutturale che è di supporto non solo ai vignaioli, ma anche a tutto il tessuto produttivo di una regione che è e deve restare tra le più avanzate in Italia e nel resto del mondo e per il cui futuro la “voce” vino deve essere considerata, non solo a parole, tra le più strategiche in tema di economia, di società, di cultura, di storia, di ambiente e di paesaggio.

In mancanza di queste azioni che, a nostro modo di vedere, sono da mettere in campo con sollecita urgenza, il comparto rischia di cadere in una situazione di emergenza che complicherà ulteriormente una condizione già difficile. Ipotesi che il Piemonte non può permettersi.